1620 – 2020. 400 anni dal “Sacro macello”

Presentiamo alcuni testi e materiali relativi al cosiddetto “Sacro macello”, strage di  riformati (e di alcuni cattolici che tentarono di difenderli) avvenuta ad opera di cattolici filospagnoli in molti paesi della Valtellina nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1620.

Intendo raccontare i turbamenti della Valtellina nel secolo XVII, abbaruffata religiosa che, come spesso, copriva una quistione di nazionalità, mista di eccessi dei popoli e di viluppi d’una politica ambidestra, fecondi di atroci successi, e dove andarono in un fascio le umane cose e le divine. Né forse è privo d’opportunità questo episodio in tempi di sette caldeggianti d’operoso contrasto fra le opinioni e la forza, di lotta fra la sublime ambizione di non sottomettersi che alla ragione pura, e il folle orgoglio di arrogare tutti i diritti di questa alla ragione individuale.

Cesare Cantù

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Don Giovanni Gatti tra Mandello del Lario, Caspoggio e Bellinzona: la pastorale e la catechesi, l’impegno sociale, l’antifascismo e l’esilio. 4 – L’esilio a Bellinzona e l’impegno antifascista

Proponiamo in più puntate i testi e i materiali della mostra su don Giovanni Gatti realizzata dall’Archivio Comunale Memoria Locale di Mandello del Lario in collaborazione con la parrocchia San Rocco di Caspoggio e la parrocchia Sacro Cuore di Mandello.

L’esilio a Bellinzona e l’impegno antifascista

Il 17 settembre 1924 accetta di espatriare in Svizzera, a Bellinzona, dove arriva il giorno stesso, accompagnato dal parroco di Mandello Don Bay Rossi; è accolto presso il collegio Francesco Soave, dove resta per ventidue anni fino al 1945. Qui svolge, da esiliato, l’attività di insegnante e aiuta i rifugiati politici italiani in Svizzera, procurando loro casa e lavoro, ma anche occasioni di impegno politico.

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Verità, giustizia e bellezza nel pensiero di Adriano Olivetti. Storia e attualità del progettare, a partire dal modello Ivrea

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Parlare oggi di una figura come quella di Adriano Olivetti (scomparso sessanta anni fa), significa cercare di coglierne l’attualità del pensiero e dell’azione in campo industriale, architettonico, urbanistico, sociale, politico istituzionale e culturale. Due termini innanzi tutto sui quali riflettere oggi: quelli di “comunità” e di “città dell’uomo”. Il libro dal titolo Città dell’uomo, uscì pochi giorni prima della morte di Olivetti: contiene una summa del suo pensiero e costituisce una sorta di testamento spirituale. Vi è presentata, rielaborata, tutta la complessità del suo sogno. Pensiero e opera, due aspetti per lui inscindibili che derivano dall’eredità morale trasmessagli dal padre, Camillo; azione sostanziata da pensiero e radicata nella giustizia sociale. E’ da questo testo che prende avvio la nostra riflessione. Due termini, “comunità” e “città dell’uomo”, come vedremo, intrecciati e dal cui serrato dialogo sarà possibile scorgere una luce, un chiarimento per l’oggi e una interpretazione più puntuale sull’originalità.

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L’utilità spirituale del Coronavirus

da Santa-rus.com, La Santa Rus’. Grazia e bellezza nell’incontro con la Santa Rus’.

Lo ieromonaco Giovanni (Guaita) è una figura eminente del clero moscovita. Nato il 26 novembre 1962 in Sardegna, ha conseguito le lauree in Lettere e Lingue delle Università di Ginevra e Cagliari, e compiuto vari soggiorni di studio a Mosca e San Pietroburgo. Dal 1989 risiede stabilmente a Mosca dove per molti anni ha insegnato presso varie Università statali. Il 28 marzo 2010 è stato ordinato diacono dal metropolita Hilarion, e l’11 settembre sacerdote. Il 31 ottobre dello stesso anno ha pronunciato i voti monastici nella Cattedrale della Laura della Santissima Trinità di San Sergio e oggi serve nella chiesa moscovita dei santi Cosma e Damiano. 

Offriamo ai nostri lettori una sua illuminante riflessione sul senso spirituale di questa epidemia di Coronavirus, una elaborazione che ha postato nella sua pagina Facebook in questi giorni che lo vedono colpito da questa malattia. Allo ieromonaco Giovanni la nostra gratitudine per la riflessione unita alla preghiera per la sua pronta guarigione. 

