Le diaconesse nella Chiesa Ortodossa. Intervista di Tudor Petcu a padre Filippo Ortenzi

Tudor Petcu ci invia il testo della sua intervista a padre Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, in riferimento alle diaconesse nella Chiesa Ortodossa.

Potrebbe dirmi perché sarebbe stata invalsa la prassi dell’ordinazione delle diaconesse nella Chiesa Ortodossa e quali ne costituiscono gli argomenti teologici?

La legittimità dell’ordinazione delle diaconesse fu riconosciuta sia dal Concilio Ecumenico di Calcedonia del 451 che da quello di Costantinopoli del 692, e non risulta che questo riconoscimento sia mai stato formalmente abrogato. Se si consultano le Costituzioni Apostoliche, libro VIII, valide per tutta la Chiesa definita “Una, Santa Cattolica Apostolica” (la Chiesa indivisa del primo millennio) si legge chiaramente che le stesse prevedono l’accesso delle donne all’ordine diaconale.

La prassi si è mantenuta inalterata nella Chiesa Ortodossa, anche se dal XV secolo in poi molte Chiese dell’Est ne hanno fortemente circoscritte nel numero le consacrazioni. La Chiesa Ortodossa è rimasta fedele ai Concili Ecumenici della Chiesa indivisa del primo millennio mentre, al contrario, la Chiesa Romana, che man mano si è allontanata dalla Retta Fede, ha abrogato la diaconia femminile fin dal VI -VII secolo, considerando le donne indegne di far parte del clero, compreso quello minore.

Per comprendere bene il ruolo e la funzione della diaconia femminile è utile leggere il libro dello scrittore Evanghelos D. Theodoru,  dal titolo: “La questione dell’ingresso delle donne nel Sacro Clero secondo la tradizione Ortodossa orientale“. Qui l’autore ci ricorda come “secondo la Didaskalia e secondo la Costituzione degli Apostoli (Costitutiones Apostolorum) la diaconessa occupa una posizione molto onorata negli Ordini del clero, dato che in queste fonti da una parte viene sottolineato che i diaconi e le diaconesse appartengono allo stesso ministero, al “ministerium diaconiae”…E’ comeun’anima in due corpi” . E’ dunque importante sottolineare che, come ci ricorda lo scrittore, diaconi e diaconesse condividono lo stesso ministero. Il testo che ho citato è consultabile nel sito dell’Arcidiocesi italiana del Patriarcato di Costantinopoli. In ambito cattolico è difficile reperire documentazioni utili perché si tende a sminuire e ridimensionare il ruolo delle diaconesse dei primi secoli. Ho l’impressione che si punti a farle apparire in un ruolo senza significato e senza consacrazione. Una specie di colf o di sacrestana.

Quali sono le più importante diaconesse nella storia della Chiesa Ortodossa?

Per quanto riguarda l’Italia vi sono alcune Sante dei primi secoli che sono state diaconesse, anche se la Chiesa Cattolica tende a nascondere la loro appartenenza all’ordine sacro. Cito le romane Giulia, Typhena, Melania, Tatiana, Fabiola, Restituta di Sora, . Vi è poi il caso della Santa più venerata in Sicilia: Sant’Agata, patrona di Catania, San Marino e Malta, nonché co-patrona di Capua e Palermo ed altre località in Italia e all’estero.

Nell’antichità le diaconesse venivano ordinate prevalentemente tra le vergini, le vedove e tra le mogli dei vescovi. Al riguardo va ricordato che San Gregorio di Nissa, che peraltro aveva una sorella diaconessa di nome Macrina, ricevette la consacrazione ad episcopo unitamente alla moglie Teodosia che nella stessa liturgia venne consacrata diaconessa. Ricordiamo inoltre Gorgonia di Nazianzo, figlia del vescovo san Gregorio Nazianzeno il Vecchio e Santa Nonna e Sorella di san Cesario e san Gregorio Nazianzeno. Le Sante egiziane Domenica e Apollonia di Alessandria. In Occidente nel VI secolo si parla di Redegonda, moglie del re merovingio Clotario I, che si ritirò come diaconessa a Noyon. Nell’Ortodossia la diaconessa più nota e venerata è Olimpia di Nicomedia, collaboratrice nelle opere caritative di Giovanni Crisostomo, nota anche come “Olimpia la Diaconessa”.

Perché oggi si torna a discutere sul tema dell’ ordinazione delle diaconesse?

Seppure con l’ affermarsi progressivodel monachesimo femminile in diverse Chiese ortodosse sia caduta in desuetudine la diaconia femminile, essa non è mai stata formalmente abrogata. Non solo. Vi sono Chiese come quella Apostolica Armena e quella Apostolica Autocefala Ortodossa Georgiana dove è difficile trovare una parrocchia dove non vi sia almeno una diaconessa.

