… per noi non c’è nulla che possa rimpiazzare l’assenza di una persona cara
né è cosa questa che dobbiamo tentare di fare;
è un fatto che bisogna semplicemente sopportare e davanti al quale bisogna tenere duro.
A prima vista sembra molto difficile,
mentre è anche una grande consolazione;
perché, restando effettivamente aperto il vuoto,
si resta anche da esso reciprocamente legati.
Si sbaglia quando si dice che Dio riempie il vuoto;
non lo riempie affatto,
anzi lo mantiene appunto aperto e ci aiuta in questo modo a conservare l’autentica
comunione tra di noi
– quantunque accompagnata dal dolore.
Inoltre: quanto più belli e densi sono i ricordi,
tanto più pesante è la separazione.
Ma la gratitudine trasforma il tormento del ricordo in una gioia silenziosa.
Portiamo allora dentro di noi la bellezza del passato non come una spina, ma come un
dono prezioso.
Bisogna guardarsi dal frugare nel passato, dal consegnarsi ad esso, così come un dono
prezioso non lo si rimira continuamente,
ma solo in momenti particolari,
e per il resto lo si possiede come un tesoro nascosto della cui esistenza si è sicuri;
allora dal passato si irradiano una gioia e una forza durature.
Tratto da:
Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e Resa Lettere e altri scritti dal carcere
Lettera a Renate ed Eberhard Bethge, Sera di Natale 1943.
Edizione italiana a cura di Alberto Gallas. Postfazione all’edizione italiana di Alberto Conci.
Edizione paperback dell’edizione critica, Editrice Queriniana, Brescia, 2024, pagina 238.
a cura di Maurizio Abbà