L’anima della “Rerum novarum” /3

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Uno dei temi fondamentali della Rerum novarum di Leone XIII è la difesa della «proprietà privata». Un tema tutt’altro che secondario, perché di fronte al «male» causato dallo sfruttamento dei lavoratori, il Papa diceva chiaro e forte che «i socialisti», invece di dare una risposta giusta, preferivano attizzare «nei poveri l’odio ai ricchi», e pretendevano che si dovesse «abolire la proprietà, e far di tutti i particolari patrimoni un patrimonio comune, da amministrarsi per mezzo del municipio e dello Stato».

Ma, per quanto possa suonare bene il discorso sulla «distribuzione equa della ricchezza e del benessere tra tutti i cittadini», il suo contenuto è «ingiusto per molti motivi» e, di fatto, porta a «danneggiare gli stessi operai».

La ragione è semplice: ogni lavoratore ha come fine quello di «procurarsi qualcosa per sé e possedere con diritto proprio qualcosa come sua». Così, attraverso un giusto «salario», potrà «ottenere il necessario per cibo e vestiti». Ma, ancor di più, se poi risparmia qualcosa e lo investe «in un podere», quello – e non altro – è il vero futuro di ogni individuo e di ogni famiglia: ottenere l’autonomia che dà l’avere una casa dove ripararsi e uno spazio in cui lavorare per il proprio beneficio, senza dipendere da altri.

In definitiva, «la proprietà delle cose, sia mobili che immobili», non è solo una questione di «giustizia» (sono state guadagnate con il proprio sforzo), ma la base di un futuro pieno di speranza. Al contrario, quando «i socialisti», «privandoli della libertà» di incarnare i propri sogni presenti e futuri, li introducono in una spirale grigia in cui lo Stato dispone della proprietà di ogni elemento vitale, «peggiorano la situazione di tutti gli operai» e, in definitiva, «li spogliano della speranza».

Per questo, Leone XIII scrive che «il diritto a beni stabili e perenni» è un diritto dato all’uomo dalla natura. Infatti, se c’è un «gran privilegio dell’uomo», qualcosa che lo distingue «dalla bestia», «è l’intelligenza, ossia la ragione». In forza di tale privilegio, l’uomo «ha nelle sue mani la scelta di ciò che ritiene più conveniente per il suo benessere». E cosa c’è in questo mondo che «garantisce i beni necessari per il futuro» se non «la proprietà della terra stessa», la cui «fertilità» ci nutre e ci conforta?

Non c’è bisogno di essere «conservatori» per sapere che l’uomo ha bisogno che la sua vita ruoti attorno a «qualcosa di stabile e durevole» per sé e per i propri cari. Ora, questa stabilità e perennità di beni «proporzionati alla perennità del soccorso di cui egli abbisogna» può garantirla solo «la terra, con la sua inesauribile fecondità».

Miguel Ángel Malavia

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