Per quanto riguarda le chiese greco-ortodosse va ricordato che San Nektarios, (Nettario), nel XIX secolo ricominciò a consacrare diaconesse, scegliendone molte tra le monache del monastero da lui fondato. Oggi in diverse chiese ortodosse dell’Europa orientale sono state ordinate numerose diaconesse, specialmente in ambito monastico, soprattutto tra le abbadesse dei monasteri.

Il rilancio del diaconato femminile è stato auspicato, tra l’altro, sia dalla Commissione Pan-Ortodossa di Rodi del 1988 che dal Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Greca del 2004. In ambito cattolico, papa Francesco, nel 2016, durante l’udienza all’Unione internazionale Superiore generali (Uisg) tenuta in Vaticano nel maggio 2016, ha affermato di voler riprendere lo studio sul diaconato femminile nella Chiesa primitiva, anche se poi tale eventualità sembra sia stata accantonata a causa dell’ostilità da parte della maggioranza dell’episcopato. Va rilevato che le chiese evangeliche, riformate, anglicane e vetero cattoliche hanno, seppure in forme diverse, ripristinato il ministero diaconale femminile.

Quanto importante è l’ordinazione delle diaconesse nella Chiesa Ortodossa Italiana di oggi?

Il recupero del valore ecclesiale delle diaconesse è stato, fin dall’origine, uno dei punti caratterizzanti per la Chiesa Ortodossa Italiana, che vede come uno dei suoi precursori spirituali il vescovo Leopoldo Adeodato Mancini, che all’interno della sua comunità ortodossa di spiritualità assiro-caldea, all’inizio del secolo per primo rilanciò detto ministero consacrando diaconessa madre Marzia Vicenzi di Ala (TN). La prima diaconessa della nostra Chiesa è stata Maria Dimitrova, autorevole esponente della comunità bulgara capitolina, ordinata a Roma (Casale Caletto) il 29 giugno 2016.  Successivamente sono state ordinate nell’anno 2018  Gabriela Velicaholova a Tavarnelle Val di Pesa (FI). Nel 2019 Barbara Piana e Lucrezia Teresi a Scarnafigi (CN) e Olga Federica Pagliani a Rocca Imperiale (CS). Nel 2020 Marisa Soldà a Boville Ernica (FR). Quest’anno, se la situazione pandemica ce lo permetterà, è prevista l’ordinazione delle diaconesse Tania Pizzamiglio di Bagnaria Alta (UD) e Laura Sangiorgio di Catania.

Nella Chiesa Ortodossa Italiana le donne sono valorizzate anche in altri ordini ecclesiastici minori quali l’Ipodiaconato ed il lettorato. Va ricordato che la prima donna ad entrare nel nostro clero, è stata Lorella Latini, stilista, artigiana e creativa, nonché Presidente dell’associazione laica di fedeli denominata “L’Arca di Sant’Antonio Abate” che si occupa prevalentemente della difesa del creato e della lotta contro la violenza sugli animali, che fu ordinata lettrice poco dopo la rifondazione ufficiale della Chiesa nel 2014.  Oltre questa valorosa sorella vi sono altre due lettrici, la prof.ssa Elena Quidello, Marie Monique Marty, che rappresenta la componente femminile della nostra Chiesa in Francia e l’avvocato Ersilia Barracca di Sutri (VT).

Quale è l’importanza della donna nella storia del Cristianesimo?

Le donne hanno avuto sempre una grande importanza nella storia del Cristianesimo. Basti pensare alla figura di Maria madre di Gesù e di Maria Maddalena, che fu la prima persona alla quale il Salvatore si manifestò dopo la Risurrezione. La Maddalena, che Ippolito nel suo Commento al Cantico chiama “l’Apostolo degli Apostoli“, ebbe un ruolo preminente durante la predicazione di Nostro Signore perché, come ci racconta Luca (8,2-3) ne finanziava la missione con i suoi beni. Al contrario degli apostoli Maria Maddalena, insieme a Maria madre del Salvatore e a Maria di Cleofa (zia di Gesù in quanto moglie del fratello del “Giusto Giuseppe”) accompagnarono Gesù durante la“Via dolorosa” e furono presenti alla crocifissione – come riportato unanimemente da tutti e quattro gli evangelisti: Luca (23,55-56), Marco (40,41), Matteo (27,55) e Giovanni (19,25) – e alla deposizione del corpo nella tomba messa a disposizione da Giuseppe d’Arimatea (per questa ragione, nell’ortodossia, sono venerate come “Sante Mirofore”). Furono sempre figure femminili, la Maddalena, la Madonna e Salomé, moglie di Zebedeo e mamma degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni il Teologo, ad essere informate dagli angeli della risurrezione di Gesù e a vedere per prime il Salvatore, come ci informano i vangeli canonici di Matteo (28,1-5) e Marco (16,1-2) e l’apocrifo Vangelo di Pietro (12).

