Più eguali. Orientamenti per il 26° congresso nazionale delle ACLI – 4) Ascoltare e farsi ascoltare

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Pubblichiamo in più puntate (per renderli più agevoli da leggere), gli orientamenti per il 26° congresso nazionale delle ACLI. Il titolo scelto è “ACLI 2020 Più eguali. Viviamo il presente, costruiamo il domani”. Con queste parole s’intende porre particolare attenzione all’uguaglianza e alla giustizia sociale, temi fondamentali nel nostro movimento, per declinare al presente e al futuro quelle politiche sociali che si rivolgono agli ultimi e ai penultimi, ad un ceto popolare sempre più schiacciato verso il basso a causa di anni di crisi e di scarsa attenzione da parte della politica.

4. Ascoltare e farsi ascoltare

«Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà», questo motto di Romain Rolland, reso famoso in Italia da Antonio Gramsci, ci sembra l’ispirazione migliore per il compito che attende le Acli. Non pensiamo che le analisi impietose sul declino del nostro paese siano sbagliate, ma sono inutili se non vengono completate da un impegno concreto. Gli elementi di fatto che abbiamo a disposizione non possono che spingerci verso il pessimismo. Tuttavia, è la pratica cristiana quotidiana a renderci ottimisti: stando accanto alle persone nelle città come nei piccoli centri, abbiamo capito che la ragione è un sole severo che acceca e distoglie dall’incredibile forza dell’umanità.

Le Acli sono quindi chiamate a ricucire i quattro strappi della società, facendo fronte comune anche con le altre realtà della società civile (e sono molte) che hanno a cuore il futuro del lavoro, dell’ambiente, delle comunità e della politica. Per fare ciò è necessario mobilitare le comunità, stare assieme alle persone, uscire dalle nostre sedi scendendo per le strade.

Ancora una volta il cammino è indicato con chiarezza dalle parole di Francesco, un Papa che ci ha abituato a un linguaggio irrituale e profondo allo stesso tempo. Ai ragazzi convenuti per la Giornata Mondiale della gioventù del 2013, il Pontefice ha rivolto questo appello:

Desidero dirvi ciò che spero come conseguenza della Giornata della Gioventù: spero che ci sia chiasso. Qui ci sarà chiasso, ci sarà. Qui a Rio ci sarà chiasso, ci sarà. Però io voglio che vi facciate sentire nelle diocesi, voglio che si esca fuori, voglio che la Chiesa esca per le strade, voglio che ci difendiamo da tutto ciò che è mondanità, immobilismo, da ciò che è comodità, da ciò che è clericalismo, da tutto quello che è l’essere chiusi in noi stessi. Le parrocchie, le scuole, le istituzioni sono fatte per uscire fuori…, se non lo fanno diventano una Ong e la Chiesa non può essere una Ong. Che mi perdonino i vescovi ed i sacerdoti, se alcuni dopo vi creeranno confusione. È il consiglio. Grazie per ciò che potrete fare.

Ecco le Acli sono chiamate a far sentire la loro voce in modo forte e chiaro laddove le cose non funzionano e gli strappi rischiano di non poter essere più ricuciti.

Accanto a ciò bisogna continuare a intrattenere quel dialogo «a bassa voce», complice e comprensivo, con le comunità, le famiglie, le persone: ascoltare e farsi ascoltare, ecco il compito che ci dobbiamo dare. In questo impegno non possiamo che rinvenire il richiamo del messaggio evangelico più originario e autentico: ama il prossimo tuo come te stesso.

Nel proporci questo programma non ci sentiamo né soli, né disorientati. È la fede sostenuta dalla speranza che ancora e sempre guida e ispira la nostra azione. È la fede cristiana che ci mostra l’orizzonte verso cui dobbiamo tendere: una polis che è riflesso della Gerusalemme celeste. Questo anima il nostro operato, al di là di ogni possibile scoraggiamento. Il contributo che come credenti possiamo offrire non riguarda una nuova politicizzazione della fede, operazione che abbassa quest’ultima di rango, ma il viverla radicalmente, lasciandosi vivificare da lei, trascendendo noi stessi e ogni fatuo individualismo verso un destino comune del popolo di Dio. Ciò richiede di immettere in circolo un surplus di tensione morale e di agape fraterna, che deriva da una fede che ci chiama ad essere segno di contraddizione in un mondo segnato dall’ingiustizia e dall’emarginazione, ad essere responsabili del fratello e della sorella in un contesto di intolleranza ed indifferenza, ad essere granello di senape che costruisce il Regno di Dio, che «fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra» (Marco 4, 32). Ancora e sempre riponendo il senso della vita in Cristo, che dà orientamento alle nostre esistenze, interpellandoci di continuo e non lasciandoci tranquilli, che ci chiama a camminare coi piccoli e con gli umili, che sostiene la nostra inadeguatezza, che fa pieno ciò che non riusciamo a riempire e l’orlo trabocca.

Solo una profonda e alimentata vita spirituale rafforza la fratellanza e l’empatia che affondano le radici in Cristo e nutre l’anelito al tentare che è proprio del cristiano, perché, come ha detto Papa Giovanni XXIII, «non consultarti con le tue paure, ma con le tue speranze e i tuoi sogni. Non pensate alle vostre frustrazioni, ma al vostro potenziale irrealizzato. Non preoccupatevi per ciò che avete provato e fallito, ma di ciò che vi è ancora possibile fare».

Più eguali. Viviamo il presente, costruiamo il domani

20200304 orientamenti congressuali ACLI

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