14.07.1938 Il manifesto della razza. Un contributo di Gadi Luzzatto Voghera e la dichiarazione di Noemi Di Segni

Un documento importante in vista della promulgazione delle cosiddette leggi razziali fu il Manifesto degli scienziati razzisti (noto anche come Manifesto della Razza), pubblicato originariamente in forma anonima sul Giornale d’Italia il 14 luglio 1938 col titolo Il Fascismo e i problemi della razza, quindi ripubblicato sul numero uno della rivista La difesa della razza il 5 agosto 1938 firmato da 10 scienziati. Una memoria scomoda e un pezzo di storia tragica e vergognosa del popolo italiano di cui è urgente ricordarsi.

… 1938

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Pubblicato il ‍‍13/07/2018 – 1 מנחם אב 5778

Metà di luglio del 1938. Domani, ottant’anni fa, il Giornale d’Italia pubblicherà il manifesto degli scienziati razzisti, peraltro in gran parte redatto dallo stesso Benito Mussolini. Verrà detto agli italiani che le razze umane sarebbero “una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi”. Verrà scritto che l’Italia è popolata a maggioranza dalla razza ariana ormai da millenni. Verrà altresì svelato che “dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione”. In un’ottica pedagogica sarà quindi “additato agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra–europee, questo vuol dire elevare l’italiano a un ideale di superiore coscienza di sé stesso e di maggiore responsabilità”. All’articolo 8 si stabilirà chiaramente l’estraneità di africani e di semiti: “Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili”. Quindi, all’articolo 9, l’affondo che indicava il vero oggetto del manifesto: “Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani”. Infine con l’articolo 10 si prospettava la pericolosità dell’ibridazione: “Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra–europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani”.

Sono in preparazione per la seconda parte dell’estate e poi nell’autunno 2018 una serie di iniziative per ragionare sulla rapida deriva che dalla pubblicazione del manifesto condusse all’espulsione degli ebrei dalle scuole e università e poi alla promulgazione dei provvedimenti in difesa della razza firmati da Vittorio Emanuele III e controfirmati dal duce. Si tratta di un importante fenomeno politico-culturale. Si prende spunto da un evento catastrofico per la storia del nostro paese per ragionare sul concetto di cittadinanza e sulla precarietà della giurisprudenza che la regola e la determina. Certo, nel 1938 si viveva in un regime più o meno totalitario (il dibattito storiografico su questo punto è ancora ampiamente aperto). Decideva il capo, e la nazione organica fondata su una lunga stagione di consenso lo seguiva senza apparenti segni di contestazione (furono irrilevanti le espressioni di dissenso in Italia verso la politica razzista).

Oggi viviamo in democrazia e le dinamiche sono certamente differenti, le garanzie costituzionali sono salde, il pericolo di derive autoritarie sembra sotto controllo. Sembra, appunto. La vigilanza è d’obbligo, peraltro come per ogni dinamica politica. Io penso che sia questo il nodo che dovrà caratterizzare la riflessione dei prossimi mesi. I film (numerosi e originali), le mostre e i convegni che si realizzeranno in Italia dovrebbero evitare il rischio di stabilire antistorici automatismi fra politica razzista e Shoah. Il percorso che ha condotto dalla persecuzione dei diritti a quella delle vite (per usare una terminologia fortunata introdotta da Michele Sarfatti) è stato tortuoso e complesso. In ogni momento di quella brutta storia si sarebbe potuti intervenire per bloccare la macchina. Ragionare sulla complessità della società moderna, sui suoi automatismi e sulle sue pericolose derive non dovrebbe indurre nella tentazione di stabilire delle dinamiche di causalità che sono ipotizzabili solo ex post, ma che non hanno rispondenza automatica con la realtà storica. Se fossi nei curatori delle diverse produzioni culturali in gestazione lascerei la Shoah sullo sfondo e mi concentrerei sugli avvenimenti del 1938, che furono la cruciale radice storica di una dinamica di esclusione pericolosa e incredibilmente attuale.

Gadi Luzzatto Voghera, direttore Fondazione CDEC

1938, a ottant’anni dall’infamia dignità umana ancora in pericolo

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Pubblicato il ‍‍13/07/2018 – 1 מנחם אב 5778

Esattamente ottanta anni fa la redazione del Giornale d’Italia confezionava le pagine che il giorno dopo sarebbero state in edicola. L’articolo più roboante, destinato ad avere ampia diffusione anche sul resto della stampa nazionale, e poi un’applicazione devastante, era quello che andava sotto il titolo “Il fascismo e il problema della razza”. Oggi lo conosciamo anche come Manifesto della razza.

Con un’operazione realizzata sotto la regia di Benito Mussolini in persona, il regime cercava di accreditare i propri progetti persecutori e di negazione dell’Altro su un piano pseudoscientifico che ancora oggi, nel rileggerle, lascia increduli dinanzi alla folle aberrazione delle statuizioni e delle certezze affermate. Un’operazione che sarà premessa – nell’indifferenza di molti – alla successiva promulgazione delle Leggi antiebraiche, alla messa ai margini di una intera parte della cittadinanza italiana, alla persecuzione, alla deportazione, all’annientamento nei campi di sterminio. Leggi e provvedimenti amministrativi perfetti e formalmente rispondenti ad ogni crisma ma sostanzialmente vuoti di ogni principio e valore.

Una ferita ancora viva, che riguarda non solo le comunità ebraiche ma una intero Paese e il suo sistema di valori. Una vicenda su cui però l’Italia non sembra aver riflettuto con la sufficiente consapevolezza, né fatte valere negli ottant’anni passati le responsabilità sul piano legale o politico.

Cosa resta oggi, qual è il lascito di quella terribile narrazione? Quanto si è riusciti a realizzare in questi lunghi anni un percorso che portasse dalla “difesa della razza” alla tutela dei diritti? Quanto si è radicato nella cultura della nostra società, italiana ed europea, il rispetto per il diritto alla vita, della dignità umana, dell’uguaglianza degli esseri umani non solo dinanzi alla legge ma anche dinanzi agli uomini?

Alla luce di quanto viviamo oggi, con il crescente manifestarsi di atti di intolleranza razziale, odio e pericolosa radicalizzazione – purtroppo alimentati e legittimati anche da esponenti delle istituzioni ‒ questo percorso appare incompiuto e ancor più faticoso.

Il tormento di oggi non è fatto solo del dolore e delle paure vissute ieri, ma anche del non essere in grado di leggere i fatti e le avvisaglie, del non riuscire a prevenire quel che pensavamo fosse superato con il varo della nostra Costituzione, e di veder nuovamente leggi e decreti democraticamente approvati, ma che violano quei fondamentali principi.

Abbiamo timore di trovarci nella condizione e con le responsabilità che abbiamo addebitato ad altri, in varie e note sedi processuali, di dover disobbedire a un decreto, a una legge, a un ordine, perché i valori supremi andavano difesi nel rispetto di quel profondo richiamo morale. Quando è allora il momento per dire” No”, “Basta”, affinché non sia di nuovo troppo tardi?

Noemi Di Segni, Presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...