Giovanni Battista Montini e le ACLI. Le origini delle ACLI: Tra il Patto di Roma e la Santa Sede

Con il convegno svoltosi a Roma nei giorni 26-28 agosto 1944, nel convento di S. Maria sopra Minerva viene indicata la nascita “ufficiale” delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani.

L’idea delle Acli, non il nome, nacque nella mente e nel cuore di Achille Grandi insieme con l’idea dell’unità sindacale e ne fu una conseguenza.

L’affermazione è di monsignor Luigi Civardi, il primo assistente ecclesiastico delle Acli.

patto_di_romaAlle origini delle Acli c’è, dunque, il Patto di Roma del 12 giugno 1944, che da vita alla Cgil unitaria. Achille Grandi, firmando il patto di unità sindacale, allega contestualmente una dichiarazione della corrente democratico-cristiana in cui tra l’altro è scritto che l’esistenza del sindacato unitario non esclude che i lavoratori si organizzino in associazioni libere e private per scopi educativi, politici, assistenziali, ricreativi ed in altre opere di carattere cooperativo e professionale. Sono prefigurati in questa frase ruolo e compiti delle future Acli.

Il nome

L’acronimo – che sciolto rinvia a Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani – è un’invenzione di Vittorino Veronese e si rivela innovativo nella scelta dell’aggettivo cristiano, invece che cattolico e nel termine associazione declinato al plurale (perché le associazioni cristiane riguardano i lavoratori delle varie categorie: dell’agricoltura, dell’industria, dell’artigianato e del commercio).

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Il rapporto con la Chiesa: affetto e difficoltà di comprensione reciproci

Nate e costituite in ambito cattolico — con il concorso attivo dell’Azione cattolica e della Democrazia cristiana —, appoggiate all’episcopato in un evidente disegno “unitario” di rinnovamento cristiano della società, le Acli ottengono una sorta di investitura ufficiale l’11 marzo 1945 quando — al termine del loro primo convegno nazionale in cui sono presenti solo le province liberate — Pio XII le definisce “cellule dell’apostolato cristiano moderno”.

È estremamente utile ricordare chi ha fondato le ACLI. Serve anche a capire perché sorsero con determinati lineamenti, e tali rimasero nella conoscenza dell’Episcopato, e del mondo cattolico italiano in genere. Forse uno dei drammi che hanno quasi sempre accompagnato la vita delle ACLI, sta proprio in questo: gli uni hanno continuato a credere le ACLI così come nacquero; gli altri, gli aclisti, a costruirsele, democraticamente e autonomamente, in un altro modo. Frequenti le incertezze da parte di alcuni dirigenti alla vigilia delle udienze pontificie, certo sempre desiderate: «Il Papa, di quali ACLI parlerà?».

Montini e la nascita delle ACLI

Scrive mons. Luigi Civardi, primo assistente ecclesiastico nazionale:

Dopo il Papa delle ACLI, Pio XII, la personalità che più contribuì alla vita, alla vitalità e allo sviluppo del nostro Movimento aclista fu indubbiamente il Sostituto della Segreteria di Stato, mons. GB. Montini. E ciò, non soltanto in quanto fedele esecutore del pensiero e del volere del Sommo Pontefice, ma anche per una sua intima e profonda convinzione personale, in quanto vedeva nelle ACLI un provvidenziale strumento di elevazione morale, economica e sociale dei lavoratori.

Già abbiamo visto che fu mons. Montini a presentare al Papa i principali promotori delle ACLI, confortandoli del Suo consenso, e illuminandoli col suo consiglio. Il Sostituto della Segreteria di Stato, facendo una eccezione alla regola del riserbo, che s’era imposta per evidenti ragioni, più di una volta intervenne a riunioni di dirigenti e assistenti ACLI, rivolgendo loro la sua parola convinta e convincente.

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Forti dibattiti e il primo congresso nazionale: Storchi presidente e le ACLI espressione della corrente cristiana in campo sindacale

In questi primi mesi si sviluppa un forte dibattito tra Acli, Dc e sindacalisti cristiani per la direzione della corrente sindacale. Lo stesso Grandi lascia ben presto, nel febbraio 1945, la presidenza Acli per dedicarsi interamente all’impegno nel sindacato unitario. Gli succede Ferdinando Storchi, proveniente dalle file dell’Azione cattolica. Durante il primo congresso nazionale (Roma, 25-28 settembre 1945) viene approvato lo statuto che all’articolo 1 definisce il movimento come “espressione della corrente cristiana in campo sindacale”.

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Nascono il Patronato, Gioventù aclista e i circoli con mescita

Nel frattempo per opera di Giulio Pastore, primo segretario delle Acli, nasce anche il Patronato come servizio sociale per la tutela dei lavoratori. Fin dall’inizio le Acli si configurano come un movimento atipico in ambito cattolico: una presenza cristiana nel mondo del lavoro, sorta sotto gli auspici della gerarchia cattolica — che concede un “assistente” nella figura di monsignor Luigi Civardi — ma con la “particolarità” di una struttura organizzativa autonoma e democratica.

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Il paese è uscito semidistrutto dalla guerra, con una forte disoccupazione e irrisolti contrasti. Per il Patronato Acli sono anni di forte impegno, proteso com’è ad assistere moralmente e materialmente gli operai e i contadini impegnati nelle prime battaglie sociali. Tra l’altro sono questi anni di forte emigrazione e spesso è proprio il Patronato l’unica organizzazione in grado di assistere i nostri connazionali giunti in cerca di lavoro in Francia, Germania, Belgio e Svizzera.

Il movimento viene autorizzato a gestire la cosiddetta “mescita per le bevande alcoliche”, che contribuirà in modo rilevante alla diffusione dei circoli nelle realtà sociali. Nel frattempo si sviluppano i servizi e l’informazione interna, nascono varie specializzazioni — in primo luogo il movimento femminile — e, per la rottura di un accordo di collaborazione con la Gioventù italiana operaia cattolica, si costituisce Gioventù aclista.

Nubi all’orizzonte?

Ma intanto — alimentata anche dall’estromissione delle sinistre dal governo, dallo scontro sul piano Marshall, dal voto del 18 aprile — cresce la difficoltà e la polemica tra le correnti del sindacato unitario e si intensificano in ambito cattolico le spinte verso la rottura dell’unità. In questo senso si indirizza il discorso pronunciato il 29 giugno 1948 da Pio XII alle Acli.

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