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Don Giovanni Gatti tra Mandello del Lario, Caspoggio e Bellinzona: la pastorale e la catechesi, l’impegno sociale, l’antifascismo e l’esilio. 2 – L’impegno pastorale e sociale a favore dei parrocchiani

Proponiamo in più puntate i testi e i materiali della mostra su don Giovanni Gatti realizzata dall’Archivio Comunale Memoria Locale di Mandello del Lario in collaborazione con la parrocchia San Rocco di Caspoggio e la parrocchia Sacro Cuore di Mandello.

L’impegno per la Chiesa

Nel 1921 Don Gatti è nominato, dall’autorità ecclesiastica diocesana, responsabile del movimento cattolico in Valtellina.

Nel 1923 è il primo della diocesi a fondare la Congregazione della dottrina cristiana. Istituisce una scuola di catechismo organizzata ed efficiente. Raccoglie in dieci classi tutti i ragazzi della Parrocchia, affida l’insegnamento ad abili catechisti.

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Crea le associazioni maschile e femminile di Azione Cattolica (AC), l’Unione Donne Cattoliche (UDC) e costruisce il primo oratorio in Valtellina.

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Don Giovanni Gatti tra Mandello del Lario, Caspoggio e Bellinzona: la pastorale e la catechesi, l’impegno sociale, l’antifascismo e l’esilio. 1 – Dalla nascita al 1919

Proponiamo in più puntate i testi e i materiali della mostra su don Giovanni Gatti realizzata dall’Archivio Comunale Memoria Locale di Mandello del Lario in collaborazione con la parrocchia San Rocco di Caspoggio e la parrocchia Sacro Cuore di Mandello.

II 22 aprile 1883 Giovanni Desiderio Gatti nasce a Palanzo, allora Comune di Rongio (ora frazione di Mandello del Lario), da Bonfilio e Alessandra Fasoli; è l’unico figlio maschio.

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24. GATTI JOANNES DESIDERIUS DE PALLANTIO ANNO UT SUPRA DIE VIGESIMA TERTIA APRILIS D. ALOYSIUS MORGANTI COADJUATOR MANDELLI EX DELEGATIONE MEA BAPTIZAVIT INFANTEM NATUM HERI ORA DECIMA ANTEM.A EX GATTI BONFILIO ET FASOLI ALEXANDRA CONJUGIBUS HUJUS PAROCHIA SUB DIE 30 APRILIS 1867 IN VICULO DE PALLANTIO CUI IMPOSITUM EST NOMEN JOANNES DESIDERIUS. PATRINI FUERUNT BINDA COROLUS DE MOLINA ET GATTI MARIA DE MOLINA.

JOSEPH BETTIGA PAR.US

24. GATTI GIOVANNI DESIDERIO DI PALANZO NELL’ANNO COME SOPRA, NEL GIORNO 23 APRILE IL COADIUTORE ALOISIO MORGANTI DI MANDELLO DA ME DELEGATO BATTEZZÓ L’INFANTE NATO IERI ALL’ORA DECIMA ANTIMERIDIANA DA GATTI BONFILIO E FASOLI ALESSANDRA, UNITI IN MATRIMONIO IN PARROCCHIA NEL GIORNO 30 APRILE 1867, NEL VICOLO DI PALANZO A CUI FU IMPOSTO IL NOME DI GIOVANNI DESIDERIO. I PADRINI FURONO BINDA CARLO DI MOLINA E GATTI MARIA DI MOLINA.

IL PARROCO GIUSEPPE BETTEGA

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Don Giovanni Gatti tra Mandello del Lario, Caspoggio e Bellinzona: la pastorale e la catechesi, l’impegno sociale, l’antifascismo e l’esilio. Introduzione – I mondi di don Gatti

Proponiamo in più puntate i testi e i materiali della mostra su don Giovanni Gatti realizzata dall’Archivio Comunale Memoria Locale di Mandello del Lario in collaborazione con la parrocchia San Rocco di Caspoggio e la parrocchia Sacro Cuore di Mandello.

