Che cosa c’è di nuovo nel Nuovo Testamento. Omelia di p. Georgy Kochetkov

Omelia di p. Georgy Kochetkov durante il vespro della vigilia del Natale (Ebrei 1:1-12).

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.

Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto:
Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?
E ancora:
Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio?

Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice:
Lo adorino tutti gli angeli di Dio.
Mentre degli angeli dice:
Egli fa i suoi angeli simili al vento, e i suoi ministri come fiamma di fuoco,
al Figlio invece dice:
Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli;
e:
Lo scettro del tuo regno è scettro di equità; hai amato la giustizia e odiato l’iniquità, perciò Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di esultanza, a preferenza dei tuoi compagni.

E ancora:
In principio tu, Signore, hai fondato la terra e i cieli sono opera delle tue mani.
Essi periranno, ma tu rimani; tutti si logoreranno come un vestito.
Come un mantello li avvolgerai, come un vestito anch’essi saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso e i tuoi anni non avranno fine.

Ebr 1,1-12 (trad. CEI 2008)

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo! Auguri per il Natale del Cristo!

Fratelli e sorelle cristiani!

Abbiamo appena sentito l’inizio della Lettera agli Ebrei. Agli Ebrei, sia di allora, sia contemporanei è del tutto accettabile l’idea che Dio viva di una vita ricca: c’è il Padre, c’è il Verbo e c’è lo Spirito di Dio. Questa rivelazione non fu sempre accettata nella storia – nel Vecchio Testamento e nel Nuovo – però in tutti e due è presente e non è solo del Nuovo Testamento. La rivelazione della Trinità esisteva, anche se in modo non esplicito, nel Vecchio Testamento. Qui non c’è niente particolarmente nuovo, nonostante molti pensino il contrario. Invece una cosa, che è stata percepita come un dono prezioso dall’umanità con la nascita di Gesù Cristo, ignota al popolo del Vecchio Testamento e per loro rimane estremamente difficile da concepire – e vi dico che non lo è solo per ebrei, ma pure per i greci – è l’incarnazione di Dio, la discesa di Dio in questo mondo. E’ proprio questa la Rivelazione che celebriamo e festeggiamo il giorno di Natale.

Ma perché è così? Cos’è questa sventura che popoli interi a volte non riescono a percepire la rivelazione di Dio e la rifiutano, spesso con brutte conseguenze? Nel Vecchio Testamento, Dio – lo sappiamo benissimo – era e rimane sempre il Creatore del mondo, unico Dio, onnipotente, capace di creare questo mondo dal nulla secondo la Sua volontà. Però nel Vecchio Testamento questo significava la completa e assoluta trascendenza della Divinità, la sua estraneità a questo mondo. Certo, Dio poteva apparire in questo mondo dall’alto, quasi ‘spaccando’ il cielo, ma non poteva unirsi a questo mondo, Egli non lo può percepire così come non il mondo non è capace di percepire Dio. Anche l’ontologia greca pensa Dio nello stesso modo: Egli è il Principio, l’Assoluto, il trascendente e non può apparire al mondo in modo diverso. Il trascendente non si unisce, non si incontra con l’immanente, quindi l’incarnazione di un Dio trascendente in questo mondo è inconcepibile.

Perciò il più grande mistero della rivelazione divina nel Nuovo Testamento riguarda il Figlio di Dio, in cui, come noi crediamo, “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2:9), Egli manifesta la pienezza della divinità e dell’umanità in una sola persona.

Ecco perché l’autore della Lettera agli Ebrei in primo luogo parla del Figlio di Dio, basandosi su quelle saltuarie e non sempre chiare espressioni che possono essere trovate nel Vecchio Testamento, confrontando questo Figlio di Dio, Cristo, Messia, Mashiach, agli angeli e ad ogni altra creatura (Ebr 1:4-8).

Questa lettera parla di una eccezionale, unica unità del Figlio con Padre, che è immensamente superiore agli angeli (Ebr 1:4), che Lui, essendo Uomo, possiede la peculiarità della Vita eterna. Questo Figlio – Erede del tutto e per mezzo di Lui Dio ha creato il mondo (Ebr 1:2). Questo Figlio è irradiazione della gloria divina, Lui è impronta della sostanza divina o esistenza divina, Lui sostiene tutto con la potenza della Sua parola, Lui ha purificato tutti noi dai nostri peccati e Lui si è assiso nell’alto dei cieli alla destra della maestà di Dio (Ebr 1:3).

Proprio la fede nell’Incarnazione, nel meraviglioso miracolo della kenosis – quando Dio rinuncia a sé stesso per diventare familiare agli uomini e al mondo – questa rivelazione è la sostanza della nostra fede in Cristo, che ha dato se stesso fino in fondo, fino alla morte sulla croce, Lui è l’Unto di Dio, Lui è il Cristo, il Messia, Mashiach. I suoi anni non avranno fine (Ebr 1:12), Lui è coeterno al Padre. Per questo noi, essendo in comunione col Figlio, comunichiamo senza nessun ostacolo col Padre, coll’eternità e con la vita eterna.

