Gli animali, compagni della creazione. Il Messaggio per la 71ª Giornata Nazionale del Ringraziamento

Il Messaggio per la 71ª Giornata Nazionale del Ringraziamento: “Lodate il Signore dalla terra (…) voi, bestie e animali domestici” (Sal 148,10) – Gli animali, compagni della creazione

Quando lo sguardo dell’umanità si posa sulla creazione e il suo cuore trabocca di meraviglia per l’opera di Dio, la persona non può fare a meno di lodare il Signore per il dono degli animali, anzi la sua parola si intreccia con quella muta di tante creature viventi che accompagnano la nostra presenza sulla terra. Esse sono spesso citate come riferimenti per la meditazione del saggio di fronte al mistero della vita: si pensi a Gb 38-42, quando Dio mette Giobbe di fronte alla bellezza e complessità del creato, proprio a partire dalle specie animali. Talvolta essi sono anche portatori di messaggi rivolti agli umani, come accade nella storia dell’asina di Balaam, narrata in Nm 22,2-35. Spesso, poi, essi assumono valenze simboliche che richiamano alla relazione con Dio, come nei tanti riferimenti al rapporto tra il pastore ed il suo gregge che compaiono nei Vangeli, o nell’immagine della colomba per indicare la presenza dello Spirito al Battesimo di Gesù.

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Messaggio congiunto per la cura del creato del Santo Padre Francesco, di Sua Santità Bartolomeo I e di Sua Grazia Justin Welby

Messaggio congiunto del Santo Padre Francesco, di Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, e di Sua Grazia Justin Welby, Arcivescovo di Canterbury, per la protezione del Creato.

Per oltre un anno abbiamo tutti sperimentato gli effetti devastanti di una pandemia globale: tutti, poveri o ricchi, deboli o forti. Alcuni sono stati più protetti o più vulnerabili di altri, ma la rapida diffusione dell’infezione ha comportato che dipendessimo gli uni dagli altri nei nostri sforzi per stare al sicuro. Abbiamo compreso che, nell’affrontare questa calamità mondiale, nessuno è al sicuro finché non lo sono tutti, che le nostre azioni davvero influiscono sugli altri e che ciò che facciamo oggi influenza quello che accadrà domani.

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L’olio della distinzione

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Nei giorni di Chanukkà molti ebrei in tutto il mondo accendono la chanukià con olio di oliva, in ricordo del miracolo dell’ampolla di olio consacrato da cui trae origine la festa. Ma la produzione e il consumo di olio affonda radici millenarie in Medio Oriente in generale e nella tradizione ebraica antica in particolare. Sembra che per lungo tempo la coltura dell’olivo abbia avuto come quasi esclusivo obiettivo la produzione di olio. Così, quantomeno, emerge prendendo in mano il Tanakh, in cui l’olio viene citato più di cento volte e invece le olive non sono mai presentate come alimento, che peraltro come noto è immangiabile crudo appena raccolto.

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«La cultura della cura come percorso di pace». Messaggio del Santo Padre Francesco per la celebrazione della LIV giornata mondiale della pace

La cultura della cura, come “impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti”, e “disposizione ad interessarsi, a prestare attenzione, alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all’accoglienza reciproca”, costituisce una via privilegiata per la costruzione della pace, per “debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente”. Lo scrive Papa Francesco nel suo Messaggio, reso noto oggi, per la 54.ma Giornata mondiale della pace, che verrà celebrata il primo gennaio 2021, solennità di Maria Santissima, Madre di Dio.

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Bereshit: il fascino del reinizio. Interpretazioni del primo versetto della Genesi

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Eccoci a ricominciare il ciclo della qiriat ha-Torà, della lettura/ascolto del sefer per antonomasia, chiamato anche il Libro dell’alleanza. Dopo averla celebrata a Simchat Torà, ora la Torà va riletta dal principio. Un principio che i maestri hanno reso paradossale, quando hanno ben pensato di non frapporre neppure un giorno dall’ultima parola di Devarim/Deuteronomio alla prima parola di Bereshit/Genesi.

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Il forno di Akhnai e i limiti della maggioranza

da Ugei.it, Unione Giovani Ebrei d’Italia (UGEI) che coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono. 

C’è un midrash spesso citato dai sostenitori della democrazia ad ogni costo e della tesi secondo cui la maggioranza ha sempre ragione anche a discapito delle opinioni dei rabbini. Mi riferisco al midrash del forno di Akhnai (Talmud Bavli, bava metzia 59b).