La mostra, intitolata “don Giovanni Gatti. Un sacerdote antifascista mandellese”, è stata realizzata da Archivio Comunale Memoria Locale di Mandello del Lario in collaborazione con la parrocchia San Rocco di Caspoggio e la parrocchia Sacro Cuore di Mandello. Esposta nella primavera del 2018, in occasione del 25 aprile e del 1 maggio, nel paese natale del sacerdote (Mandello del Lario, appunto) e poi nell’estate dello stesso anno a Caspoggio, dove era stato parroco, si erano potute apprezzare la sapiente integrazione tra il materiale raccolto a Caspoggio in occasione del convegno del 2008 e le nuove informazioni, fotografie e testimonianze provenienti dal lago. Particolarmente interessante l’accostamento delle ricostruzioni mediatiche dell’epoca pubblicate sui giornali di diverso orientamento.

La mostra conduce, attraverso un abbondante ricorso alle fonti e alle immagini originali, dentro la vicenda e i “mondi” storici ed ecclesiali di don Gatti.

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Come degooglizzare la nostra vita. Il controllo nell’epoca del Coronavirus: dopo sarà necessario ragionare sullo spazio in cui viviamo

da Voceevangelica.ch, Chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera.

Zoom ci spia. La piattaforma per videoconferenze tanto in voga durante la quarantena passa(va) le nostre informazioni a Facebook. Lo stesso vale per altre app, siti e software che grazie ai dati generati dalle nostre interazioni creano profili statici e dinamici, singoli o aggregati, della nostra persona digitale, quella che ci precede nelle interazioni online e che viene usata da Amazon per decidere il prezzo da proporci quando navighiamo tra i suoi prodotti.

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Profezia, conoscerla e riconoscerla nel nostro tempo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

«Per abbracciare le possibilità di domani dobbiamo rifiutare i perenni profeti di sventura e le loro predizioni», secondo Donald Trump. Al Forum economico mondiale di Davos il presidente degli Stati Uniti ha annunciato l’impegno della sua amministrazione sulla questione ambientale e in particolare sul programma di rimboschimento che prevede un miliardo di alberi piantati in tutto il pianeta.

Colpisce che ancora una volta la profezia venga caricaturata. Da una parte viene dileggiata come fastidiosa presunzione di prevedere il (nero) futuro. Dall’altra, ma in altri contesti, viene esaltata acriticamente quale oracolo infallibile dell’inevitabile catastrofe. Nel primo caso è vissuta negativamente come voce disturbante da qualsiasi grande manovratore che presenta la sua soluzione al problema illudendo se stesso e gli altri di essere perfettamente padrone della situazione; nel secondo è coltivata narcisisticamente e custodita come una buona bottiglia, fino al giorno in cui si potrà dire: “Ecco, io l’avevo sempre detto che sarebbe andata a finire male”, con una sterile soddisfazione da nonno brontolone.

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La retorica del futuro e i giovani dimenticati

da Santalessandro.org, settimanale online diocesi di Bergamo.

Nell’inevitabile retorica di inizio anno la parola “futuro” è quella che corre di più. Soprattutto se il bilancio dell’anno appena passato non si presenta brillante. Ci resta, appunto, il futuro, cui aggrapparci, nella convinzione che il tempo ce lo consegni intatto quale nostro “diritto naturale” e, in ogni caso, migliore del passato. Così agisce dentro di noi “il principio speranza”. D’altronde, per migliaia di anni il futuro ci è venuto incontro fisicamente portato dai neonati, a carponi. Epidemie, carestie, guerre di sterminio non hanno mai inceppato il meccanismo della riproduzione delle generazioni a mezzo delle generazioni. Ma, partire dagli anni ’90, è accaduto l’impensato, almeno nell’Occidente europeo: le culle sono sempre più vuote. Nel 2019, in Italia il numero dei neonati è sceso sotto quello degli ottantenni. I dati pubblicati da ISTAT e da agenzie private quali il “Laboratorio futuro” dell’Istituto Toniolo sono a disposizione di tutti.

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Tv pubblica, garanzia di pluralismo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

A intervalli più o meno regolari la questione della riforma della Rai torna sulle agende dei politici di turno. Una rete privatizzata, un sistema misto, meno controllo politico, adeguamento dei livelli minimi di raccolta pubblicitaria: molte e trasversali all’arco dei partiti le idee messe nero su bianco nel tempo.

