«Gesù sceglie lui stesso i suoi adoratori: i poveri, i piccoli, i disprezzati dal mondo» di Charles De Foucauld

Insieme agli auguri di un buono e santo Natale da La Bottega di Nazareth proponiamo un bel testo del beato Charles de Foucauld, il cui centenario della morte ricorreva il primo dicembre scorso. Il testo è tratto dalle “Opere Spirituali”.

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Il Natale e la logica di Dio. Oltre il folclore e le strumentalizzazioni

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Josef mi lasciò insieme all’asina fuori di città e partì di corsa. C’era odore di vino. Le cantine di certo avevano anticipato il travaso per averne da vendere ai viandanti. Ero arrivata al giorno, si stavano aprendo le mie acque. Tornò dopo due ore, desolato. Niente, non aveva trovato niente. Nato a Bet Lèhem, era partito bambino per la Galilea. Non aveva un familiare al quale rivolgersi. La città era sottosopra per il ritorno delle famiglie da censire. Ogni casa ospitava parenti venuti da lontano. Si torceva le mani. Aveva implorato, offerto anche l’asina per un letto, niente. C’era solo una minuscola stalla dove c’era un bue. La bestia, almeno lei, accolse bene gli intrusi, io e l’asina.

Così scrive Erri De Luca nel suo In nome della madre immaginando la fatica che Maria e Giuseppe dovettero affrontare nei giorni del parto. Un’immagine così diversa da quella di molti quadri e rappresentazioni che raccontano invece di una Santa Famiglia serena, perfetta e unita.

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L’indemoniato di Gadara. Omelia di p. Georgy Kochetkov

Approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe.

Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: “Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!”. Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: “Qual è il tuo nome?”. Rispose: “Legione”, perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.

Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nelle campagne. La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono da Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto riferirono come l’indemoniato era stato salvato. Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Egli, salito su una barca, tornò indietro. L’uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: “Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te”. E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui.

Lc 8,26-39 (trad. CEI 2008)

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!

Fratelli e sorelle, cristiani!

Abbiamo appena sentito cosa ha fatto Gesù per un indemoniato. Ecco, il Signore arriva nel paese dei Gadaresi e non appena scende dalla barca si incontra una persona della città vicina che si chiama Gadara.

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“Nostro fratello Giuda”, di don Primo Mazzolari

Sessanta anni fa, il 3 aprile, Giovedì Santo del 1958, don Primo Mazzolari pronunciò quella che sarebbe diventata una delle sue prediche più famose: alcuni la chiameranno “Nostro fratello Giuda”, altri “Ma io voglio bene anche a Giuda”.

Don Primo, come sempre nelle sue omelie, parte dal testo evangelico e, in particolare, dalla parola “amico” con la quale Gesù si rivolge a Giuda nel momento stesso in cui lo tradisce e alla luce di questa parola rilegge il destino terreno ed ultraterreno dell’apostolo. Davanti alla misteriosa e inquietante “spiegazione” del Vangelo “Satana lo ha occupato” don Primo chiosa con un riferimento ben più concreto e comprensibile al potere di corruzione del denaro. E il giorno dopo, Venerdì Santo, l’arciprete volle nella sua chiesa, accanto alla croce esposta alla venerazione dei fedeli, l’albero dell’impiccato, il patibolo del discepolo il cui peccato più grave non fu il tradimento ma la disperazione. Ma la conclusione di don Primo è proprio lo schiudersi alla speranza nella misericordia infinita del Padre.

Un testo, quello di Don Primo Mazzolari da leggere o meglio ancora da ascoltare dalla sua stessa voce. Una voce che, grazie all’intuizione dei fratelli Zangrossi e del fidatissimo Doge, venne registrata in decine di prediche che ci è possibile ascoltare ancora oggi godendo non solo della profondità del suo pensiero e della limpidezza della sua lettura evangelica ma anche della sua pronuncia e intonazione inconfondibili, di quella voce che sembra venga direttamente dal cuore, senza passare per le corde vocali.

