Il «fattore età» nel pensiero del teologo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Nel 2018 ricorrevano i cinquant’anni dalla morte del teologo svizzero Karl Barth (1886-1968). A dire il vero, l’evento è passato un po’ in sordina, ma ha comunque ridestato l’interesse per questo maestro del Novecento. L’editrice Claudiana ha quindi pensato di ripercorrerne la vicenda pubblicando la sua breve autobiografia intellettuale. Si tratta di tre articoli che Barth aveva scritto per la rivista americana The Christian Century  rispettivamente nel 1938, nel 1948 e nel 1958. I suoi interventi erano inseriti in una serie in cui anche altri teologi raccontavano di sé; ma colpisce il fatto che già nel 1938 Barth sia stato interpellato come uno dei protagonisti della vicenda teologica di quell’inizio di secolo. Certo, all’epoca si era già distinto per l’approccio innovativo alla teologia e per il sostegno alla lotta della Chiesa confessante in Germania; ma che questo avesse un impatto significativo anche al di là dell’oceano era un fatto tutt’altro che scontato.

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Stupore e bellezza di un incontro

da Santa-rus.com, La Santa Rus’. Grazia e bellezza nell’incontro con la Santa Rus’.

La Santa Rus’ non è un’idea politica, non coincide con i confini della Federazione russa, non è una bandiera o un progetto imperiale. La Santa Rus’ è Vangelo incarnato, vita in Cristo, testimonianza di fede e di vita illuminata e tramandata attraverso i secoli dai grandi santi della Rus’, dai grandi principi Vladimir e Olga a san Sergio di Radonezh, da Job di Pochaev a Serafino di Sarov, fino alla innumerevole schiera di nuovi santi martiri del XX secolo.

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Come una pozza d’acqua nel deserto

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Partiture cucite nella fodera del cappotto, strumenti musicali smontati e camuffati nelle valigie, fogli pieni di musica arrotolati a foglia di tabacco e nascosti nella biancheria sporca dell’infermeria delle prigioni, accordi di pezzi per chitarra inseriti a mo’ di codice nei testi delle cartoline inviate dai Lager al proprio domicilio, concerti per pianoforte e orchestra scritti sulla parte pulita di carta per alimenti e sacchi di juta per la spalatura del carbone, concerti per strumento solista e orchestra scritti in tanti piccoli quaderni musicali e occultati tra gli indumenti degli internati nella camerata per bypassare i controlli delle guardie, fogli di musica inseriti nei libri della piccola biblioteca del Campo così da essere prelevati e nascosti dal deportato bibliotecario, inni religiosi disegnati sul terriccio dei campi di patate durante i lavori forzati così da essere ricostruiti a memoria la sera in camerata e stesi sulla carta igienica, gamelle per il rancio zeppe di melodie incise con un coltellino nascosto in qualche parte della camerata, canti con testi in forma strofica cantati da un Block all’altro la sera dopo l’appello e giunti intatti ai posteri come un gigantesco tam tam epocale; si potrebbe andare avanti a elencare i modi di creare musica concentrazionaria nonché gli stratagemmi per conservarla, tramandarla, fissarla su carta.

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Un teologo amato da papa Francesco: Henri de Lubac

da Theologicalmind.wixsite.com, Theological mind: theology notes, il blog di Fabio Cittadini.

Henri de Lubac è non solo uno tra i più importanti teologi cattolici del XX secolo, ma anche un uomo la cui vicenda biografica va conosciuta. Nato a Cambrai il 20 febbraio 1896, entrò nella Compagnia di Gesù, a Lione, il 9 ottobre 1913. Fu ordinato presbitero nel 1927 e divenne professore di teologia fondamentale nella facoltà teologica di Lione, dove insegnò dal 1929 al 1950.

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Il tempo per un “nuovo sobornost”: Come possono i cristiani resistere all’aggressione del male insieme

Proponiamo da Acliarosio.it un resoconto e un intervento relativi al Festival delle Fraternità della Trasfigurazione svoltosi a Mosca nell’agosto 2017. 

Cristiani e sobornost

Stupisce sempre, noi italiani, vedere 2000 persone di 58 città della Russia con un’età media di circa 30 anni, partecipare alla Rassegna ortodossa di Agosto, organizzata ormai da tre anni dalla Fraternità di Trasfigurazione russa. Stupore perché non viene mai meno l’attenzione e la partecipazione dei presenti alle sue diverse articolazioni caratterizzate da tavole rotonde plenarie, momenti di preghiera, proiezione di filmati e 13 aree tematiche di discussione.

Il tema generale della Rassegna o Festival (come lo chiamano loro) quest’anno era “ll tempo per un ‘nuovo sobornost‘”.

20190416 Festival fraternità Mosca 2017

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Giovanni Battista Montini e le ACLI. «Figlioli, amici carissimi, … »: Nessun amore è mai indolore

Vi apro l’animo mio e il mio cuore, la mia affezione. Voi mi avete stimolato con le vostre accoglienze, con le vostre parole e coi vostri doni, con il vostro fervore, a essere veramente vicino a voi. Ebbene, dirò che voglio essere vicino a voi e cercherò di esserlo sempre di più non in maniera retorica , o puramente esteriore, ma col cuore di pastore che comprende, che sa, che vuol bene, che aiuta, che compatisce, che corregge.

Prima visita di G. B. Montini alla sede delle ACLI milanesi e incontro con la Consulta – 15 gennaio 1955

Cogliendo l’occasione della prossima canonizzazione di Paolo VI, su La Bottega di Nazareth proporremo in una serie di articoli il racconto dello stretto e spesso complesso rapporto tra Montini e le ACLI. Così in continuità con il percorso su Achille Grandi già pubblicato riscopriremo assieme un altro pezzo di storia associativa e insieme italiana ed ecclesiale.

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