La parola di Dio non spiega nulla ma illumina tutto, di padre Pio Parisi

da Incontripioparisi.it, Incontri Pio Parisi, discernimento e solidarietà.

Vedi, oggi ti do autorità
sopra le nazioni e sopra i regni
per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere,
per edificare e piantare.

Ger 1,10

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti,ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.

Ebr 1,1-2

Spiegare è necessario come respirare

Cerchiamo di capire quel che siamo e quel che accade dal più piccolo neo del nostro corpo, alle svolte della storia e all’evoluzione del cosmo. Cerchiamo di spiegarci e di spiegare ad altri continuamente, con tutte le facoltà della mente e del cuore, con tutti quelli che ci possono aiutare a capire, con tutti i maestri. Così andiamo avanti in diversi modi spiegando a noi e agli altri, correggendo le spiegazioni sbagliate. Ma ci sono questioni che non hanno spiegazione: perché si vive, perché si muore, quale il significato ultimo di ogni cosa, della nostra vita mortale. Ci troviamo davanti a un muro invalicabile.

La Parola di Dio (Come Proposta nel concilio  Vaticano II, nella Costituzione Dogmatica “Dei Verbum”)

Ricca di sapienza umana conforta la nostra ricerca di spiegazioni, nelle più diverse direzioni; ma in quanto considerata come sapienza umana si trova anche essa davanti a un muro invalicabile, non ci dà la spiegazione degli interrogativi di fondo sul senso della nostra vita mortale. la Parola di Dio che converge nel Mistero Pasquale non spiega ma illumina:

Notte, tenebre e nebbia,
fuggite: entra la luce,
viene Cristo Signore.

Il sole di giustizia
trasfigura ed accende
l’universo in attesa.

Con gioia pura ed umile,
fra i canti e le preghiere,
accogliamo il Signore.

Salvatore dei poveri,
la gloria del tuo volto
splenda su un mondo nuovo!

A te sia lode, o Cristo,
al Padre e al Santo Spirito,
oggi e sempre nei secoli. Amen.

Inno di Lodi del mercoledì

Non si tratta quindi di una spiegazione da apprendere diligentemente, ma di una luce che è incontro personale con il Signore, che tutto trasfigura, incomparabilmente più di spiegare, e accende tutto ciò che tende a spegnersi mancando di futuro.

“Lo Spirito del Signore ha riempito l’universo, egli che tutto unisce conosce ogni linguaggio” (Antifona di Pentecoste)

Nessuno è dimenticato o escluso.

Affascinati dalla bellezza e dalla bontà di alcuni, irritati o avviliti dalla falsità di altri, lasciando in secondo piano le nostre qualifiche di buona volontà, pensiamo con la mente e con il cuore che lo Spirito di Dio è in tutti presente e operante. Questo fonda la nostra speranza per i singoli, per i popoli e per l’umanità.

L’iniziativa è dello Spirito Santo

Gesù nell’ultima cena: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre” (Giov. 14, 16); “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Giov. 14, 26).

Certamente lo Spirito conforta le nostre facoltà di mente e di cuore nell’impegno quotidiano di spiegare, ma al tempo stesso ci penetra con una luce superiore che ci dona la comprensione della parola di Dio. S. Agostino ci aiuta a capire la luce che viene dalla parola di Dio: “Vidi con l’occhio dell’anima mia una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo… Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato… Chi conosce la verità conosce questa luce” (dalle Confessioni, Lib. 7).

La presenza dello Spirito è operante nei grandi santi come nella quotidianità di tutte le persone, specialmente dei più piccoli, poveri e sofferenti. L’iniziativa è sempre dello Spirito. “In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” (Lc. 10, 21-22).

La tentazione

Cercare nella parola di Dio la spiegazione ai nostri quesiti evadendo la responsabilità di attivare le facoltà di mente e di cuore, personali e comunitarie, che Dio ci dà. Considerare la parola di Dio a livello di una sapienza umana. Se Dio rispondesse ai nostri quesiti la sua Parola sarebbe da questi condizionata. Come l’acqua che ha la forma del recipiente che la contiene.

Ascoltiamo il profeta Geremia:

Stupitene, o cieli;
inorridite come non mai.
Oracolo del Signore.
Perchè il mio popolo ha commesso due iniquità:
essi hanno abbandonato me,
sorgente di acqua viva,
per scavarsi cisterne, cisterne screpolate,
che non tengono l’acqua.

Ger. 2, 12-13

La riduzione della parola di Dio a sapienza umana fa si che ci si possa sentire possessori  di questa sapienza e quindi di poterla gestire e con essa la salvezza. Dalmazio Mongillo rileva che siamo ancora in larga misura fermi a una  comprensione teologica di cosa sia la fede, ascolto della parola di Dio, mentre manca una apertura credente al mistero di questa parola. Un atteggiamento proprietario della parola di Dio è l’opposto della fondamentale vita cristiana che è l’umiltà.

Come l’uomo nel benessere (salmo 48) non comprendiamo. Come il fariseo nel Tempio non siamo Giustificati (Lc. 18,14).

Rileggiamo con fede, silenziosa e adorante i primi 3 capitoli della I ai corinzi:

Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti:

Distruggerò la sapienza dei sapienti
e annullerò l’intelligenza degli intelligenti.

Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili.

1 Cor. 17-26

Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Sta scritto infatti:

Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
queste ha preparato Dio per coloro che lo amano.

Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L’uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito.

2 Cor. 6-14

E’ necessario umilmente verificare, discernere come ci accostiamo alla parola di Dio, come la accogliamo, come la proponiamo, nella quotidianità e nei momenti più impegnativi della catechesi, della teologia, del magistero.

Il soggetto

Il soggetto primo di tutto è lo Spirito del Padre e del Figlio presente e operante in tutti gli uomini che per lui diventano a loro volta soggetti. Tutti quindi sono “illuminati” dalla Parola, anche se privi di “spiegazioni” per quanto si pongano problemi circa la loro vita e quella di tutti gli uomini. La Parola illumina tutti a partire dai più piccoli e poveri, dai sofferenti, dagli scartati.

Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura:

Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso.

1 Pt. 2, 4-6

La fede non è un possesso ma una ricerca.

La Chiesa è una costruzione di pietre vive scartate.

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