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Per la vita del mondo. Verso un ethos sociale della Chiesa ortodossa – IV. Povertà, ricchezza e giustizia civile Ricordati, Signore, di coloro che si ricordano dei poveri

Per la vita del mondo. Verso un ethos sociale della Chiesa ortodossa: è il titolo di un documento di rilevante importanza. È il primo e organico approccio a quella che i cattolici chiamano «dottrina sociale». Il suo peso è indicato dalla sua origine (una richiesta del concilio di Creta del 2016), dal livello della commissione che l’ha preparato (13 teologi), dal materiale e riletture forniti (25 eparchie del Trono ecumenico distribuite nel mondo), dalle 12 lingue in cui è stato tradotto, dall’approvazione, nel gennaio 2020 del santo e sacro sinodo di Costantinopoli.

La pubblicazione è avvenuta negli USA il 27 marzo 2020. I curatori sono David Bentley Hart (del Notre Dame Institute for advanced study) e John Chryssavgis (del patriarcato ecumenico, presidente della commissione). Disteso in 82 numeri e diviso in otto parti, occupa una settantina di pagine.

I titoli delle parti sono orientativi: oltre la prefazione, l’introduzione (è tempo di servire il Signore); la Chiesa nella sfera pubblica (affidiamo tutta la nostra vita a Cristo Dio); il corso della vita umana (santifica le anime e i corpi nostri, e concedici di servirti in santità tutti i giorni della nostra vita); povertà, ricchezza e giustizia civile (ricordati Signore, di coloro che si ricordano dei poveri); guerra, pace e violenza (per la pace del mondo intero…); relazioni ecumeniche e relazioni con altre fedi (preghiamo per l’unità di tutti); ortodossia e diritti umani (ci hai creati a tua immagine e somiglianza); scienza, tecnologia, mondo naturale (il tuo dal tuo a te offriamo); conclusione (esultiamo, possedendo quest’àncora di speranza).

Su Settimananews.it il commento di Lorenzo Prezzi.

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La mezuzà sulle soglie di una casa ebraica

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

L’essere forzatamente confinati in casa, in questi giorni di crisi sanitaria (ed economica, e finanziaria), è occasione per pensare al senso di un oggetto rituale che, sulla soglia di ogni abitazione ebraica, è tanto familiare quanto poco pensato: la mezuzà.

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Talmud: “Se in città c’è una pestilenza ritira i tuoi passi”, cioè: chiuditi in casa

da Mosaico-cem.it, sito ufficiale della comunità ebraica di Milano.

Che cosa ci racconta la Torà sul modo in cui il popolo ebraico affrontava le malattie epidemiche? E qual è la linea guida dell’ebraismo per la protezione della salute individuale e collettiva?

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Contemplare il volto di Dio: 6) Il volto del Dio di misericordia. Di Rosanna Virgili

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Rosanna Virgili ci offre dieci schede per la meditazione invitando a contemplare il volto di Dio e aiutando a riflettere sul modo in viviamo questo nostro tempo.

6. Il volto del Dio di misericordia. Eterna è la sua misericordia

Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
 “Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
 e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
 come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
 salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
 Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
 del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci,
 liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore,
 in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
 per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
79 per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace”.

Lc 1,67-79

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Ecologia e mitezza. Avere la terra in eredità. Di Piero Stefani

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Berthold Brecht, pensando alla sua epoca, uscì con questa esclamazione: «Che tempi sono questi, quando discorrere di alberi è quasi un delitto perché comporta il silenzio su troppe stragi?».

I suoi anni non sono i nostri. Anche prima degli incendi in Siberia e di quelli sistematici in Amazzonia, eravamo già obbligati a riscrivere la frase in questi termini: «Che tempi sono questi, in cui bisogna discorrere delle stragi degli alberi perché non cada il silenzio su altri delitti?». Le sofferenze dell’ambiente sono pagate innanzitutto dai più deboli.

La Bibbia è di aiuto in tutto ciò?*

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Rosh haShanà. Al richiamo dello Shofar aprirai la tua mano a tuo fratello…

da Mosaico-cem.it, sito ufficiale della comunità ebraica di Milano.

Rosh haShanà 5780

Lo Shofar è simbolo di generosità, un invito a rompere la soffocante prigione dell’Io e a guardare davvero l’Altro. Ascoltarne il suono a Rosh haShanà non è solo una Mitzvà: è un messaggio di speranza, di pazienza, di ottimismo. Un appello a guardare il mondo intorno a noi in costante crescita, in un movimento che va dalla “strettezza alla larghezza”.

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Oltre i precetti. Gli animali nella tradizione ebraica

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

La tradizione ebraica considera gli animali esseri senzienti, dotati di un’anima. Perciò viene più volte riaffermato il principio di evitare, se possibile, di provocar loro dolore. I grandi leader biblici furono pastori e quella fu la loro “palestra” per guidare il popolo. La sfida è di confrontarsi con chi, umano o animale, non ha voce e non ha potere di opporsi.

