Per il 1° maggio la statua del Gesù Divino Lavoratore (o San Giuseppe Lavoratore) nella cappella di Santa Marta

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani e  Aclimilano.it, ACLI milanesi le Acli di Milano, Monza e Brianza.

Papa Francesco ha accolto la richiesta delle ACLI di ospitare la statua di San Giuseppe lavoratore durante la Messa che celebrerà domattina 1° maggio alle 7.00 (in diretta su TV 2000), presso la cappella di Santa Marta in Vaticano. L’opera, che solitamente è posizionata all’ingresso della sede nazionale di palazzo Grandi a Roma, è stata realizzata dalle ACLI e nel 1956 fu trasportata in elicottero da piazza del Duomo, a Milano, a piazza San Pietro in occasione della festa cristiana del lavoro intitolata a San Giuseppe lavoratore. “Siamo contenti che il Santo Padre abbia accolto la nostra richiesta – ha dichiarato il Presidente delle Acli, Roberto Rossini – in occasione del 65° dell’istituzione della festa di San Giuseppe lavoratore, voluta da San Pio XII nel 1° maggio del 1955, in occasione del decennale della fondazione dell’associazione. Parteciperemo alla messa dalle nostre case, insieme al Papa e a tutta la Chiesa, uniti in preghiera per il lavoro e per i lavoratori in un momento così delicato per il nostro Paese ”.

Il Primo Maggio anche per i cattolici

Le organizzazioni dei lavoratori cristiani non avevano quasi mai festeggiato la ricorrenza del Primo Maggio perché essa era nata in ambiente socialista ed anticlericale: piuttosto, almeno in Italia, preferivano festeggiare la ricorrenza del 12 maggio, data dell’emanazione dell’ Enciclica Rerum novarum di Leone XIII.

Le ACLI, volendo promuovere uno spirito unitario che rimarcasse anche la concezione cristiana del lavoro, decisero di dare al Primo Maggio un tono diverso che corrispondesse anche alla realtà per cui Gesù, negli anni della sua vita a Nazareth, aveva condiviso il lavoro di falegname del suo padre terreno Giuseppe, in tal modo santificando il lavoro umano come partecipazione all’attività creativa di Dio.

Pertanto, esse richiesero al Papa Pio XII, che delle ACLI era stato promotore, di voler istituire nella giornata del 1 maggio la festa liturgica di Gesù Divino Lavoratore , e a tale scopo commissionarono questa statua perché il Papa la benedicesse.

Venne a tal fine indetta una grande manifestazione per il  1 maggio del 1955 con una forte partecipazione di aclisti da tutto il Paese che arrivarono a Roma con pullman e treni speciali, ed un imponente corteo attraversò la città fino ad arrivare a piazza San Pietro dove venne celebrata una Messa all’aperto.

Il Papa annunciò che da allora in poi la festa del 1° maggio sarebbe stata dedicata a San Giuseppe artigiano: quando più tardi il Pontefice ricevette i dirigenti nazionali delle ACLI in udienza essi gli presentarono la statua per la benedizione, ed egli disse loro che teologi e liturgisti avevano manifestato riserve circa l’opportunità di applicare a Gesù la definizione di “Divino Lavoratore”.

Con la riforma liturgica del 1969 la memoria è stata ridenominata di San Giuseppe lavoratore: attualmente esistono molte chiese dedicate a Gesù Divino Lavoratore.

La storia della statua di Gesù divin Lavoratore (o di San Giuseppe Lavoratore?)

da Farebene.info.

Le Acli tentarono ancora di avere un “Cristo lavoratore” l’anno successivo, il 1956, in occasione della festa del 1° maggio internazionale dei lavoratori.

Mons. Montini, divenuto nel frattempo arcivescovo di Milano, benedì la statua del “Gesù divino lavoratore”, alta 135 cm, in bronzo dorato, realizzata da Enrico Nell Breuning.

La statua partì da piazza Duomo in elicottero per arrivare sul sagrato della basilica di San Pietro, accolta proprio da Pio XII, alla finestra del suo appartamento (in verità venne trasportata a Linate, da lì spedita a Ciampino e di nuovo sollevata da un piccolo elicottero per arrivare nel cuore di Roma).

Il giorno successivo (2 maggio 1956) una “delegazione intercontinentale”, guidata da Dino Penazzato, si recò in udienza dal Papa per la benedizione della statua che venne salutata dal pontefice ancora come immagine di San Giuseppe.

A seguito di una coraggiosa precisazione di monsignor Luigi Civardi, Pio XII finalmente riconobbe: “Si, ecco, Divino Lavoratore può essere accettato”.

La statua venne successivamente destinata all’erigenda chiesa romana intitolata proprio a Gesù Divino Lavoratore, voluta e finanziata dalle Acli (a meno di un chilometro dalla attuale sede nazionale di via Marcora).

L’avvenimento, segno dei tempi, fu ripreso anche dalla televisione nazionale.

Il bronzo fu infine riportato nella sede nazionale delle Acli, dove per molti anni, sulla base di una tradizione orale imprecisa, tornò ad essere identificata con San Giuseppe.

Solo il 23 maggio 2015, nel corso dell’incontro in Aula Nervi con Papa Francesco, il pontefice è tornato a benedire quella che le Acli hanno definitivamente indicato come statua di Cristo Lavoratore.

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