Per liberarsi dalla mafia la sola magistratura non basta. Una lettera aperta di Libera – Coordinamento di Como e Monza-Brianza

I comitati provinciali di Libera Como e Libera Monza-Brianza scrivono una lettera aperta ai territori per un lavoro comune.

Dopo l’ennesima ondata di arresti operata dalla magistratura nei giorni scorsi, che ha investito in pieno il territorio delle nostre due province di Como e di Monza-Brianza, dove si sono registrati i 3/4 del totale degli arresti, crediamo sia arrivato il momento di rendersi definitivamente conto che una efficace azione di contrasto alla presenza delle mafie nei nostri territori non può limitarsi al solo impegno, pur preziosissimo e meritorio, di magistratura e forze dell’ordine.

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La belva e l’uomo

dal profilo facebook di fratel Ignazio de Francesco, monaco della Piccola famiglia dell’Annunziata.

“Veramente sono stato una belva”. Seduto accanto al letto dove tra poche ore morirà, mi chiedo come sia stato possibile. Eppure ha ragione: dieci e più omicidi, un killer di mafia che per quei crimini ha trascorso trentaquattro anni di carcere. E non sarebbero bastati, se non fosse stato per la malattia terminale, fulminante, che gli ha aperto la porta della cella, ma solo per andare a morire tra i suoi, in un piccolo alloggio della provincia emiliana.

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Razzismo negli stadi, l’Italia non ne guarirà

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Nel momento in cui, di fronte al foglio bianco, c’è il tentativo di organizzare le idee per provare a parlare di razzismo negli stadi di calcio gli episodi si accavallano a decine, centinaia, così come i “mai più”, i “tolleranza zero” proclamati dai governanti di turno del mondo del pallone. Giornate di sensibilizzazione, squalifiche delle curve e dei campi, iniziative nelle scuole. Ma c’è un grande non detto che sta a monte di tutto e che condiziona ogni ragionamento successivo: buona parte degli italiani non considera tutto ciò razzismo.

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Il tempo per un “nuovo sobornost”: Come possono i cristiani resistere all’aggressione del male insieme

Proponiamo da Acliarosio.it un resoconto e un intervento relativi al Festival delle Fraternità della Trasfigurazione svoltosi a Mosca nell’agosto 2017. 

Cristiani e sobornost

Stupisce sempre, noi italiani, vedere 2000 persone di 58 città della Russia con un’età media di circa 30 anni, partecipare alla Rassegna ortodossa di Agosto, organizzata ormai da tre anni dalla Fraternità di Trasfigurazione russa. Stupore perché non viene mai meno l’attenzione e la partecipazione dei presenti alle sue diverse articolazioni caratterizzate da tavole rotonde plenarie, momenti di preghiera, proiezione di filmati e 13 aree tematiche di discussione.

Il tema generale della Rassegna o Festival (come lo chiamano loro) quest’anno era “ll tempo per un ‘nuovo sobornost‘”.

20190416 Festival fraternità Mosca 2017

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Usura e criminalità, piaghe da prevenire e affrontare anche sul piano pastorale. La lettera di mons. Delpini ai parroci

da Chiesadimilano.it, il Portale della Diocesi Ambrosiana.

L’Arcivescovo mons. Mario Delpini scrive a parroci e responsabili di Cp per sensibilizzarli su un fenomeno che ha assunto negli anni le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale, sollecitandoli a una formazione specifica tramite la rete Caritas, a contattare le Forze dell’ordine ove necessario e a collaborare con la stessa Caritas e la Fondazione San Bernardino.

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Liberalizzare le armi non porta maggiore sicurezza

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

La diffusione delle armi da fuoco – e così il loro uso – è un tema che nel nostro Paese rimane spesso sottotraccia e non viene affrontato con la dovuta chiarezza. Nelle ultime settimane la questione è tornata sotto i riflettori (in parte per mera «polemica» politica), dopo il Decreto con il quale il Governo guidato da Conte ha recepito la Direttiva europea volta alla limitazione della diffusione di certi tipi di armi. Al di là dello scontro politico e dei dettagli tecnici di tale recepimento è necessario sottolineare quanto questo passaggio sia emblematico perché evidenzia una tendenza preoccupante, e in un certo senso inedita, in Italia: la volontà di difendersi da soli e con una pistola in mano.

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«Il prossimo non ce lo scegliamo noi». il discorso finale del moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini, nell’ultimo giorno del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste

Il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste si è chiuso con il discorso finale del moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini. Lo proponiamo con alcuni link agli interventi e ai documenti citati nella relazione stessa.