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Contemplare il volto di Dio: 4) Il volto del Dio del tempio. Di Rosanna Virgili

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Rosanna Virgili ci offre dieci schede per la meditazione invitando a contemplare il volto di Dio e aiutando a riflettere sul modo in viviamo questo nostro tempo.

4. Il volto del Dio del tempio. Un tempio profanato

Nell’anno sesto, nel sesto mese, il cinque del mese, mentre mi trovavo in casa e dinanzi a me sedevano gli anziani di Giuda, la mano del Signore Dio si posò su di me  e vidi qualcosa dall’aspetto d’uomo: da ciò che sembravano i suoi fianchi in giù, appariva come di fuoco e dai fianchi in su appariva come uno splendore simile al metallo incandescente. Stese come una mano e mi afferrò per una ciocca di capelli: uno spirito mi sollevò fra terra e cielo e in visioni divine mi portò a Gerusalemme, all’ingresso della porta interna, che guarda a settentrione, dove era collocato l’idolo della gelosia, che provoca gelosia. Ed ecco, là era la gloria del Dio d’Israele, simile a quella che avevo visto nella valle.

Mi disse: “Figlio dell’uomo, alza gli occhi verso settentrione!”. Ed ecco, a settentrione della porta dell’altare l’idolo della gelosia, proprio all’ingresso. Mi disse: “Figlio dell’uomo, vedi che cosa fanno costoro? Guarda i grandi abomini che la casa d’Israele commette qui per allontanarmi dal mio santuario! Ne vedrai altri ancora peggiori”. 

Mi condusse allora all’ingresso del cortile e vidi un foro nella parete. Mi disse: “Figlio dell’uomo, sfonda la parete”. Sfondai la parete, ed ecco apparve una porta. Mi disse: “Entra e osserva gli abomini malvagi che commettono costoro”.  Io entrai e vidi ogni sorta di rettili e di animali obbrobriosi e tutti gli idoli della casa d’Israele raffigurati intorno alle pareti. Settanta anziani della casa d’Israele, fra i quali vi era Iaazania, figlio di Safan, ritto in mezzo a loro, stavano davanti ad essi, ciascuno con il turibolo in mano, mentre il profumo saliva in nubi d’incenso. Mi disse: “Hai visto, figlio dell’uomo, quello che fanno gli anziani della casa d’Israele nelle tenebre, ciascuno nella stanza recondita del proprio idolo? Vanno dicendo: “Il Signore non ci vede, il Signore ha abbandonato il paese””. Poi mi disse: “Vedrai che si commettono abomini peggiori di questi”.

Mi condusse all’ingresso della porta del tempio del Signore che guarda a settentrione e vidi donne sedute che piangevano Tammuz.  Mi disse: “Hai visto, figlio dell’uomo? Vedrai abomini peggiori di questi”.

Mi condusse nel cortile interno del tempio del Signore; ed ecco, all’ingresso dell’aula del tempio, fra il vestibolo e l’altare, circa venticinque uomini, con le spalle voltate al tempio e la faccia a oriente che, prostrati, adoravano il sole. Mi disse: “Hai visto, figlio dell’uomo? Come se non bastasse per quelli della casa di Giuda commettere simili abomini in questo luogo, hanno anche riempito il paese di violenze, per provocare la mia collera. Eccoli, vedi, che si portano il ramoscello sacro alle narici. Ebbene, anch’io agirò con furore. Il mio occhio non avrà pietà e non avrò compassione: manderanno alte grida ai miei orecchi, ma non li ascolterò”.

Ez 8,1-18

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Il richiamo alla terra e la palma da dattero

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Tu Bishvat è una festa minore che col passare degli anni e dei secoli ha incrementato la sua importanza, perché, probabilmente per il suo carattere eminentemente agricolo, è stato un modo di richiamarsi alla terra di Israele, prima soltanto ad un livello puramente liturgico e religioso. Poi con l’evoluzione del Sionismo, da pura ideologia a realtà statale è un modo per richiamarsi ed aderire agli ideali del riscatto e della bonifica della terra abbandonata e divenuta un deserto.

Inizialmente Tu Bishvat era quasi soltanto la separazione “fiscale” per l’osservanza delle varie “decime”, che erano tasse che gli Israeliti (cioè tutte le tribù che non fossero Levi) dovevano versare con modalità varie e complicate a un complesso di beneficiari: Levi, Cohanim, poveri, il Santuario, con turni e modalità da far invidia alla moderna Agenzia delle Entrate!…Ma da quando nasceva e finiva l’obbligo annuale? A TuBishvat, appunto.

