Istinti spirituali

La maggior parte di noi ha la tendenza, in modo giusto, a parlare degli istinti primari, naturali e di conservazione che caratterizzano l’uomo nella sua struttura. In altre parole, siamo abituati a ridurre l’uomo a una specie di passione biologica o dinamica, dimenticando le facoltà spirituali che possiede, di cui è dotato dalla creazione. Naturalmente, per osservare queste facoltà, è necessaria una visione molto più ampia e più completa, un’intuizione metafisica, basata su comprensioni supersensibili.

In generale, l’uomo rifiuta gli impegni spirituali per diversi motivi, uno dei quali è la cura quotidiana che rapisce l’Essere fino alla sua dissoluzione. Un altro motivo è la cosiddetta insufficienza razionale e logica della base argomentativa relativa all’esistenza di realtà spirituali.

In effetti, se dubiti di manifestare automaticamente un istinto spirituale di base, primario, perché chi non dubita non può trovare una chiamata alla fonte della saggezza o ai talenti della propria anima. Inoltre, colui che dubita e finisce per non credere, quindi per reprimere i suoi istinti spirituali, potrebbe porre la seguente domanda: dopo tutto, che cosa non crede? Parliamo da questo punto di vista dell’istinto spirituale dell’ateo o dell’agnostico, che è comunque dipendente da una teologia dell’Universo, che è oscura, ma una teologia con la quale cerca di definire per sé la realtà spirituale del Nulla in cui si trova assunto per vivere. Chi è totalmente privato di qualsiasi istinto spirituale è colui che non dubita né crede, da cui deriva il rifiuto di qualsiasi ricerca. Questo è l’atteggiamento ordinario, almeno dell’uomo contemporaneo, segnato dalla mancanza di discernimento emotivo e razionale. Stiamo parlando di una tipologia umana di indifferenza, basata su un completo conforto, quest’ultimo assunto dalla maggior parte, poiché è molto più facile non appoggiarsi alle elevazioni celesti, che si riflette in un comportamento umano superficiale e ignorante verso quelli intorno.

Pertanto, osserviamo che per parlare dell’idea stessa di un istinto spirituale, è necessario considerare le basi della ricerca, specialmente se ci è sufficientemente chiaro che solo cercando la scoperta e la scoperta è possibile solo nella rivelazione e attraverso essa. O in altre parole: la scoperta è la rivelazione stessa. In questo modo si manifesta l’istinto spirituale, che ci aiuta a renderci conto che le cose non sembrano sempre ciò che sono e che l’uomo ha a sua disposizione una gamma infinita di realtà dalle quali può sceglierne una secondo il proprio piacere.

L’uomo perfetto alla luce dei suoi istinti spirituali, così illuminato dal sole della conoscenza soprannaturale e sensibilizzato dal fiore dell’intelletto, capirà sempre che non è sufficiente vivere e manifestarsi in questo mondo sulla base delle leggi organiche come un semplice uomo o donna. Capirà che è molto più importante che dal fragile organico diventi Ying e Yang dell’Universo, proprio per dare una vita in più al mondo dove non è stato lanciato accidentalmente.

Andare oltre le barriere imposte dal proprio corpo, oltre gli inganni razionali della mente è un passo che aiuterà chiunque a raggiungere il proprio inconscio spirituale, nelle profondità sconosciute del cuore che risveglierà sicuramente la propria coscienza. In questo modo si potrà rispecchiare l’uomo nelle lacrime della Vergine spogliate dell’orgoglio e troverà senso nell’attesa della luce che brilla su tutti, nella scintilla della passione per il Regno celeste, trasformata da alcuni in una banale illusoria guarigione delle menti malate e assurde.

La ricerca della scoperta della Verità può anche significare viaggiare per milioni di chilometri ideali, ma solo in questo modo l’istinto spirituale può essere stimolato perché la pazienza non è solo una virtù, ma l’essenza stessa della vita dedicata alla riconciliazione di se stessi. Ultimo ma non meno importante, l’istinto spirituale stimolato aiuta quell’uomo nato ad odiare in modo tale da rinascere nell’amore.

Tudor Petcu

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