Nella Chiesa primitiva non c’era differenziazione alcuna tra uomo e donna. Ce lo conferma Paolo di Tarso, nella Lettera ai Galati (3,28): «non esiste più né giudeo né gentile, né uomo né donna» e la Maddalena, secondo gli apocrifi: Vangelo di Filippo e Vangelo di Maria Maddalena e il Dialogo del Salvatore, tutti scritti in lingua copta (egiziana), Maddalena possedevaaddirittura una autorevolezza maggiore degli stessi Apostoli. Non va poi dimenticata l’importanza dellapresenza di donne missionarie come Priscilla, di cui ci parla l’evangelista Luca negli Atti degli Apostoli (capitoli 18 e 19) e Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi e in quella ai Romani, o Giunia (Rom. 16,7). Non dimentichiamo l’importanza nel Cristianesimo primitivo della classe delle vedove, attive nell’apostolato e nella carità, come Tabila, discepola di Cristo (Atti 9,36-41), delle profetesse, come le quattro figlie di Filippo dei Settanta (Atti 21,8), delle stesse diaconesse, come Fede (Paolo – Romani 16,1), o di santa Nino, alla quale si deve l’illuminazione (conversione) della Georgia.

Come spiega Lei, da vescovo ortodosso italiano, l’esistenza ancora evidente di forme di misoginia all’interno di alcune chiese cristiane?

Fu la Chiesa latina a iniziare la marginalizzazione ecclesiologica delle donne. Basti pensare che nel 591 il vescovo di Roma, Papa Gregorio Magno, sostenne che Maria Maddalena non era altri che la prostituta scampata alla lapidazione di cui ci parla Giovanni (8,1-11) e, subito dopo, nel 593, ben 21 vescovi latini si riunirono in un Concilio locale a Mâcon (Francia) per discutere se la donna potesse essere definita, oppure no “essere umano”, ossia se quando si parlava di “uomo”, il sostantivo significasse “essere umano maschio” oppure “essere umano” a prescindere dal genere maschile o femminile.  

Importanti teologi cattolici quali Agostino d’Ippona e Tommaso d’Aquino concordavano con Aristotele nel considerare la donna “un maschio mancato” e a far presente che, al contrario dell’Uomo, la donna non fu creata dal nulla ma da una costola d’Adamo rimarcando, come Agostino d’Ippona, che è stata la causa del peccato originale. Questa concezione cattolica della donna non creata ad immagine di Dio ma ad immagine dell’uomo si è così radicata nel Cristianesimo d’occidente che portò alla soppressione dell’ordine delle diaconesse prima e all’imposizione del celibato del clero. 

L’inquisizione cattolica, nei secoli XV-XVII fece condannare al rogo decine di migliaia di donne, accusate di stregoneria. Base ideologica della visione diabolica della donna fu la Bolla Pontificia “Summis desiderantes affectibus” (Desiderio con supremo ardore) del Papa Innocenzo VIII del 5/12/1484 che diede ispirazione al libro Malleus Maleficarum (Il Martello delle Streghe) dei frati domenicani tedeschi Sprenger e Institor che riprendevano la tesi agostiniana della donna come maschio mancato (“mas occasionatus”) e sostenevano che femina (donna) derivi da fe + minus, che significa: fede minore. 

Addirittura nel XVI secolo, un grande inquisitore cattolico, il frate domenicano Bernardo da Como, in un libro dal titolo “De Strigiis”,  giunse a sostenere che la donna non avesse un’anima perché non era altro che uno strumento del demonio per la dannazione degli uomini e fonte di tentazione diabolica. Questa concezione cattolica della donna non creata ad immagine di Dio ma ad immagine dell’uomo si è così radicata nel Cristianesimo d’occidente che portò alla soppressione dell’ordine delle diaconesse.

La concezione della natura peccaminosa della donna quale causa del peccato originale ha contagiato anche movimenti religiosi cristiani. Soltanto alla fine del secolo scorso, Papa Giovanni Paolo II (lettera apostolica del10 luglio 1995 e Giubileo 2000)  chiedeva perdono per le ingiustizie compiute verso le donne, la violazione dei diritti femminili, la denigrazione storica delle donne e i peccati commessi nel passato dagli uomini di Chiesa Cattolica contro la loro dignità per le quali faceva pubblica ammenda, Papa Giovanni Paolo II (con la Lettera Apostolica del 10 luglio 1995 e nel corso del Giubileo 2000)  ha sconfessato la pregressa e plurisecolare misoginia e facendo pubblica ammenda ha chiesto perdono alle donne per le ingiustizie, la violazione dei diritti femminili, la denigrazione storica e i peccati commessi nel passato dalla Chiesa Cattolica contro la loro dignità.

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