Intervista a Don Giovanni Nicolini: “Interpretare le urgenze della storia”

da Benecomune.net, dire bene delle cose, blog promosso dalle Acli Nazionali.

Proponiamo un’intervista all’Assistente nazionale delle Acli Don Giovanni Nicolini, ex direttore Caritas di Bologna e molto legato alla scuola politica e umana di don Giuseppe Dossetti.

Recentemente Lei ha affermato che la politica è morta sottolineando la necessità della sua risurrezione perché la politica non è un elemento accessorio ma essenziale della vita. Ci può descrive l’idea di politica di Dossetti? Il senso della sua fedeltà a Dio e la mondo? In che modo le sue idee possono dare linfa all’attuale stagione politica?  

La politica non è essenziale per la vita ma per un cristiano la politica è importante perché è lo spazio in cui coinvolgere nella nostra esperienza di fede anche chi non è cristiano, anche chi la pensa diversamente da noi. Quindi per un cristiano la politica è un modo per condividere l’esperienza umana e nello stesso tempo è un’occasione di testimonianza della propria fede. Venendo all’idea di politica di don Giuseppe Dossetti partirei da un premessa. Per lui la politica non può essere una professione perché è un servizio per il bene comune. Per Dossetti la politica deve saper interpretare le urgenze della storia, ciò che accade. Il cristiano quindi è chiamato costantemente a confrontarsi con la storia, ad interpretare i cambiamenti sempre consapevole del dono della sua fede. La politica è soprattutto questo confronto con la storia: non si può essere assenti. In questa fase storica ho l’impressione che la politica sia morta, che tutto sia fermo in Italia e anche nel contesto più ampio. Mi spiego. Mi sembra che la politica sia morta perché oggi chi comanda è la finanza che è un sistema mondiale. Ho in mente l’immagine di Trump che passeggia con il presidente della Cina nei giardini del palazzo imperiale che parlando di commercio e convengono su alcune questioni perché entrambi devono obbedire alle regole della finanza. Due mondi, due sistemi politici agli antipodi oggi convengono su questioni commerciali. Le differenze politiche ormai sono morte.

Tornando a Dossetti è interessante notare come lui commentasse il suo ingresso nella politica ufficiale come membro della DC: “sono stato trascinato da eventi esterni. Un’incidente automobilistico”. Così diventa segretario del partito. Per lui la politica era stata la montagna, la sua decisione di partecipare alla guerra di liberazione unendosi ai partigiani anche se non ha mai usato le armi. Durante il discorso all’assemblea costituente Dossetti racconta della sua esperienza del periodo della resistenza ricordando il suo colloquio con il capo gruppo della sinistra marxista che stava morendo. A Dossetti, che non era ancora prete, chiesero di parlare con lui. Alla domanda su cosa dovesse fare in quella circostanza Dossetti rispose: “devi offrire la tua vita per i tuoi compagni”.

Altro elemento fondamentale dell’idea politica di Dossetti è quello della laicità intesa come possibilità e capacità di trasferire in uno spazio pubblico tutta la potenza e la bellezza del Vangelo. Il punto più alto di questa visione della laicità lo si raggiunge nell’esperienza costituente. I principi fondamentali della nostra Carta costituzionale non citano esplicitamente Dio ma esprimono chiaramente la concezione cristiana della storia. Il Vangelo è la pienezza dell’umano; la sapienza evangelica è capace di ricostruire l’umano rendendolo più umano.

Nel 2017 è stato ripubblicato il libro di Giuseppe Dossetti “Per la vita delle città” che contiene la sua lezione magistrale sull’Eucarestia e la Città del 1987. Un testo che rappresenta l’apice della sua riflessione spirituale e teologica sulla società, l’impegno del cristiano, il valore dell’Eucarestia. L’idea di città di Dossetti e lo strumento del suo “Libro Bianco” sulla città sono ancora praticabili? Cosa ci possono insegnare?

Si tratta di un libro di vita attiva. E’ importante però ripercorrere la vicenda ed il contesto in cui questo libro viene scritto. L’allora arcivescovo di Bologna … legato a don Giuseppe Dossetti volle realizzare un dialogo tra don Giussani e Dossetti che vide un’enorme partecipazione. Il libro esprime l’attenzione e la tensione ad una laicità opposta a quella espressa da Comunione e Liberazione. Due linee quindi diverse che si incontrano e il card. Biffi non riuscì a trovare una sintesi. Dossetti scrive questo libro partendo delle fatiche della costruzione della città che è il luogo dove si inserisce il dramma del peccato umano. Non è quindi uno spazio facile per l’uomo ma è irrinunciabile. Dossetti si richiama alla tradizione della Chiesa antica dove il monaco del deserto lasciava l’eremo e faceva una visita in città per prendere la parola, per esprimere la propria opinione sulle questioni importanti che riguardavano la vita comune. Dossetti stesso testimonia questa concezione dell’impegno per la polis quando prende posizione per difendere la Costituzione: scende in piazza per difendere il testo costituzionale.

