Commento alla liturgia ortodossa: Diciassettesima Domenica dopo Pentecoste

da Santa-rus.com, La Santa Rus’. Grazia e bellezza nell’incontro con la Santa Rus’.

4 ottobre / 21 settembre 2020 – Domenica

Domenica 17a dopo Pentecoste, dopo l’Elevazione. Tono 8°. Chiusura della
festa dell’Elevazione della Vivificante Croce del Signore. Dell’ap. dei 70 Quadrato (c. 130).

Apostolo: di Domenica dopo l’Elevazione: Gal § 203 (2:16-20)
e della serie: 2 Cor § 182 dalla metà (6:16-7:1).

Vangelo: di Domenica dopo l’Esaltazione: Mc § 37 (8:34-9:1)
e della serie: Mt § 62 (15:21-28) (della Canaanea).

21 Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. 22 Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola.

Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». 24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele». 25 Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini». 27 «È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Matteo 15,21,28

Quante volte abbiamo contestato ai pastori, alla Chiesa eccessiva durezza? Tante. E probabilmente siamo rimasti delusi da un ‘no’, da una prassi ribadita, da una regola spiegata, perché non riusciamo ad affidarci alla sapienza millenaria della Chiesa e alla pedagogia di Dio.

Questo splendido brano del Vangelo di Matteo ci mostra proprio questa pedagogia di Dio attraverso Gesù Maestro. E’ singolare questo brano perché ci mostra un Gesù duro, intransigente, irremovibile. Il paradosso è che il momento di massima rigidità di Gesù corrisponde al momento di massima apertura della Salvezza, che non è più solo per il popolo d’Israele ma anche per i gentili, per i “cagnolini”!

La Salvezza che viene aperta a tutti però non è a buon mercato ma esige uno sforzo personale. Uno sforzo che è perfettamente incarnato dalla donna cananea: essa parte da una situazione oggettivamente svantaggiata perché donna, perché non figlia di Israele e in più con una figlia tormentata dal demonio. Eppure nonostante questo cerca questo Gesù di cui si parla e si parla ancora e di cui la fama è giunta anche nell’antica Fenicia. La Cananea lo trova, lo supplica chiamandolo “Figlio di Davide” confessandolo quindi come il Messia del Popolo d’Israele… ma nulla. Il Salvatore la ignora e continuerà ad ignorarla anche sotto la pressione dei discepoli che gli chiedevano di evadere questa richiesta o forse semplicemente di mandarla via. Eppure la donna cananea insiste e l’insistenza si fa più forte tanto quanto il rifiuto di Gesù che le dice a chiare lettere che il pane della Salvezza non può essere gettato ai cagnolini, cioè ai pagani.

“È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” (Mt 15,27) è questa la frase che cambia il comportamento del Salvatore, e lo cambia perché è la testimonianza della fede totale della donna cananea, una fede che è cresciuta e si è affermata nonostante le avversità e grazie alla pedagogia del Cristo Maestro.

L’insolita durezza di Gesù ha il solo scopo di far germogliare la fede nella donna, di farle comprendere la preziosità del dono che le sta per essere aperto. Ciò che conta per la Cananea e per ciascuno di noi è la capacità di desiderare realmente la Salvezza, un desiderio potente che forse è già Salvezza.

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