 Nessuno era però mai arrivato, come in questi mesi, a proporre una privatizzazione pressoché totale del servizio pubblico radio televisivo (proposta di legge Paxia, Paragone, Patuanelli). Si tratterebbe di un colpo mortale al pluralismo informativo e all’indipendenza, garantite dal canone. L’altro garante, ricordiamo, sarebbe il Parlamento, non fosse che nel nostro Paese onorevoli e senatori hanno confuso troppo spesso il concetto di servizio pubblico con l’ossequio obbligato alla maggioranza del momento, presidiando le varie reti.

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La chiesa di Cristo non può diventare una religione nazionale

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

La chiesa di Cristo abbraccia ecumenicamente l’intera terra abitata. Non è una religione tribale né una religione occidentale. È una chiesa per tutta l’umanità.

L’ha ricordato il professor Jürgen Moltmann agli studenti dell’Istituto ecumenico di Bossey di Ginevra.

«Studenti rimasti estasiati dal personaggio ultra novantenne – ricorda il giornalista Peter Kenny sul sito del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) – mentre il teologo raccontava l’esperienza che lo vide impegnato in giovane età al servizio nella Gioventù Hitleriana e nell’esercito tedesco come “patriota” nella seconda guerra mondiale, e poi quando decise di voltare le spalle al nazionalismo e agli orrori di quel conflitto».

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1517: La Riforma sulle strade d’Europa. Di Paolo Ricca

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Proponiamo un ciclo di quattro lezioni tenute per la trasmissione “Uomini e profeti” dal Pastore valdese Paolo Ricca sulla Riforma luterana, quel movimento religioso, politico, culturale che produsse nel sedicesimo secolo la frattura della cristianità.

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“I ponti”. Un racconto di Ivo Andrić (1963)

Ivo Andric fu uno dei maggiori rappresentanti delle letterature slave novecentesche. Nato nel 1892 nelle vicinanze di Travnik (Bosnia), è appunto alle lontane e complesse vicende storiche del suo paese che Andric dedicò la propria attenzione di scrittore dalla forte impronta realistica. Durante gli anni che precedettero il primo conflitto mondiale e la costituzione dello Stato iugoslavo aderì al movimento irredentista serbo e per questo venne condannato anche al carcere e al confino. In seguito si dedicò alla carriera diplomatica, soggiornando in diverse città europee, e approfondendo nel frattempo la vocazione letteraria. Risale agli anni Trenta la pubblicazione di alcuni volumi di novelle e al 1945 quella dei due romanzi maggiori, La cronaca di Travnik e Il ponte sulla Drina. Dopo la Seconda guerra mondiale Andric continuò la sua attività di scrittore e nel 1961 venne insignito del premio Nobel. Morì a Belgrado nel 1975.

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Aquile Randagie, il film sugli scout che si ribellarono al fascismo

da Anpcnazionale.com, Associazione Nazionale Partigiani Cristiani e da Diocesidicremona.it, il sito della diocesi di Cremona.

Aquile Randagie. Il film

da Anpcnazionale.com

Una storia vera, una storia talmente importante che viene da domandarsi come mai così pochi la conoscano e soprattutto una storia che doveva essere raccontata. Aquile randagie è il film di Gianni Aureli che racconta una pagina della storia resistenziale italiana veramente poco nota: i protagonisti sono un gruppo di giovani scout lombardi che a partire dagli anni Venti, quando tutte le associazioni giovanili vennero chiuse per decreto dal Duce, decisero di non mollare il fazzolettone e di continuare a incontrarsi in clandestinità. Il film, dopo la presentazione al Giffoni film festival nelle sale da lunedì 30 settembre in 200 copie grazie all’alto numero di richieste che il mondo dello scoutismo ha fatto di questo titolo, è un viaggio attraverso il ventennio fascista. I protagonisti sono i ragazzi che decidono di resistere al fascismo creando le Aquile Randagie: giovani, guidati da Andrea Ghetti e Giulio Cesare Uccellini, detto Kelly, che continuano le attività scout in clandestinità, per mantenere la Promessa: aiutare gli altri in ogni circostanza.

locandina aquile randagie

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Huldrych Zwingli (1484 – 1531)

da Nev.it, Notizie EVangeliche Agenzia Stampa della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

Huldrych Zwingli è nato in Svizzera il 1° gennaio 1484, a Wildhaus, ed è morto l’11 ottobre 1531 nella battaglia di Kappel am Albis, nello scontro armato fra cantoni protestanti e cattolici. Ordinato a Costanza nel 1506, viene scomunicato venti anni dopo per le sue posizioni riformate. Nell’aderire alla Riforma portandone i temi e le istanze nella Svizzera dei cantoni, Zwingli diventa sempre più influente per le sue posizioni e le dispute teologiche in cui, fra l’altro, predica la superiorità della Bibbia rispetto all’autorità e alla tradizione ecclesiastica.

