Marsiglia. La sfida delle banlieue | Finis Terrae S2:E3

Emarginazione, criminalità, disagio sociale: nelle periferie d’Europa intere generazioni di giovani stanno perdendo l’appuntamento con il proprio futuro. Per capire che cosa sta succedendo siamo andati a visitare le banlieue più difficili della Francia: i famigerati quartieri Nord di Marsiglia. In questa sorta di ghetti, diventati feudi dei trafficanti di droga, abbiamo incontrato chi opera in prima linea per offrire ai ragazzi un’alternativa alla delinquenza. Come Zaïdat, che gestisce una piccola biblioteca dove i libri aprono i ragazzi al mondo, o le religiose italiane che animano uno spazio di incontro tra donne di fedi e culture diverse. Ma anche Arthur e Tiphaine, giovane coppia che ha scelto la missione tra i palazzi degradati di Campagne Lévêque, o Patrice, leader di un’associazione che crea sviluppo attraverso l’arte. E tu che ne pensi? La missione si può fare anche a casa nostra?

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“Come loro”: René Voillaume e l’eredità di Charles de Foucauld

da Iltuttonelframmento.blogspot.com, il blog di Fabio Cittadini.

René Voillaume nasce il 19 luglio 1905 a Versailles, in una numerosa famiglia di origini lorenesi. Il padre, Charles, è ingegnere e il suo lavoro lo porta spesso lontano da casa. La madre, Marthe Wagner, è una donna forte e riservata, profondamente religiosa.

René ha nove anni quando scoppia la Prima Guerra mondiale. Mentre il padre si trova al fronte, la famiglia risiede per cinque anni a La Bourboule, una località di villeggiatura a sud di Clermont-Ferrand, conosce l’abbé de Fraissinette, sacerdote di grande valore umano e spirituale, che lascerà una traccia profonda nella vita del giovane Voillaume.

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Né Ashkenaziti né Sefarditi: gli Ebrei italiani sono un mistero

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Spesso si sente parlare di due categorie di Ebrei: Ashkenaziti e Sefarditi. Alcuni alludono anche a un terzo gruppo, i Mizrahim, per indicare gli Ebrei che vivevano in quei territori che oggi sono Iraq, Siria, Yemen, Iran, Georgia e Uzbekistan. Ma questa divisione in gruppi può risultare molto più complessa di quello che può sembrare a un primo sguardo.

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Porti chiusi alle armi, non alle persone

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Sui nostri giornali se ne è parlato davvero troppo poco. Il 21 maggio scorso dal porto di Genova la navecargo dell’Arabia Saudita – Bahri Yanbu – che avrebbe dovuto caricare materiale bellico di produzione francese e italiana è partita senza essere riuscita a portare armi a bordo. È il risultato di una mobilitazione a livello europeo e soprattutto allo sciopero indetto dai lavoratori portuali – sostenuti dai sindacati – che si sono rifiutati di trasferire il carico.

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