Quando la classe dirigente è smarrita. Un’omelia dell’Arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Nei giorni scorsi i vescovi della Lombardia hanno vissuto alcune giornate di esercizi spirituali nell’Eremo di Montecastello di Tignale (Bs) al termine del quale hanno rivolto una speciale benedizione ai fedeli delle proprie diocesi nel tempo di oggi. In questo contesto si inserisce anche l’omelia tenuta dall’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, che qui sotto rilanciamo. Prendendo spunto dalla pagina biblica del racconto di Giuditta, Delpini affronta il tema quanto mai attuale oggi della crisi della classe dirigente. Offriamo questa riflessione ai nostri lettori nel suo testo integrale.

1. La classe dirigente smarrita.

Quando i capi del popolo, quando la classe dirigente è smarrita, tutta la città è in pericolo. Quando i capi non sanno che cosa fare, i sudditi si disperano, esigono decisioni e contestano le decisioni prese, segnalano pericolo e pretendono soluzioni, lamentano inadempienze, ma in verità nessuno ha una soluzione, nessuna proposta incontra consenso sufficiente. La città, o il paese, o la comunità è tutta in pericolo.

Quando la classe dirigente non sa indicare una direzione, il popolo si disperde in tutte le direzioni, si frantuma in interessi contrastanti, si logora in contenziosi interminabili e in contrapposizioni irrimediabili.

Quando la classe dirigente e i capi non sanno come contrastare il nemico che assedia la città con un esercito troppo forte e una arroganza troppo spaventosa, i cittadini si dispongono alla resa, si adeguano alla schiavitù, pur di aver salva la vita, si preparano a rinnegare tradizioni e valori, patrimoni di fede e di arte incomparabili, si preparano a omologarsi con quello che impone il vincitore, pur di aver salva la vita.

Così capitava a Betùlia, nei tempi in cui era capo della città Ozia, figlio di Mica, della tribù di Simeone (insieme con Cabrì e Camì) proprio nel tempo in cui Oloferne, comandante supremo dell’esercito di Assur assediava Bétulia, per conto di Nabucodonosor, il Signore di tutta la terra (Gdt 7,4).

Così forse può capitare anche oggi: una classe dirigente smarrita non sa dare risposta alle domande, non sa come soddisfare i bisogni, non sa dove orientare la speranza. La classe dirigente smarrita può essere a dirigere una città o un paese o un continente o una comunità cristiana.

Quando la classe dirigente è smarrita la città è in pericolo, la civiltà è fragile: il generale che guida l’esercito immenso dell’unico signore della terra Nabucodonosor, semina terrore. Allora il popolo è pronto alla resa, ad adorare l’unico signore della terra, pur di aver salva la vita. Non so se nel frattempo sia cambiato il nome dell’unico signore di tutta la terra. Forse oggi si chiama Narciso o Capriccio o Profitto o Denaro o Mercato.

2. Dio non lascia che si perda la sua gente

L’ostinata intenzione di Dio di salvare come si manifesterà in questo estremo pericolo?
Ai tempi di Nabucodonosor mosse Giuditta dalle sua campagne all’impresa arrischiata e cruenta.
Nella pienezza dei tempi chiamò Maria di Nazaret a dare alla luce il salvatore, Gesù, il Verbo di Dio, lei che ha ascoltato la parola di Dio e l’ha osservata.

Noi siamo qui a invocare che Dio faccia sorgere in questo tempo uomini e donne per la salvezza della città, dell’Europa, del Paese, della Chiesa, per rimediare allo smarrimento della classe dirigente smarrita.
Forse si potrebbe consigliare a Dio di cominciare, come ha fatto in altri tempi, con le donne.

La prima grazia da chiedere è che sorgano uomini e donne che si lascino guidare dalla parola di Dio e possano indicare una strada alla classe dirigente smarrita e a tutta la gente. Invochiamo che si facciano avanti donne e uomini che amano la vita e ne desiderano il compimento nella gioia e perciò ascoltino la parola di Dio e la osservino, perché è così che si sperimenta la beatitudine.

Donne che amano la vita, al punto da farne dono e da mettere al mondo bambini e bambine non per una specie di soddisfazione personale, un compimento della propria femminilità, ma come dono per altre libertà; che amino la vita la punto da non dare solo la vita, ma anche il senso della vita e cioè che la vita è vocazione, è risposta, e trova la sua beatitudine nell’ascoltare la parola di Dio e nell’osservarla.

Uomini e donne che amano la vita e l’apprezzano al punto da farne dono gradito a Dio nella consacrazione totale e definitiva, a servizio di opere d’amore.

Uomini e donne che si fanno avanti per andare là dove la minaccia del nemico è più forte e le difese sono più deboli, cioè là dove ci sono i bambini e gli adolescenti e i giovani, così esposti alle seduzioni del nemico; essere là vicino a loro per liberarli da una disperazione senza futuro, da uno sperpero di sé senza responsabilità.

Uomini e donne che non amano la pubblicità, non fanno chiasso, non hanno ambizioni, non cercano la propria gloria, però si fanno avanti: che si tratti di assumere il ruolo di classe dirigente o di prestare il servizio meno prestigioso, loro si fanno avanti e si lasciano guidare dalla parola di Dio che ascoltano, per rendere un servizio al mondo e al suo futuro.

Siamo qui a pregare la Madonna di Monte Castello, perché il Signore susciti uomini e donne per la gloria del suo nome.
E certo il Signore li chiamerà da ogni dove, dalle celle dei monasteri o dagli uffici dei commercialisti, dalle case dei ricchi e dalle baracche dei poveri, dai barconi del Mediterraneo e dalle aule dei parlamenti, dalle conferenze episcopali e dalle cucine della case, dalle aule delle università e da qualche scuola squinternata di periferia, da ogni dove chiamerà uomini e donne.

Noi siamo qui a pregare anche per dire: eccomi! Anch’io vorrei essere di quelli, anch’io vorrei essere beato, anch’io ascolto e osservo la parola di Dio, anch’io mi faccio avanti per rimediare allo smarrimento di una classe dirigente e salvare il popolo dall’estremo pericolo di arrendersi al nemico.

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