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Il Magistero della Chiesa e il papato. Confronto dottrinale tra vetero-cattolicesimo, cattolicesimo romano e protestantesimo (riformato / luterano)

Proponiamo questo confronto tra le posizioni del vetero-cattolicesimo, del cattolicesimo romano e del protestantesimo (riformato / luterano) in riferimento a differenti questioni dottrinali secondo lo schema proposto dal teologo vetero-cattolico prof. Kury.

Il vetero-cattolicesimo è la dottrina cristiana professata dalle comunità cattoliche che hanno origine dalle dispute dottrinali nate in occasione del concilio Vaticano I, quando alcuni teologi rifiutarono di accettare i dogmi sulla giurisdizione universale e l’infallibilità del pontefice,  promossi da papa Pio IX, e definito dal Concilio Vaticano I con la costituzione dogmatica Pastor Aeternus, e vennero scomunicati. In seguito a queste scomuniche alcuni degli oppositori all’infallibilità papale proclamata dal Concilio si organizzarono per continuare la vita di chiesa . L’espressione “vecchi cattolici” o “vetero-cattolici” fu usata per la prima volta nel 1853, in riferimento ad alcuni cattolici di Utrecht che si rifiutarono di riconoscere la legittimità del nuovo arcivescovo nominato dal papa.

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Il «fattore età» nel pensiero del teologo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Nel 2018 ricorrevano i cinquant’anni dalla morte del teologo svizzero Karl Barth (1886-1968). A dire il vero, l’evento è passato un po’ in sordina, ma ha comunque ridestato l’interesse per questo maestro del Novecento. L’editrice Claudiana ha quindi pensato di ripercorrerne la vicenda pubblicando la sua breve autobiografia intellettuale. Si tratta di tre articoli che Barth aveva scritto per la rivista americana The Christian Century  rispettivamente nel 1938, nel 1948 e nel 1958. I suoi interventi erano inseriti in una serie in cui anche altri teologi raccontavano di sé; ma colpisce il fatto che già nel 1938 Barth sia stato interpellato come uno dei protagonisti della vicenda teologica di quell’inizio di secolo. Certo, all’epoca si era già distinto per l’approccio innovativo alla teologia e per il sostegno alla lotta della Chiesa confessante in Germania; ma che questo avesse un impatto significativo anche al di là dell’oceano era un fatto tutt’altro che scontato.

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La “Chiesa Cristiana Vetero Cattolica” in Italia: un pò di cronaca recente

Pubblichiamo l’articolo che ci hanno mandato gli amici della Chiesa Cristiana Vetero Cattolica, con un pò di cronaca recente a proposito della loro presenza in Italia, utile a non confonderli con altre denominazioni simili.

In Italia, fino al 2011, esisteva la Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht. Tale realtà ha contato circa cento fedeli – 54 membri giuridicamente iscritti, fra i quali 4 presbiteri –, erano presenti originariamente due comunità principali – a Bolzano e Milano – ed erano stati attivati rapporti con referenti in altre città e regioni, i quali vedevano comunque un riferimento imprescindibile nella realtà milanese.

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Bibbia e Corano: tradurre per capire, capire per vivere

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

I testi della Bibbia ebraica/Primo Testamento, del Nuovo Testamento e del Corano sono stati oggetto di analisi, interpretazione e traduzione da molti e molti secoli.

In particolare l’azione del tradurre e del mettere alla base della formazione religiosa e culturale in genere traduzioni diverse ha condotto ad effetti talora mirabili e luminosi, talaltra tragici e carichi di violenza. Oggi più che mai appare notevolissima l’importanza delle traduzioni bibliche e coraniche per una conoscenza della fede e della cultura delle religioni abramitiche nel contesto della cultura euro-atlantica e mediterranea che dall’antichità è giunta alla nostra contemporaneità.

Tradurre letteralmente significa essere fondamentalisti? Cambiare traduzioni consolidate nel tempo è sempre giusto e utile? Ci sono casi, nel tradurre i testi biblici o coranici, in cui si sono realizzate operazioni ideologiche che con la fedeltà ad essi non avevano alcun rapporto?

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