I vetero-cattolici oggi e l’ecumenismo

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani. 

La Chiesa vetero-cattolica è nata dalla separazione dalla Chiesa cattolica in seguito alle decisioni del Concilio Vaticano I (1869-1870) circa l’infallibilità pontificia e il potere universale di giurisdizione del papa. Dopo la separazione, nel 1889, le Chiese vetero-cattoliche si sono federate nell’Unione di Utrecht. Attualmente vi partecipano sette Chiese dell’Europa occidentale e centrale con 65.000 membri complessivi.
In Germania i membri sono circa 16.000, suddivisi in un centinaio di comunità. Fanno capo alla “diocesi dei vetero-cattolici in Germania”, con sede a Bonn. Il loro vescovo, dal 2010, è Matthias Ring, di cui riportiamo qui, abbreviata, un’intervista raccolta da GHO/KNA e pubblicata il 19 luglio su katholisch.de.

Il primato di giurisdizione del papa e il dogma dell’infallibilità sono stati l’occasione nel 1870 della separazione dai cattolici della Chiesa di Roma. Da allora, come siete guidati senza un capo come il papa?

Penso che siamo guidati bene perché noi non siamo una Chiesa destrutturata. Ben presto infatti si è sviluppata una struttura espiscopale-sinodale: ci sono i vescovi, che non sono dei minipapi con dei diritti illimitati, ma che lavorano insieme nel Sinodo. Questo scambio reciproco ha consentito alla nostra Chiesa di avere una notevole dinamicità. Le grandi riforme sono state tutte stimolate dal Sinodo e in parte, a volte, vivamente discusse in questa sede , come per esempio l’introduzione della lingua tedesca nella liturgia nel 1885 e l’abolizione del celibato obbligatorio nel 1878. Anche la discussione sull’ordinazione delle donne è passata attraverso il Sinodo.

Voi ammettete ai sacramenti le persone risposate, benedite le coppie omosessuali, ordinate le donne. Come influisce, dal vostro punto di vista, la discussione nella Chiesa cattolica su questi temi?

La Chiesa cattolica romana è un organismo mondiale e di conseguenza una Chiesa che abbraccia tutte le culture. Proprio questo è il suo problema perché tutti questi temi hanno un aspetto non solo teologico, ma anche culturale. Noi siamo una Chiesa europea e ciò rende la cosa più facile. Ma in Polonia e nella Repubblica Ceca non ci sono tra i vetero-cattolici ordinazioni delle donne, non c’è nessuna benedizione delle coppie omosessuali e in questi luoghi ciò non costituisce alcun problema sociale. Per noi queste differenze non rappresentano nessun problema. La Chiesa cattolica romana ha invece la pretesa – detto semplicemente – che l’etichetta “cattolico” si esprima con i medesimi contenuti in tutto il mondo. Credo che sia quasi impossibile discutere apertamente questi problemi che toccano l’intimo della persona, senza dividersi. Non credo d’altronde che ci sarebbe una maggioranza favorevole all’ordinazione delle donne se la Chiesa cattolica discutesse apertamente il tema a livello mondiale. Spesso si esprimono a questo riguardo delle valutazioni in modo falso.

Un problema centrale della Chiesa cattolica è la mancanza si sacerdoti e il numero sempre minore di vocazioni tra i fedeli. È un problema che riguarda anche i vetero-cattolici?

No. Noi abbiamo molti chierici in proporzione al numero dei nostri membri. A 16.000 vetero-cattolici in Germania corrispondono 130 chierici. Le nostre comunità sono molto piccole e desiderano che il pastore d’anime possa coltivare un contatto diretto con i fedeli. Un tempo, una delle “fonti principali” delle nostre vocazioni era la Chiesa cattolica romana. Ancora fino a trent’anni fa, erano circa 120 i sacerdoti cattolici romani desiderosi di aderire a noi ogni anno. Attualmente sono solo due o tre, ma ciò dipende dal fatto che ci sono meno sacerdoti cattolici romani. Ci sono anche dei teologi diplomati e responsabili pastorali che si convertono e vengono ordinati. Per quanto riguarda i fedeli, abbiamo avuto lo scorso anno una leggera crescita. Noi siamo una Chiesa di ingressi. Per ogni battesimo ci sono tre adesioni – in gran parte di accademici.

Come mai non sono molti di più coloro che si convertono ai vetero-cattolici? Molti temi che potrebbero disturbare le persone liberali nella Chiesa cattolica, da voi sono già da tempo superati…

Sì, però c’è una forte inibizione che impedisce di entrare in un piccola comunità. È vero, non ci sono oggi degli svantaggi sociali, ma c’è dietro un profondo desiderio nell’individuo di far parte di una grande comunità. D’altronde noi non siamo presenti dappertutto. Constato continuamente che ci sono delle persone entusiaste a cui piace molto l’organizzazione dei vetero-cattolici. Ma dietro l’angolo manca la comunità.

Abbiamo parlato dei temi sensibili nella Chiesa cattolica. Ma quali sono i “punti caldi” dei vetero-cattolici?

In parte sono gli stessi. Lei ha già accennato alla benedizione dei partner omosessuali. Al momento, noi discutiamo su come valutare teologicamente queste benedizioni. Quattro anni fa abbiamo pubblicato un Rito che si astiene da una esplicita valutazione teologica. La benedizione è oppure no un sacramento? È un sacramento come il matrimonio oppure è il sacramento del matrimonio? Naturalmente anche tra di noi ciò costituisce motivo di una quantità di opinioni.

Come va l’ecumenismo con la Chiesa cattolica?

Per vari decenni non ci sono stati dei contatti – al di fuori di quelli conflittuali. Negli ultimi 20 anni la situazione è invece cambiata. Tre anni fa, Francesco ha concesso un’udienza ai vescovi vetero-cattolici. Cosa che sarebbe stata impossibile con i suoi predecessori. Inoltre ci sono state due fasi internazionali di dialogo, la seconda è appena terminata la settimana scorsa a Paderborn. Lavoriamo insieme anche in vari campi.

Secondo una ricerca socio-religiosa l’immagine della Chiesa cattolica romana tra i vetero-cattolici è ancora relativamente negativa. Ciò dipende spesso dalla storia di ciascuno, con le sue ferite personali. Ma è una cosa che dobbiamo superare.

Dal punto di vista ecumenico c’è ancora soprattutto il modo diverso di concepire l’eucaristia?

Non penso. Noi vetero-cattolici crediamo nella presenza reale permanente, ossia che cioè Gesù è realmente presente nell’eucaristia. Rifiutiamo invece la cosiddetta transustanziazione come modello di spiegazione specifica e vincolante anche se io personalmente sono incline a crederlo. Per il resto, la nostra concezione del ministero e dell’eucaristia – ad eccezione dell’ordinazione delle donne – è identica a quella della Chiesa cattolica.

Antonio Dall’Osto

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