«Lettera a Rut» – di don Tonino Bello

Proponiamo un testo di don Tonino Bello del luglio 1991.

Carissima Rut, avrei voluto scriverti in ben altra circostanza. Per approfondire ad esempio le ragioni di quell’universalismo della salvezza che hanno indotto Dio a includere anche te, unica straniera nell’albero della genealogia ebraica di Gesù. Non ti nascondo infatti che quando nella messa viene proclamata la lista degli antenati di Cristo tramandataci da Matteo, mi sorprende e mi commuove sentir pronunciare il tuo nome di donna fugace come un fremito d’ala. Sembra un nome abbreviato per pudore. O intimidito di comparire in mezzo al ferrigno scrosciare dei nomi di tanti maschioni.

Ti scrivo, invece, perché voglio sfogare con qualcuno la tristezza che mi devasta l’anima in questi giorni, alla vista di tanti stranieri che hanno invaso l’Italia, e verso i quali la nostra civiltà, che a parole si proclama multirazziale, multiculturale, multietnica, multireligiosa e multinonsoché non riesce ancora a dare accoglienze che abbiano sapore di umanità.

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Il potere dei segni, non i segni del potere. In dialogo con don Gigi, il parroco di don Tonino Bello

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Don Tonino Bello, terziario francescano, vescovo di Molfetta-Rivo-Giovinazzo-Terlizzi

Così, semplicemente, è scritto sulla tomba presso il cimitero di Alessano, il paese a pochi chilometri da Santa Maria di Leuca dove è sepolto l’indimenticato vescovo.

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«La dimensione politica della fede, dall’opzione per i poveri», di mons. Oscar Arnulfo Romero

Proponiamo il discorso di mons. Oscar Arnulfo Romero in occasione del Dottorato Honoris Causa conferitogli dall’Università di Lovanio, il 2 febbraio 1980. Poco più di un mese dopo, il 24 marzo 1980, mentre celebrava Messa, mons. Oscar Romero, veniva ucciso nella Cappella dell’Ospedale della Divina Provvidenza.

Bisognerebbe leggere tutto intero il discorso pronunciato da Romero all’università di Lovanio, prima che venisse insignito della laurea honoris causa, per capire quanto sapore di vangelo c’è sempre nelle parole di questo santo vescovo salvadoregno.

don Tonino Bello

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«A proposito di Giona», di Alexander Langer

da Alexanderlanger.org, il sito della Fondazione Alexander Langer Stiftung.

E’ un tempo, questo, in cui non passa giorno senza che si getti qualche pietra sull’impegno pubblico, specie politico. Troppa è la corruzione, la falsità, il trionfo dell’apparenza e della volgarità. Troppo accreditati i finti rinnovamenti, moralismi abusivi, demagogia e semplicismo. Troppo evidente la carica di eversione e deviazione che caratterizza mansioni che dovevano essere di estrema responsabilità. Troppo tracotanti si riaffacciano durezza sociale, logica del più forte, competizione selvaggia.

Davvero non si sa dove trovare le risorse spirituali per cimentarsi su un terreno sempre più impervio. Non sarà magari più saggio abbandonare un campo talmente intossicato da non poter sperare in alcuna bonifica, e coltivare – semmai – altrove nuovi appezzamenti, per modesti che siano?

O dobbiamo forse riandare alla storia di Giona, precettato per recarsi a Ninive, a raccontare agli abitanti di quella città una novella pesante e sgradevole, tanto da indurlo alla diserzione, imbarcandosi sulla prima nave che andava in direzione lontana e contraria, pur di non portare il messaggio?

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Discorso di Papa Francesco ad Alessano, dov’è sepolto don Tonino Bello

Alessano è la prima tappa della visita in Puglia, in occasione del 25esimo anniversario della morte di don Tonino. Il Papa è stato accolto da mons. Vito Angiuli, e dal sindaco di Alessano, Francesca Torsello. Poi la preghiera davanti alla lapide del “Servo di Dio”. Una tomba semplice e spoglia, come era nello stile di chi oggi vi riposa, con su scritto «Don Tonino Bello, terziario francescano, vescovo di Molfetta-Rivo-Giovinazzo-Terlizzi». Lo stesso vuoto apparente in cui è stata trovata la curia dove don Tonino è stato vescovo. Sì, perché egli ha donato persino sedie e suppellettili ai poveri. Poi la deposizione di un mazzo di fiori bianchi e gialli e l’abbraccio ai familiari dell’ex vescovo di Molfetta, in particolare i due fratelli Trifone e Marcello, i nipoti e i rispettivi figli. Il Papa si è raccolto in preghiera anche davanti alla vicina tomba della madre di don Tonino. Quindi l’incontro con i fedeli che lo aspettavano – sin dalle prime luci dell’alba – nel piazzale antistante il cimitero. Benedizioni, carezze e baci ai bambini. Oltre ventimila le persone presenti, un calore degno delle genti che abitano il Salento e che si sono sentite felici perché il Papa ha scelto di onorare don Tonino Bello venendo nella Terra che gli ha dato i Natali, in una tappa che, anche se fugace, è stata densa di significato.

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“La carezza di Dio. Lettera a Giuseppe” – di don Tonino Bello

Nella lettera a Giuseppe forse c’è il senso di ogni paternità, che è il prendersi cura delle cose e delle persone. Perché le cose servono alle persone e le persone non possono fare a meno delle cose. Ma il prendersi cura, accarezzando, le cose e le persone è un gesto di tenerezza profonda e pieno di scrupoli infiniti che dice il nostro rapporto con le une e le altre. A rileggerla oggi ‘La carezza di Dio. Lettera a Giuseppe’, ti fai sempre la stessa domanda: ma come riusciva  don Tonino Bello a vedere oltre ogni semplice gesto?
In fondo, Giuseppe il falegname, stava solo piallando un pezzo di legno .

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Oscar Romero, un vescovo fatto popolo – di don Tonino Bello

Oscar Romero era stato ucciso nella Cattedrale di San Salvador, mentre celebrava la Messa, il 24 marzo 1980 alle 18,30, in un periodo di grandi tensioni in quel paese del Centramerica. Qualche istante prima di morire aveva detto nell’omelia: «In questo calice il vino diventa sangue che è stato il prezzo della salvezza. Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo e il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo. Questo momento di preghiera ci trovi saldamente uniti nella fede e nella speranza…». Poco dopo Mons. Romero offriva il suo corpo e il suo sangue per la giustizia e la pace del suo popolo. 

Don Tonino nel 1987 ricordava Mons. Romero a Roma durante la ricorrenza del 7° anniversario del suo martirio. Durante la messa celebrata nella basilica dei Santi Apostoli il 23 marzo, don Tonino definì Romero «un vescovo fatto popolo». Egli sottolineò «come la Parola di Dio ha costruito nel santo vescovo salvadoregno la spiritualità dell’esodo, la spiritualità del dito puntato, la spiritualità del servo sofferente».

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