Lettera pasquale di un prigioniero sconosciuto di un campo di concentramento sovietico

da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.

In russo e in italiano un testo straordinario, scritto in occasione della Pasqua da un anonimo prigioniero di un gulag sovietico, che ci aiuta a capire come la gioia della Pasqua sia qualcosa che è letteralmente impossibile strappare dall’animo di un credente.

Una persona può penetrare veramente il mistero della caduta del primo uomo, il misterioso significato della redenzione di tutta la creazione e la grande vittoria di Cristo sulle potenze del male, solo quando è imprigionata in un campo di concentramento sovietico per le sue credenze religiose.

Solo quando soffriamo per gli ideali del Vangelo, comprendiamo la nostra peccaminosa debolezza e la nostra indegnità rispetto ai grandi martiri della Chiesa cristiana dei primi secoli. Solo allora percepiamo l’assoluta necessità della profonda umiltà e sottomissione, senza la quale non possiamo essere salvati; solo allora cominciamo a distinguere tra l’immagine fugace di ciò che è visibile e la vita eterna di ciò che è invisibile.

Il giorno di Pasqua, tutti noi che eravamo stati incarcerati per le nostre credenze religiose eravamo uniti nell’unica gioia di Cristo. Esaltando l’eterno Dio, eravamo tutti pieni degli stessi sentimenti, dello stesso trionfo spirituale. Non c’era la liturgia pasquale trionfante con le campane che suonavano, non c’era la possibilità di riunirsi a pregare, di vestirsi diversamente per la festa, di preparare piatti pasquali. Invece, c’erano ancora più lavoro e più interferenze rispetto al solito. Tutti coloro che sono stati imprigionati qui per le loro credenze religiose, per diverse dottrine, erano circondati da ancor più spionaggio, da ancor più pericolo da parte della polizia segreta.

Ciononostante, era Pasqua – una grande, spirituale e indimenticabile Pasqua. È stata santificata dalla presenza tra noi di Cristo stesso, è stata santificata dalle stelle tranquille della Siberia e dai nostri dolori. Con quale gioia battono i nostri cuori quando partecipano alla Grande Risurrezione! La morte è stata vinta – non c’è più paura – ci è stata concessa un’eterna Pasqua! Colmi di questa straordinaria Pasqua, vi inviamo notizie trionfanti e gioiose dal campo di prigionia: Cristo è risorto!

Lettera da un campo di concentramento sovietico

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