Nel 1600 la forma delle celebrazioni è diventata abbastanza definita grazie al lavoro di rav Itzhack Luria che a Safed con i suoi discepoli ha elaborato un seder simile a quello di Pesach. In particolare si usano mangiare i frutti che nella Torah vengono associati alla terra di Israele: frumento, orzo, uva, fichi, melograni, olive, datteri.

Su ognuna di queste specie ci sarebbero da scrivere decine di pagine, ma oggi ci limitiamo a qualche cenno sulle palme, i cui frutti, i datteri sono considerati dai commentatori come il “miele” della Terra Promessa citato nella Torah.

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Contemplare il volto di Dio: 1) Il volto del Dio della Legge. Di Rosanna Virgili

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Rosanna Virgili ci offre dieci schede per la meditazione invitando a contemplare il volto di Dio e aiutando a riflettere sul modo in viviamo questo nostro tempo.

1. Il volto del Dio della legge. Le vie della libertà

Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai per entrare per prenderne possesso. Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli,oggi io vi dichiaro che certo perirete, che non avrete vita lunga nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso, attraversando il Giordano. Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare nel paese che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe”.

Dt 30,15-20

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Sukkot e il significato del salice

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Lulav (ebraico לולב), nella tradizione ebraica è un ramo verde di palma (il ramo che cresce al suo centro) utilizzato durante la festa di Sukkot. Fa parte di quattro specie (Arbaat Haminim) da tenere in mano durante la preghiera. Le altre tre specie sono i tre rami di hadas (הדס, mirto), i due rami di aravot (ערבה, salice), tenuti insieme alla palma da legamenti vegetali, e l’etrog (אֶתְרוֹג, un frutto di citrus medica, privo di difetti).

Prenderete per voi nel primo giorno un frutto di bell’aspetto, un ramo di palma, rami dell’albero della mortella e rami di salice, e vi rallegrerete davanti al Signore vostro Dio per sette giorni …

Levitico 23,40

A Sukkot, gli ebrei impugnano il Lulav per ripetere il rito prescritto già nella Torà da Mosé. Da allora Profeti e Maestri si sono sbizzarriti a trovare significati reconditi in questo rito e nelle singole componenti del Lulav.

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Ospitalità (lettura popolare della Bibbia)

da Profeziaeliberazione.blogspot.com, Profezia e Liberazione “L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà” (GS 17).

L’ospitalità è una delle più antiche e diffuse forme di virtù sociale dell’umanità. Da sempre la migrazione e la necessità di spostamenti delle persone che accomunano ogni cultura e civiltà richiedono l’accoglienza da parte di coloro che già vivevano in un determinato territorio. Le radici di questa virtù sono certamente da ricercare nell’obbligo all’aiuto reciproco, specie in considerazione che la necessità di essere accolto è esperienza che prima o poi chiunque si trova a fare. Così per garantire che chi ne ha bisogno possa trovare accoglienza, ogni religione e sapienza umana ha sempre posto l’ospitalità come un obbligo sacro. Presso tutte le culture, il venire meno ai sacri dettami dell’ospitalità rituale comportava sanzioni divine, oltre che umane.

È quindi degno di nota il fatto che nell’Antico Testamento non si trovi nessun comandamento al riguardo, e che l’ospitalità non fa parte delle virtù per le quali sia prevista una speciale benedizione (o maledizione nel caso di trasgressione dell’obbligo dell’accoglienza). Anzi, a differenza di molte lingue antiche, l’ebraico non sembra conoscere neppure una parola per denominare l’ospitalità, tanto che, quando ne avrà bisogno, la letteratura rabbinica conierà un termine a partire dal greco. Eppure proprio all’ospitalità e all’accoglienza (perché ci sia ospitalità occorre essere capaci di accoglienza, ecco perché i due termini in questo articolo saranno spesso usati come sinonimi) sono legate molte storie bibliche. I patriarchi prima e l’intero popolo poi si presentano originariamente come “stranieri” che possono vivere solo se “accolti” da altri. La vicenda di Abramo, il padre per eccellenza di Israele, ne è paradigma essenziale.

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I diamanti della Torah II: Netilàt Yadàim. Pulizia delle mani e pulizia dell’anima

Dopo il successo della prima edizione, torna on line la web series I Diamanti della Torah. Nella seconda stagione il Rabbino Shalom Hazan con Fabio Perugia scaverà nell’anima dei precetti ebraici. Come si lavano le mani? Istruzioni per l’uso nella netilàt yadàim. Puntata dedicata al lavaggio rituale delle mani. Clicca http://it.chabad.org/3381378 per ulteriori informazioni sulla Netilàt Yadàim.

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