Perché (e da quando) gli ebrei non mangiano maiale

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Si potrebbe dire che la ragione per cui il Signore benedetto ha creato il maiale è perché gli ebrei non lo mangiassero. Ovviamente è soltanto una battuta, come quella della seconda sinagoga, costruita per non mettervi mai piede; tuttavia potrebbe non essere così sciocca come sembra. Quando la Torà (Waiqrà/Lv 11,7) mette il suino nella lista degli animali proibiti al consumo alimentare dei figli di Israele, dà semplicemente i criteri per fare la distinzione tra animali puri e animali impuri, kasher i primi e non kasher i secondi: dei quadrupedi, solo quelli che hanno lo zoccolo spaccato e che ruminano sono ‘adatti’ al consumo; ma tali criteri non ci dicono affatto il perché alcuni siano kasher e altri no. Questa non-spiegazione ha offerto nel corso dei secoli il destro per le più diverse ipotesi, interpretazioni ed esplicazioni, da quelle più scientifiche, connesse all’igiene o all’ecologia, a quelle più simbolico-rituali.

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L’aquila. Favole di Gotthold Ephraim Lessing

Tudor Petcu, nell’intento di far conoscere e gustare a piccoli brani la bellezza della cultura tedesca, ci propone una sua traduzione di alcune favole di Gotthold Ephraim Lessing. Gotthold Ephraim Lessing (1729-1781), esponente di punta dell’illuminismo tedesco, letterato, drammaturgo, critico letterario, pensatore di una profonda religiosità laica, scrisse tragedie e commedie tra cui: Miss Sara Sampson (1755), Emilia Galotti (1772), Nathan il saggio (1779, fiaba drammatica in endecasillabi sciolti). Lessing pubblicò le Favole in tre libri nel 1759. Al genere, che non abbandonerà sino agli ultimi anni, s’era dedicato con studi ed esercizi di composizione già adolescente, sospinto dal gusto dell’epoca ma anche in opposizione ad esso. La moda corrente preferiva la favola alla La Fontaine, lunga, in versi, moraleggiante; Lessing componeva invece favole alla Esopo, in prosa, con personaggi animali, di brevità fulminante. Ciascuno dei tre libri si compone di trenta favole.

L’aquila

All’aquila è stato chiesto: “Perché stai alzando i cuccioli così in alto nell’aria?”
L’aquila rispose: “Avresti il ​​coraggio di crescere così vicino al sole se ti portassi su in profondità sulla terra?”

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Il lavoro come imitatio Dei secondo la tradizione ebraica

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Ci sono voluti secoli, nella cultura occidentale, per riconciliarsi con l’idea e la prassi del lavoro. Se oggi siamo un po’ tutti ‘workaholic’ (neologismo inglese per dire ‘ossessivamente dipendenti dal lavoro’, sebbene di lavoro raramente estenuante), all’inizio non fu così: greci e latini esaltavano l’otium e non il negotium, termine che indicava sia le diverse attività manuali e professionali sia la fatica e il fastidio del lavorare. Il cristianesimo delle origini risentì di questa radice culturale, e aggravò l’idea del lavoro con un’interpretazione letterale di Bereshit/Genesi 3: il lavoro (come il parto per la donna) è un castigo divino per il peccato originale, e tanto più tale peccato era grave e universale, tanto più lavoro e parto – detti entrambi ‘travagli’ – apparivano dolorosi e pericolosi. Una condanna metafisica, più che una punizione storica. Come è noto, solo con Benedetto da Norcia, nel VI secolo, si avviò un progressivo riscatto del lavoro manuale.

Nel giudaismo quest’atteggiamento negativo verso il lavoro non è (quasi) mai esistito. E non avendo la dottrina del peccato originale, o almeno una sua versione dogmatica come la sviluppò Agostino di Ippona per la cristianità, il mondo ebraico non interpretò il lavorare e il partorire come esperienze negative, appunto una condanna storico-metafisica.

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I consigli di un monaco per chi è bloccato in casa

da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.

Le restrizioni imposte a tutta l’Italia per contenere il nuovo coronavirus ci fanno vivere momenti imprevisti e poco confortevoli.

Stare a casa, al di là della serenità passeggera dei primi giorni di “ferie forzate”, può presto farci vivere momenti di noia e di disperazione. Qui possono essere d’aiuto le persone che fanno dell’isolamento un loro stile e ideale di vita: i monaci e le monache.

Eccovi i suggerimenti del vostro parroco, che da monaco al servizio di una parrocchia ha avuto molte occasioni di riflettere sul tema dell’isolamento in casa, e forse (giudicate voi…) può aiutarvi a passare al meglio questo periodo.

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La protezione degli esseri senzienti nel buddhismo

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

In tutte le tradizioni buddhiste c’è sempre il massimo rispetto per ogni forma di vita. Il mondo animale ha un’importanza particolare perché rappresenta una delle sei possibilità di vita e rinascita. La sofferenza è doppiamente presente nella vita animale, perché è inclusa anche quella inflitta dagli esseri umani, quest’ultima da evitarsi il più possibile in favore della compassione. Continua a leggere

L’immaginario animale. Una prospettiva induista

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Le pareti aggettanti e i portali monumentali d’ingresso dei templi induisti pullulano di raffigurazioni attinte dai diversi piani di esistenza: acquatico, terrestre e celeste; sono veri intarsi scolpiti nella pietra. La poesia abbonda di figure retoriche; ugualmente affollato appare il pantheon delle divinità, fino a sfiorare i trentasei milioni

È innegabile che il primo sguardo sull’induismo sembri l’elogio dell’horror vacui! Eppure, varcata la soglia, si riscopre un andamento fortemente centripeto dalla molteplicità della forma verso un’Unità originaria. Un moto che conduce a quell’Uno, variamente definito dai Testi sacri: l’Ekam sat del Rig-veda, il Tat o il Brahman delle Upanishad, il sostrato di tutto. Nello stesso passo vedico, i succitati trentasei milioni di dèi sono, invero, ricondotti a Uno senza secondo.