Per noi è facile testimoniare la nostra fede in Cristo? Vediamo che nel nostro tempo non è facile. Le persone preferiscono parlare dei vantaggi, dei benefici: è utile o no essere cristiano? C’è qualche vantaggio nell’esserlo? Confrontando le diverse fedi e religioni, i cristiani non parlano di Cristo o se ne parlano, lo fanno parlano del Suo insegnamento paragonato alla dottrina del Vecchio Testamento, o al Corano o a qualche altra dottrina.

A volte fanno fatica a superare questo atteggiamento, fanno fatica a discutere di questo con gli ebrei o con i musulmani. Dato che parlare seriamente della propria fede significa parlare di Cristo, della sua kenosis, del suo autosvuotamento – ma farlo è una cosa poco gradita. Al contrario, adesso domina una tendenza completamente diversa: le cose più importanti sono la salute, il benessere, la ricchezza, avere tanti figli e vivere a lungo, come nel Vecchio Testamento. Da tali posizioni com’è possibile parlare di Cristo? Con una tale filosofia non si raggiunge Cristo. Finché nelle teste delle persone il primo posto è occupato dal successo nella vita d’oggi, di cui ci si può vantare davanti agli altri, parlare di Cristo è impossibile.

Perciò se un cristiano vuole parlare della propria fede, deve porsi i seguenti criteri di valutazione. Che cosa desideriamo? Dove andiamo? Che cosa per noi sta al primo posto – le nostre cose, noi stessi? Oppure qualcosa diverso? Per un cristiano è ovvio che solo nell’amore che si svuota, come ha fatto Cristo, e nel rinunciare a se stesso, nel portare la croce, si può trovare la Verità di Cristo, ottenere la vita di Cristo, che non avrà fine (Ebr 1:12). Non esiste una strada diversa! Nessuna legge o tradizione popolare o ordine sociale possano essere paragonati ad esso. Tutto questo ottiene il suo valore solo in riferimento al Fondamento, altrimenti tutto è vanità.

Spesso noi diventiamo prigionieri di una visione non cristiana del mondo, della vita, di noi stessi e degli altri!!! Spesso non abbiamo il coraggio dell’amore che si svuota, come ha fatto Cristo, di questa capacità di rinunciare a se stessi, come è stato capace il Cristo!!!!

Per questo molti cristiani rinunciano e, che ancor peggio, tacciono. Questo mondo chiede conto della loro fede, ma loro rimangono zitti e non riescono a rispondere alle persone di oggi nella lingua di questa epoca, perché le proprie parole vanno confermate con gli atti. Ma come possiamo confermarle? Con quale tipo di azione?

Del mistero dell’amore divino, della kenosis del Cristo, meglio di tutti nel XX secolo ha parlato Sergej Bulgakov. Nessun altro è penetrato così profondamente in questo mistero, nessun altro come lui ha trovato parole ed espressioni adeguate – da una parte del tutto tradizionali, dall’altra parte completamente rivoluzionarie. Il Cristianesimo è proprio così: da una parte tradizione e una certa sequenza della vita di uomo, ma dall’altra parte rivoluzione dello spirito che apre possibilità di vita in Cristo, nella rivelazione della Libertà, Creatività, Amore e Verità.

Perché tutto questo è sparito? Perché la nostra epoca è così poco creativa? C’è imitazione, a volte piena di talento, c’è bellissimo formalismo, ma niente di nuovo si crea. Perché siamo caduti così in basso? Perché per molti che chiamano se stessi cristiani il mistero della Vita di Cristo si è chiuso, mentre la ripetizione solo dei riti e delle formule non potranno mai risolvere questo problema. Ripeto di nuovo: tutte le cose sono buone, se stanno al proprio posto e fanno riferimento al Fondamento e tutto diventa vanità se il Fondamento si sposta o sparisce. Dio non può rivelarsi attraverso di noi, se in noi non vive Cristo.

La festa inizia quando si trovano persone che desiderano essere portatori di Cristo, portatori di Dio e non solo lo vogliono, ma sono pronti a fare qualcosa per questo. Finché tra noi c’è Cristo, ci sarà fraternità in Cristo, ci sarà comunità e comunione. E non esiste in questo mondo nessuna forza che può distruggere questo. C’è solo in noi stessi la capacità di distruggerlo.

Ecco, amici miei, pensiamo sempre a come non perdere Cristo. Pensiamo a Lui come a una delle persone della Santa Trinità, non come a una persona perfetta, ideale, ma come ad Uno che può trasmetterci una viva comunione con Dio, tramite il suo Amore e tramite il suo Sacrificio, lui che è venuto in questo mondo ed è morto sulla Croce!

p. Georgy Kochetkov

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