Paure fuori luogo. Perché temiamo le catastrofi sbagliate

da Agendadomani.it, per un laicato nuovo, coraggioso e responsabile – Rivista on line di area cattolico-democratica.

Chi ha paura di una noce di cocco? Probabilmente nessuno, mentre molti hanno paura degli squali. Eppure, ogni anno, le noci di cocco fanno più vittime degli squali. È un esempio spiazzante quello che introduce il libro “Paure fuori luogo. Perché temiamo le catastrofi sbagliate” ( Einaudi 2017, pp 232, eur 17.50) di Mario Tozzi, geologo, ricercatore e divulgatore scientifico.

Da anni impegnato sulle tematiche ambientali e non solo, Tozzi ha presentato il suo ultimo saggio al Salone del Libro di Torino sottolineando acutamente le contraddizioni insite nelle nostre paure, spesso indirizzate in direzione sbagliata. Un’occasione per parlare anche dell’impatto sempre maggiore che le attività umane hanno sul pianeta.

Per tornare agli squali, gli attacchi di questi predatori colpiscono circa 5 o 6 persone all’anno, generalmente surfisti scambiati per mammiferi marini. Per contro, negli ultimi 50 anni l’uomo ha ucciso qualcosa come 100 milioni di squali, molti dei quali lasciati agonizzare dopo aver loro amputato la pinna dorsale, particolarmente ricercata perché ritenuta (a torto, ovviamente) un potente afrodisiaco. Un esempio di come l’avidità e la stupidità umana giochino un ruolo fondamentale nella devastazione della Terra, un modus operandi che purtroppo si ripete anche nell’ambito delle catastrofi cosiddette “naturali”.

In realtà –ci spiega Tozzi- la maggior parte delle tragedie provocate da fenomeni naturali sarebbero evitabili: unica eccezione, la caduta di meteoriti, contro la quale nulla possiamo. Ma per il resto, molto si può fare per prevenire: quando, in caso di alluvione, case e acqua sono nello stesso posto, significa che sono le case a essere state costruite nel posto sbagliato, per imperizia o più probabilmente per speculazione. Discorso simile per i terremoti: non è la terra che trema a uccidere le persone, ma le case che crollano perché costruite male, senza tenere conto dei criteri antisismici. Dal terremoto di Messina del 1908 alla tragedia di Amatrice, pare che nulla sia cambiato nel nostro Paese: decenni di sciagure non hanno insegnato nulla, tutt’ora si continua a costruire o ristrutturare senza impiegare tecniche antisismiche, le stesse che permettono agli edifici del Giappone di resistere a terremoti di potenza ben più elevata.

E si continuano a cementificare zone da cui sarebbe meglio stare alla larga: come i Campi Flegrei, una caldera vulcanica che gonfia il terreno di cinque centimetri all’anno, a causa della pressione sottostante. Una bomba a orologeria su cui vivono migliaia di persone a rischio, senza che nessuno prenda provvedimenti per farle spostare in sicurezza. Sperando che non sia l’ennesima tragedia annunciata.

Riccardo Graziano

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