“Cammino di introduzione al Corano ed all’Islam” di fratel Ignazio De Francesco della comunità di Monte Sole. Incontro n. 3 (6 maggio 2015)

da Famigliedellavisitazione.it, il sito dell’Associazione di fedeli della diocesi di Bologna “Famiglie della Visitazione”.

Mercoledì 6 maggio 2015, secondo il programma annunciato (v. post), si è tenuto presso la parrocchia di S. Antonio alla Dozza (Bologna) il terzo incontro per un “cammino di introduzione al Corano ed all’Islam”

Relatore:
fratel Ignazio De Francesco della comunità di Monte Sole.

Di seguito pubblichiamo la registrazione audio e un resoconto sintetico dell’incontro.

Introduzione al Corano e all’Islam di Ignazio De Francesco. Incontro n. 3 – file audio

Piccola sintesi degli interventi a cura di Francesco Scimè

Un’altra segnalazione bibliografica: Introduzione all’Islam,  di Paolo Branca, Ed. San Paolo 1995

L’escatologia

Non c’è quasi pagina del Corano in cui non si trovi il tema dell’ultimo giorno. Nella predicazione islamica bisogna far paura ed allettare. La speranza mondana va “uccisa”,  per orientare alla vita eterna. La morte non va desiderata. Il suicidio è proibito. L’uomo dev’essere sepolto: la cremazione è condannata. La morte va preparata; bisogna pagare i debiti,  non lasciare i familiari nel bisogno. Morire confessando la propria fede. La comunità accompagna il suo morto. Non parlare male del morto in sua presenza. Le orecchie del morto sentono i passi di coloro che si allontanano dal luogo dove è sepolto. Non bisogna fare lutto con modi violenti, autolesionisti. “Noi siamo di Dio e a lui ritorniamo”: frase tipica delle condoglianze. Il funerale dev’essere veloce. Inizia con il lavaggio rituale del morto. Poi si avvolge in un lenzuolo (cafan). Poi si va in un luogo all’aperto per la preghiera,  che non si deve fare in cimitero. Non si fa funerale per i miscredenti e gli ipocriti. Non si può pregare per i non musulmani. Preghiera per il morto: richiesta di perdono dei peccati, di preparazione di una buona dimora. L’uomo è una unità inscindibile di anima e corpo,  anche dopo la morte.

Scendono gli angeli,  che interrogano il morto: primo giudizio, nella fossa. Pena della fossa: le urla del morto condannato sono udite dagli angeli e dagli animali,  non dagli uomini.

Se il giudizio è stato positivo,  gli viene aperta nella tomba una finestrella sui prati del paradiso,  altrimenti, dell’inferno. Da questo si capisce che il paradiso islamico è attualmente vuoto: tutti sono in attesa del giudizio finale. Solo i profeti e i martiri (soldati morti in battaglia) sono sottratti fin d’ora alla pena della fossa.

Spiritualità del martirio: andare in battaglia per morire.

Nell’ultimo giorno: risurrezione, raduno, apertura dei libri delle azioni compiute, pesatura con le bilance, paradiso o inferno.

“Combattete chi non crede in Allah e nell’ultimo giorno”.

Sura 71, 17. 17, 49 saremo risuscitati a nuova creazione,  esattamente come eravamo nella prima vita. La resurrezione è una rivivificazione, come nell’immagine di Ezechiele 37.

Realismo della fine del mondo: una distruzione cosmica. Annunciata dal suono di una tromba. Si risorgerà come si è nati, scalzi, nudi e non circoncisi; soli davanti a Dio, senza amici, familiari e conoscenti.

Una stranezza dell’escatologia islamica: Gesù è vivo in anima e corpo in cielo,  mentre Mohammed è sepolto a Medina.

81mo libro del Bukhari: i credenti salvati dal fuoco vengono trattenuti su un ponte collocato tra inferno e paradiso; una volta purificati, entrano in paradiso; è un accenno al purgatorio.

Un paradiso molto sensibile,  quasi sensuale. Ci sarà la visione di Dio.

Anche nella letteratura cristiana antica si trovano descrizioni simili, sensibili,  del paradiso (Efrem il Siro).

Domande e risposte

Le donne non partecipano al funerale,  rimangono a casa.

Gli elementi mitici della dottrina islamica sono piuttosto fermi, non messi in discussione.

Per l’islam non c’è intercessione per i defunti.

È una comunità intera che porta il suo morto. Il lutto dura tre giorni e i vicini di casa preparano il cibo per i visitatori.

Giovanni Nicolini

Questi incontri sono una pedagogia della pace.

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