La tentazione politica del pentecostalismo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Vi sono almeno tre ragioni per cui dovremmo usare con maggiore prudenza la categoria della secolarizzazione per interpretare la scena religiosa mondiale. La prima è che chiese vuote, seminari deserti e vocazioni in declino sono fatti sostanzialmente europei: non è così negli altri continenti che invece mantengono alti tassi di “religiosità”. La seconda è che persino nell’Europa “secolarizzata” si affermano forme di religiosità sempre più differenziate, che vanno dalla leggerezza di forme di “nuova spiritualità” alla rocciosa consistenza dei fondamentalismi. La terza ragione è che il vettore pentecostale, il più robusto sulla scena cristiana del XX secolo, non ha perso la sua dinamicità, soprattutto in America Latina e in Africa. Il vento dello spirito pentecostale soffia ancora, e crea più di qualche turbolenza nella navigazione delle chiese storiche. Ma non è questa la novità.

Il fatto nuovo è che, dopo avere lungamente contrastato l’idea di una contaminazione tra chiesa e “mondo” e tra fede e politica, proprio a partire dal grande laboratorio panamericano molte chiese pentecostali oggi legittimano un impegno e uno schieramento nettamente politico.

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17 febbraio, festa della libertà di tutti

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Il 17 febbraio ricorre l’anniversario delle Lettere Patenti con cui il re Carlo Alberto, nel 1848, concesse i diritti civili ai suoi sudditi valdesi, fino ad allora confinati in una sorta di “ghetto alpino”. Poche settimane dopo gli stessi diritti furono concessi agli ebrei. Da allora per i valdesi e per gli evangelici tutti il 17 febbraio è un giorno di festa.

Da alcuni decenni la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) invita ad osservare questa ricorrenza come “Festa della Libertà”: «la libertà di tutti e non solo degli evangelici» precisa il pastore Luca Maria Negro, presidente della Fcei, che prosegue: «Una festa per ribadire la necessità di superare le normative di epoca fascista sui “culti ammessi” e di approvare finalmente – a distanza di 51 anni dalla promulgazione della Costituzione repubblicana – una legge quadro sulla libertà religiosa, che garantisca i diritti di tutte le confessioni religiose, comprese quelle che non hanno sottoscritto un’Intesa con lo Stato».

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Perché studiare il Talmud?

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Cosa ne sappiamo davvero dei grandi dibattiti (milkhemot Torah) che attraversano il mondo ebraico che, per convenzione moderna, chiamiamo ortodosso, soprattutto in Israele e negli Stati Uniti? Spesso quel che arriva a noi sono questioni minori, come la kashrut del carciofo fritto, mentre ignoriamo le machloqot sulle metodologie di studio del Talmud o sui curricula pedagogicamente più efficaci nel trasmettere l’amore alla stessa Torà. Non si tratta solo di sapere cosa distingue l’approccio allo studio del Brisker Rebbe da altri approcci o di scoprire che anche tra i mitnaghdim di origine lituana c’è una destra e una sinistra, ossia chi è più aperto al metodo filologico-comparativo e chi ancora lo sospetta di eresia. Per entrare nella ricchezza e nella bellezza del pensiero ebraico occorre saper apprezzare il mondo dell’halakhà, capire quanto vivaci e profonde siano le discussioni che animano coloro che al Talmud, al grande codice della cultura ebraica tradizionale, dedicano l’intera vita.

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Barth e il «totalmente altro»

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

«Totalmente altro»: l’espressione, riferita a Dio, è diventata famosa anche al di fuori della corporazione dei teologi. Bisogna ammettere che, in parte, tale popolarità è legata anche a una certa banalizzazione: in fondo, che Dio sia «diverso» (dagli essere imani, dagli animali, dal mondo), lo dicono tutti. Nella seconda versione del suo commentario all’Epistola ai Romani (1922), tuttavia, Karl Barth voleva dire qualcosa di più specifico e aggressivo: Dio e la fede cristiana non possono essere considerati il sigillo religioso dell’ordine ideologico e politico borghese. Nemmeno di quello socialista, certo: dal punto di vista di Barth, tuttavia, quest’ultimo è un pericolo secondario, date la storia e la cronaca delle chiese.

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Stranieri o cittadini? Un articolo di Luca Mazzinghi

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

“Perché, se sono alessandrini, non venerano i nostri stessi dèi?”. Questa era la domanda che nel I secolo a.C. ponevano i cittadini greci di Alessandria d’Egitto agli ebrei che abitavano ormai da quasi tre secoli la stessa città, così come ci racconta lo storico ebreo Flavio Giuseppe, vissuto nel I sec. d.C. Vogliono esserne cittadini, dicono gli abitanti di Alessandria, ma sono di un’altra religione, per di più del tutto diversa dalla nostra.

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Eclissi del cristianesimo. Da dove ripartire? Una conversazione attorno ad una tavola

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Una sera a cena con alcuni amici e tra questi un prete. Si ragiona di futuro della fede, di futuro del cristianesimo. Leggo loro una parte di un lungo articolo che Susanna Tamaro ha scritto sul Corriere della Sera per recensire il nuovo libro di Paola Mastrocola (Leone, Einaudi).

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