17 febbraio, festa della libertà di tutti

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Il 17 febbraio ricorre l’anniversario delle Lettere Patenti con cui il re Carlo Alberto, nel 1848, concesse i diritti civili ai suoi sudditi valdesi, fino ad allora confinati in una sorta di “ghetto alpino”. Poche settimane dopo gli stessi diritti furono concessi agli ebrei. Da allora per i valdesi e per gli evangelici tutti il 17 febbraio è un giorno di festa.

Da alcuni decenni la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) invita ad osservare questa ricorrenza come “Festa della Libertà”: «la libertà di tutti e non solo degli evangelici» precisa il pastore Luca Maria Negro, presidente della Fcei, che prosegue: «Una festa per ribadire la necessità di superare le normative di epoca fascista sui “culti ammessi” e di approvare finalmente – a distanza di 51 anni dalla promulgazione della Costituzione repubblicana – una legge quadro sulla libertà religiosa, che garantisca i diritti di tutte le confessioni religiose, comprese quelle che non hanno sottoscritto un’Intesa con lo Stato».

«Si tratta infatti – prosegue il presidente Fcei – di una materia eccezionalmente importante e delicata per il presente e il futuro di una società sempre più pluralista anche sotto il profilo confessionale. Per questo l’Assise generale della Fcei, riunita tre mesi fa a Roma e Pomezia (16-18 novembre 2018), ha rilanciato la proposta di istituire il 17 febbraio come Giornata nazionale per la libertà di coscienza, di pensiero e di religione».

Negro ha ricordato anche che l’Assise generale della Fcei «ha confermato il suo sostegno alle varie confessioni religiose che chiedono l’Intesa ai sensi dell’art. 8 della Costituzione e ha ribadito il suo impegno a vigilare e agire per contrastare norme locali e regionali tese a limitare l’esercizio della libertà religiosa».

Il nostro impegno come evangelici-  ha concluso il presidente Negro – si colloca nel quadro di una convinta azione per la laicità dello Stato che non va intesa esclusivamente come distinzione o separazione tra le funzioni dello Stato e quelle delle confessioni religiose, ma come progetto di una società aperta e pluralista in grado di riconoscere e valorizzare le sue diverse componenti».

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