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La libertà di errore degli eletti

da Monasterodibose.it, il sito della comunità monastica di Bose.

Negli ultimi tempi la parola “discernimento” è molto presente sulle labbra dei cattolici, soprattutto dopo l’avvento di papa Francesco, il quale ha subito manifestato la sua convinzione che il discernimento è tra le operazioni più urgenti oggi nella chiesa, fino a indicarlo come tema del prossimo sinodo dei vescovi (“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, ottobre 2018).

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I due Natali

da Aclisondrio.it, Acli provinciali di Sondrio.

Per sfuggire alla poco avvincente contabilità della parrocchia, faccio vagare lo sguardo sui dorsi dei libri che mi guardano dalla libreria davanti a me. Senza un perché, se non per noia, prendo un libro sui Balcani, forse per sfogliarlo. Dalle prime pagine, come stravaganti segnalibri, spuntano due banconote da dieci kune (reduci dimenticate di uno dei tanti viaggi tra Croazia e Bosnia) e quello che sembra un “santino”. Stampata sopra, accanto alla riproduzione di un volto di Gesù da icona orientale, non una citazione biblica, non una frase devota, ma un rimprovero piuttosto esplicito e ruvido: «Quando vi ho detto di comprare tutta quella roba per il mio compleanno?». Leggo la scritta in piccolo di lato … r.scapolo@tin.it … e mi torna in mente: un giorno d’inverno di non so quanti anni fa, a Como, incontro per caso don Renzo Scapolo, sempre prodigo di idee e azione dall’America Latina all’ex Jugoslavia, facciamo quattro chiacchiere sul suo progetto del momento e sui ricordi balcanici, i saluti da portare a qualche amico comune e, mentre sta per andarsene, mi mette in mano qualcuno di questi cartoncini. Continua a leggere

Elisabeth Behr-Sigel: una grande donna dell’Ortodossia in Occidente. Intervista di Tudor Petcu a padre Michael Plekon

La signora Elisabeth Behr Sigel è stata una delle più significative donne e teologhe ortodosse del XX secolo in occidente. Era nata in Alsazia, in Francia nel 1907. Suo padre era protestante e sua madre ebrea. Studiò teologia presso la Facoltà protestante a Strasburgo e iniziò un ministero pastorale. Dopo poco tempo andò a Parigi per studiare teologia. Durante i suoi studi entrò in contatto con la diaspora ortodossa russa e si unì alla Chiesa ortodossa attraverso i suoi amici e colleghi dell’emigrazione russa. Fu influenzata da alcune delle più importanti figure teologiche dell’epoca (Metropolitan Evlogy, Vladimir Lossky, Paul Evdokimov, Lev Gillet, Maria Skobtsova, ecc.). All’età di 24 anni, abbracciò ufficialmente l’ortodossia. Col tempo incontrò e sposò un immigrato e ingegnere russo Andrý Behr. Durante la seconda guerra mondiale a Nancy, dove Elisabeth insegnava nel sistema scolastico pubblico e viveva con la famiglia, era attiva nel movimento di resistenza durante l’occupazione nazista. Dopo la guerra insegnò all’Istituto cattolico di Parigi, alla Facoltà teologica di San Sergio, all’Istituto ecumenico di Tantur vicino a Gerusalemme e al Collegio domenicano di Ottawa. Behr-Sigel insegnò in tutto il mondo e pubblicò molti libri e articoli ortodossi in inglese, francese e tedesco. Ha dedicato molto tempo ed energie alla promozione delle donne nella Chiesa ortodossa – rispettosamente, quasi con umiltà ma con ferma convinzione e solidi argomenti teologici. È diventata nota per la sua instancabile attività ecumenica. Il 26 novembre 2005, Elisabeth Behr-Sigel è morta mentre leggeva a letto. Aveva 98 anni.

Proprio di Elisabeth Behr-Sigel ci parla padre Michael Plekon (sacerdote ortodosso, sociologo e teologo statunitense) intervistato dal dottor Tudor Pectu. Continua a leggere