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40 anni e 100 passi. Intervista a Franca Imbergamo, pubblico ministero al processo per la morte di Peppino Impastato

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Parlava, parlava, Giuseppe Impastato, per tutti Peppino. Dai microfoni di Radio Aut, dai palchi e dalle piazze della sua Cinisi, nei cortei; denunciava e sfotteva la mafia, con un coraggio inaudito. Raccontava di affari e crimini, irrideva il capomafia Gaetano Badalamenti, la cui casa si trovava ad appena cento passi dalla sua. Lottava al fianco dei disoccupati, dei contadini. Per lui, nato in una famiglia mafiosa doc, la sfida e il pericolo erano doppi, tripli.

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Chiesa e mafia: il cacio e i topi

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Voglio segnalare, dal blog monotematico «Mafie» curato dal giornalista Attilio Bolzoni sul portale di «Repubblica», un’interessante serie (tuttora in corso) sui rapporti tra mafia e fede.

Vi si apprendono cosa interessanti, al di là dei riferimenti al “solito” cardinal Ruffini (arcivescovo di Palermo negli anni Cinquanta e Sessanta) e ad altre figure ecclesiastiche più o meno legate – se non addirittura affiliate – a Cosa Nostra: don Agostino Coppola, che sposò Totò Riina in latitanza o fra Giacinto Castronovo detto “fra Lupara”… Cose di cui restare perplessi come cattolici, ma pure luminosi esempi di riscatto e coraggio: da don Puglisi al giudice Livatino, dalla “scomunica” di Giovanni Paolo II ad Agrigento – giusto 25 anni fa – a quella di papa Francesco.

Vorrei però risalire dall’aneddotica spicciola portando alla riflessione comune alcune delle questioni sollevate dai vari autori nel blog stesso, in quanto ritengo che la nostra posizione di cattolici italiani navighi ancora – generalmente parlando – in varie ambiguità, allorché si parla di criminalità organizzate. Ecco dunque qualche spunto.

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La neve cade dal cielo, il futuro no

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Non sono certo la persona più adatta a scrivere sulle baby gang napoletane purtroppo tema di drammatica attualità. Semplicemente perché non riesco a comprendere quella diffusa illegalità di cui si parla da anni, senza che mai venga superata (ragazzi che sfrecciano senza casco sotto gli occhi della polizia urbana? Abitanti di un quartiere che ostacolano il lavoro delle forze dell’ordine? Sui nostri quotidiani locali oggi la notizia di un concittadino che, colto sul fatto un ladro nel garage condominiale, ha scattato una foto e chiamato i carabinieri: ladro identificato e arrestato, fatto di ordinaria amministrazione).

Tuttavia, proprio in questi giorni, la cronaca ci mostra come il problema dei ragazzi non sia affatto limitato al Sud, visti i gravissimi episodi verificatisi a Zevio (VR) o a Torino, che significa Nord, eccome Nord. Questo vuol dire che il problema è italiano, globale. Quindi nostro, di tutti e tutti dobbiamo farcene carico, come diceva don Milani. Continua a leggere

Così la mafia si prende le nostre spiagge

da Interris.it, online international newspaper – con i piedi in terra guardando il cielo.

Spuntano come funghi a ogni stagione marittima. Nella migliore delle ipotesi su iniziativa di qualche “furbetto” vicino ad amministrazioni compiacenti, nella peggiore su input di vere e proprie cosche criminali. Sono gli stabilimenti balneari illegali, un business a basso costo e alti guadagni su cui ormai da qualche anno le mafie hanno allungato le mani. Continua a leggere

La scomunica della Cupola

da Interris.it, online international newspaper – con i piedi in terra guardando il cielo.

Tutti noi uomini d’onore pensiamo di essere cattolici, Cosa Nostra si vuole farla risalire all’apostolo Pietro”. Così Leonardo Messina, un mafioso pentito, parlava durante un interrogatorio. In quell’occasione, il boss rivelò anche l’esistenza di una “Bibbia della mafia”, nascosta nelle campagne di Riesi, un piccolo comune in provincia di Caltanissetta. Ad una prima analisi, in effetti, sembra proprio che siano veramente poche le differenze tra un cattolico e un mafioso. Entrambi pregano. Hanno in tasca, o nel portafoglio, un santino: una Madonna Addolorata, un Cristo crocifisso, un Padre Pio, ecc. Anche i mafiosi sono religiosi. Tutti. Campani, siciliani, calabresi, boss. Per anni il confine tra credente e mafioso è stato invisibile. Continua a leggere