Dossetti non nega la necessità di una riforma ma in quel momento storico erano in pericolo i valori fondamentali della Costituzione. Il libro analizza il rapporto tra città ed Eucarestia sottolineando come ci sia troppo poco pane, ossia come il vero problema – ieri come oggi – sia quello di dimenticare come spezzare il pane. Oggi facciamo molta fatica a spezzare il pane. Abbiamo un Nord del mondo ricco ed un Sud povero. Lo spezzare il pane è un elemento fondamentale della nostra fede che ha anche a che fare con il tema della giustizia. A mio avviso in ambito Nazioni Unite, bisognerebbe eleggere i 5 Paesi più poveri per dare loro voce, per sentite le ragioni degli ultimi. Molti cristiani hanno guardato con attenzione ad una realtà come quella del marxismo perché in qualche modo rappresentava le istanze delle classi meno abbienti.

Venendo al “Libro Bianco” anche in questo caso va ricordato in quale contesto nasce. Siamo nel 1956 e l’arcivescovo di Bologna Giacomo Lercaro, chiede a Dossetti di candidarsi a sindaco della città. Allora il Partito Comunista era fortissimo e Dossetti sapeva che sarebbe stata un battaglia persa. Quindi decise, prima delle elezioni, di redigere un “Libro bianco” con alcune proposte e attenzioni sociali e culturali di cui si doveva tener conto. E così avvenne. Quando il partito comunista vinse le elezioni lo adottò subito come guida per il governo della città felsinea. Questo fatto creò un clima bello, di dialogo, di confronto che a Bologna non si è perso più. In altre parti del Paese, penso al Nord, si è manifestato invece un odio viscerale tra cattolici e comunisti. Credo sia necessario sempre, soprattutto in una stagione politica come quella attuale, avere uno sguardo diverso, più attento verso l’avversario.

Viviamo in una stagione sociale e politica che sembra dominata da una idea di città e di vita sociale chiusa in se stessa, caratterizza da sentimenti di paura, di chiusura verso gli altri soprattutto se questi sono stranieri? Come siamo giunti a questo? Cosa si può fare? Quali sono le responsabilità della politica? Ed ancora cosa ci insegna la Bibbia sul tema dello straniero?

Siamo in una stagione politica caratterizzata da una radicale autoreferenzialità. Non esiste più l’idea di competere su programmi diversi. La politica ha bisogno che ci sia un avversario. Se l’unico problema è quello di far quadrare il bilancio economico le idealità tendono cadere. Tra l’altro non mi sembra che le scelte economiche sia a livello italiano che globale stiano andando verso l’obiettivo di garantire una maggiore giustizia sociale. Non stiamo andando verso una realtà autonoma e florida che viene minacciata dallo straniero. Non ci si rende conto che lo straniero è utile all’Italia sia sul piano economico che demografico. Abbiamo bisogno di questi lavoratori. Non c’è nessuna ragione per escludere chi è estraneo alla nostra cultura che in realtà si sta dimostrando una sotto-cultura che non è in grado di risolvere i problemi e che si rifugia nell’odio e nel razzismo.

Rispetto a questa situazione, a queste derive sociali e politiche credo vi sia anche un responsabilità ecclesiale. Nel 1949 la Chiesa ha scomunicato coloro che avevano votato comunista. In realtà si trattava di gente povera, che vedeva nel comunismo una risposta di solidarietà e di giustizia. Non aveva certo la percezione di cosa fosse il materialismo storico. La politica nasce quando trovi dentro di te un pensiero interessante sulla realtà che riesci a comunicare. La politica deve trasmettere una vivacità dell’interesse per il bene comune.

Il pensiero biblico su questo è chiaro: Dio è padre di tutta l’umanità. Cristo è un dono di fede e una buona notizia per tutta l’umanità. Siamo tutti fratelli e chi arriva qui da noi va accolto con umanità e in modo dignitoso. In diversi Paesi europei i rifugiati vengono accolti in modo dignitoso. Li fanno riposare, li mandano fare dei corsi di formazione e gli trovano una sistemazione ed un lavoro. Quando penso a queste persone mi viene in mente l’esodo degli ebrei, del popolo di Dio, la sua storia. Mi chiedo sempre…come mai gli ebrei sono presenti i tutto il mondo? Perché ci sono ancora nonostante tutte le persecuzioni che hanno subito? Non dobbiamo mai dimenticare che In Gesù siamo tutti figli di Dio.

Nella sua citta la Chiesa di Bologna si sta muovendo sul tema delle migrazioni. L’arcivescovo mons. Matteo Zuppi, lo scorso 21 giugno, ha guidato un veglia in ricordo dei profughi che hanno perso la vita in mare. Cosa chiedete al governo locale? Quali azioni intendete intraprendere?

Il nostro Vescovo vorrebbe che si formasse un gruppo per fare qualcosa insieme al mondo laico. La sua indicazione pastorale è quella di collaborare con tutti. L’idea è quella di costruire un modello di accoglienza che dialoghi con le istituzioni nazionali ma che sia in grado di dare risposte dignitose alle persone per farle gradualmente inserire nella nostra società e cultura.

Fabio Cucculelli

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