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Gli animali nel Nuovo Testamento

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Gli animali sono ben presenti nel Nuovo Testamento, dove in genere assumono un ruolo simbolico, sia esso positivo o negativo. Se certo non faceva parte di quella cultura la sensibilità animalista che si sta sviluppando oggi, questo non ci impedisce di cogliere, soprattutto dietro alcune parole di Gesù, attenzione e amore per il creato.

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Gli animali nell’Islam

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Nel Corano vari passi parlano di animali. Alcuni aiutano al pentimento dell’essere umano davanti al peccato, altri si fanno metafora della bellezza di tutto il creato. Tuttavia, il messaggio più importante è che l’uomo è il luogotenente del Creatore, l’unico vero custode della Vita, compito che deve essere svolto con grande responsabilità.

È interessante notare che il testo coranico non solo cita diversi animali, ma addirittura intitola loro cinque capitoli (sure). Il secondo capitolo, che è anche il più lungo in assoluto, si chiama La giovenca, il capitolo 16 Le api, il 27 è dedicato a Le formiche, il 29 è il capitolo de Il ragno, mentre il 105 è intitolato a L’elefante. Il sesto capitolo, Gli armenti, invece comprende tutte le specie a quattro zampe.

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Oltre i precetti. Gli animali nella tradizione ebraica

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

La tradizione ebraica considera gli animali esseri senzienti, dotati di un’anima. Perciò viene più volte riaffermato il principio di evitare, se possibile, di provocar loro dolore. I grandi leader biblici furono pastori e quella fu la loro “palestra” per guidare il popolo. La sfida è di confrontarsi con chi, umano o animale, non ha voce e non ha potere di opporsi.

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Bestiario biblico

da Dondoglio.wordpress.com, il blog di don Claudio Doglio.

Proponiamo un ciclo di 12 catechesi (unificate) di don Claudio Doglio tenute durante le celebrazioni della settimana biblica alla Certosa di Pesio 6-12 agosto 2017.

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Bereshit 10 Dopo il Diluvio, la seconda Creazione. Di rav Alfonso Arbib

Proponiamo le lezioni di rav Alfonso Arbib sul libro di Bereshit (Genesi) a cura del Rabbinato Centrale di Milano.


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«A proposito di Giona», di Alexander Langer

da Alexanderlanger.org, il sito della Fondazione Alexander Langer Stiftung.

E’ un tempo, questo, in cui non passa giorno senza che si getti qualche pietra sull’impegno pubblico, specie politico. Troppa è la corruzione, la falsità, il trionfo dell’apparenza e della volgarità. Troppo accreditati i finti rinnovamenti, moralismi abusivi, demagogia e semplicismo. Troppo evidente la carica di eversione e deviazione che caratterizza mansioni che dovevano essere di estrema responsabilità. Troppo tracotanti si riaffacciano durezza sociale, logica del più forte, competizione selvaggia.

Davvero non si sa dove trovare le risorse spirituali per cimentarsi su un terreno sempre più impervio. Non sarà magari più saggio abbandonare un campo talmente intossicato da non poter sperare in alcuna bonifica, e coltivare – semmai – altrove nuovi appezzamenti, per modesti che siano?

O dobbiamo forse riandare alla storia di Giona, precettato per recarsi a Ninive, a raccontare agli abitanti di quella città una novella pesante e sgradevole, tanto da indurlo alla diserzione, imbarcandosi sulla prima nave che andava in direzione lontana e contraria, pur di non portare il messaggio?

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Bereshit 03 Uomo e donna, la doppia creazione. Di rav Alfonso Arbib

Proponiamo le lezioni di rav Alfonso Arbib sul libro di Bereshit (Genesi) a cura del Rabbinato Centrale di Milano.


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Como. Dibattito aperto in città (e non solo): i cani sono più importanti dei bambini?

Proponiamo l’efficace sintesi tratta dal sito dell’Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini (Aibi.it) a proposito di un dibattito partito dal quotidiano locale La Provincia di Como, che ha messo a nudo le differenze emerse negli ultimi tempi nel computo delle donazioni dei cittadini comaschi a favore di animali e di bambini. Un tema aperto anche a livello nazionale.

Oltre alla discrepanza di attenzione (non soltanto economica) tra animali e persone, va evidenziato pure il numero di Campagne sociali realizzate negli ultimi anni dallo Stato con fondi pubblici contro l’abbandono dei cani, nel silenzio più assoluto per quanto riguarda invece le iniziative pubbliche di tutela dell’infanzia abbandonata. È arrivata l’ora di pensare anche ai bambini?

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Paure fuori luogo. Perché temiamo le catastrofi sbagliate

da Agendadomani.it, per un laicato nuovo, coraggioso e responsabile – Rivista on line di area cattolico-democratica.

Chi ha paura di una noce di cocco? Probabilmente nessuno, mentre molti hanno paura degli squali. Eppure, ogni anno, le noci di cocco fanno più vittime degli squali. È un esempio spiazzante quello che introduce il libro “Paure fuori luogo. Perché temiamo le catastrofi sbagliate” ( Einaudi 2017, pp 232, eur 17.50) di Mario Tozzi, geologo, ricercatore e divulgatore scientifico. Continua a leggere