Un uomo nudo, sospeso tra terra e cielo su due travi di legno grezzo, esala l’ultimo respiro mentre i soldati si giocano a dadi l’unica cosa che possiede: una tunica usata. Questa è l’immagine plastica del Vangelo. Eppure, se oggi entrassimo in una megachurch di Houston o seguissimo i post della “Faith Office” alla Casa Bianca, vedremmo sfilare jet privati, Rolex d’oro e la promessa che, se il tuo conto in banca piange, è perché la tua fede è anemica. Benvenuti nell’era della Teologia della Prosperità , dove Dio è stato promosso da Padre a consulente finanziario d’assalto.
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«Da Chiese a Ong?». Un articolo di Fulvio Ferrario
da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.
C’era una volta, in Europa, lo Stato sociale, cioè il progetto di garantire l’accesso ai servizi, e in particolare all’istruzione e alla sanità, all’intera popolazione, mediante risorse fornite da una fiscalità proporzionale e progressiva. Qualche problema doveva esserci anche allora, se, nello slang popolar-giovanile, un prodotto di qualità non proprio superlativa poteva essere detto “della mutua”, con riferimento al Servizio sanitario pubblico: l’Italia non era la Svezia. In ogni caso, lo Stato sociale tentava, con qualche successo, di incrementare la qualità della vita anche dei ceti meno abbienti, il che alla lunga permetteva, soprattutto grazie all’istruzione, una certa mobilità sociale. È stata l’epoca d’oro del “ceto medio”.
Riconoscere il fratello e mettersi accanto a chi è caduto. L’idea portante dell’enciclica: la fraternità ricuce lo strappo tra libertà e uguaglianza
Pubblicato originariamente sul periodico “Santuario della Madonna di Tirano”, n. 1 / 2021 gennaio – Anno XVIII
Il viceresponsabile dell’ufficio diocesano della pastorale sociale, assistente spirituale ACLI e Coldiretti della provincia di Sondrio, don Andrea Del Giorgio, alla luce dell’Enciclica di papa Francesco “Fratelli tutti”, ricorda la stretta connessione tra crisi sanitaria, economica e sociale e l’importanza di rimettere al centro la fraternità perché ci sia vera libertà e uguaglianza.
«In questo scontro di interessi che ci pone tutti contro tutti, dove vincere viene ad essere sinonimo di distruggere, com’è possibile alzare la testa per riconoscere il vicino o mettersi accanto a chi è caduto lungo la strada?». Attraverso questa impegnativa domanda, che papa Francesco si pone già nella prima parte del documento dedicata all’analisi della realtà odierna, potremmo individuare alcune delle idee portanti dell’enciclica Fratelli tutti (FT).
«Tocca a noi, tutti insieme». Discorso alla città di mons. Mario Delpini
da Chiesadimilano.it, il Portale della Diocesi Ambrosiana.
Nel tradizionale Discorso alla città, pronunciato da monsignor Mario Delpini nella basilica di Sant’Ambrogio venerdì 4 dicembre, alla vigilia della festa del Santo patrono, l’Arcivescovo legge i segni di un tempo pesante che tutti stiamo vivendo, ma invita a guardare al futuro, alla speranza. E chiede con forza di farlo insieme, facendo eco alle parole di papa Francesco.
«Non si governa così il nostro Paese!». La lettera di 152 vescovi del Brasile
Questa lettera (pubblicata in italiano da Settimananews.it) è una durissima denuncia del governo del Brasile e del suo presidente per la situazione nella quale con la loro incapacità, manipolazione e inadeguatezza, hanno ridotto il paese. A soffrire maggiormente sono i più poveri, gli indigeni, gli emarginati, che non vedono davanti a sé nessuna speranza di cambiamento. E sono anche i più duramente colpiti dalla pandemia del coronavirus e le vittime più esposte alla crisi economica in cui versa il paese.
La lettera è firmata da 152 vescovi del Brasile, tra cui l’arcivescovo emerito di San Paolo, Dom Claudio Hummes, dall’emerito vescovo di Blumenau, Dom Angélico Sandalo Bernardino, e il vescovo di São Gabriel da Cachoeira (AM), Dom Edson Taschetto Damian, dall’arcivescovo di Belém (PA), Dom Alberto Taveira Corrêa, dal vescovo emerito di Xingu (PA), Dom Erwin Kräutler, dal vescovo ausiliare di Belo Horizonte (MG), Dom Joaquim Giovani Mol, e dall’arcivescovo di Manaus (AM) e dall’ex segretario generale della CNBB, Dom Leonardo Ulrich Steiner.
«La fine di un mondo» – di Mustapha Cherif, filosofo, già ministro dell’educazione in Algeria
da Coreis.it, il sito della COREIS (Comunità Religiosa Islamica Italiana), una comunità islamica nel cuore dell’occidente.
Stiamo vivendo ben più che una crisi sanitaria mondiale. Gli Stati sono chiusi e le popolazioni agonizzanti sono confinate. Le borse e il prezzo del petrolio crollano. I sistemi politici, l’OMS e il sistema sanitario sono in difficoltà. È imperativo sostenerli, agendo velocemente, far rispettare il senso civico, le misure di distanziamento sociale e un rigoroso isolamento.
In fondo, dobbiamo pensare nel complesso a questo momento storico per ridurre l’incertezza.
Teologia della prosperità: il pericolo di un Vangelo diverso
da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.
«Teologia della prosperità»: questo è il nome più conosciuto e descrittivo di una corrente teologica neo-pentecostale evangelica. Il nucleo di questa «teologia» è la convinzione che Dio vuole che i suoi fedeli abbiano una vita prospera, e cioè che siano ricchi dal punto di vista economico, sani da quello fisico e individualmente felici. Questo tipo di cristianesimo colloca il benessere del credente al centro della preghiera, e fa del suo Creatore colui che realizza i suoi pensieri e i suoi desideri. Il rischio di questa forma di antropocentrismo religioso, che mette al centro l’uomo e il suo benessere, è quello di trasformare Dio in un potere al nostro servizio, la Chiesa in un supermercato della fede, e la religione in un fenomeno utilitaristico ed eminentemente sensazionalistico e pragmatico. Questa immagine di prosperità e benessere fa riferimento al cosiddetto American dream, al «sogno americano». In sé questo «sogno» è la visione di una terra e di una società intese come un luogo di opportunità aperte.