Papa Francesco stravolge la dottrina sulla pena di morte? Assolutamente no! E’ in continuità col magistero dei suoi predecessori

Dalla pagina Facebook Bastabugie contro il papa.

Anzitutto dobbiamo dire che gli aggiornamenti del catechismo sono una prassi normale, non un’invenzione di Francesco. Oltretutto vale la pena ricordare che proprio riguardo alla pena di morte Giovanni Paolo II aveva fatto aggiornare il catechismo del 1992 nel 1997 alla luce di quanto egli aveva scritto nell’enciclica Evangelium Vitae del 1995. In questa Papa Wojtyla lesse come “un segno di speranza” la “sempre più diffusa avversione dell’opinione pubblica alla pena di morte”, prendendo altresì atto che “nella chiesa si registra una crescente tendenza che chiede la totale abolizione  di quella pena”. Mentre prima il catechismo era più “leggero” sul tema, invitando gli stati a usare “mezzi incruenti” finalizzati a “difendere la vita umana dall’aggressore e per proteggere l’ordine pubblico”.

FRANCESCO

“Si deve affermare con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. E’ in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore e di cui Dio solo in ultima analisi è vero giudice e garante”.

Così Papa Francesco lo scorso ottobre nell’anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica avviava il processo che arriva oggi a conclusione. “Assumiamo le responsabilità del passato – disse – e riconosciamo che quei mezzi erano dettati da una mentalità più legalistica che cristiana. La preoccupazione di conservare integri i poteri e le ricchezze materiali aveva portato a sovrastimare il valore della legge, impedendo di andare in profondità nella comprensione del Vangelo. Tuttavia, rimanere oggi neutrali dinanzi alle nuove esigenze per la riaffermazione della dignità personale, ci renderebbe più colpevoli”.

Lo sviluppo, si legge nella lettera per i vescovi che accompagna il rescritto con il nuovo paragrafo del Catechismo, “poggia principalmente sulla coscienza sempre più chiara nella Chiesa del rispetto dovuto ad ogni vita umana”.

E infatti si legge nella lettera firmata dal cardinale Ladaria Prefetto della Dottrina della Fede, se “la situazione politica e sociale di un tempo rendeva la pena di morte uno strumento accettabile per la tutela del bene comune, oggi la sempre più viva coscienza che la dignità di una persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi, l’approfondita comprensione del senso delle sanzioni penali applicate dallo Stato, e la messa a punto di sistemi di detenzione più efficaci che assicurano la doverosa difesa dei cittadini, hanno dato luogo ad una nuova consapevolezza che ne riconosce l’inammissibilità e perciò chiede la sua abolizione”.

FRANCESCO E SAN GIOVANNI PAOLO II

Tutto parte sempre dalla Evangelium vitae di Giovanni Paolo II: Il Santo Padre annoverava tra i segni di speranza di una nuova civiltà della vita «la sempre più diffusa avversione dell’opinione pubblica alla pena di morte anche solo come strumento di “legittima difesa” sociale, in considerazione delle possibilità di cui dispone una moderna società di reprimere efficacemente il crimine in modi che, mentre rendono inoffensivo colui che l’ha commesso, non gli tolgono il bene della vita, sacro e indisponibile perfino alla giustizia umana».

La lettera ricorda poi l’impegno di Benedetto XVI , e di Papa Francesco che “ha chiesto una revisione della formulazione del Catechismo della Chiesa Cattolica sulla pena di morte, in modo che si affermi che «per quanto grave possa essere stato il reato commesso, la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona»”.

Ovviamente si tratta di una vera continuità di Magistero: “Il nuovo testo, seguendo le orme dell’insegnamento di Giovanni Paolo II in Evangelium vitae, afferma che la soppressione della vita di un criminale come punizione per un delitto è inammissibile perché attenta alla dignità della persona, dignità che non viene perduta neanche dopo aver commesso dei crimini gravissimi”.

Lo stato moderno tende alla “riabilitazione e reintegrazione sociale del criminale” e “possiede sistemi di detenzione più efficaci, la pena di morte risulta non necessaria come protezione della vita di persone innocenti”.

LA NUOVA FORMULAZIONE IN CONTINUITA’ CON IL MAGISTERO

Rimane sempre la necessità della difesa della vita dei cittadini, ma “la nuova formulazione del n. 2267 del Catechismo esprime un autentico sviluppo della dottrina, che non è in contraddizione con gli insegnamenti anteriori del Magistero. Questi, infatti, possono spiegarsi alla luce della responsabilità primaria dell’autorità pubblica di tutelare il bene comune, in un contesto sociale in cui le sanzioni penali si comprendevano diversamente e avvenivano in un ambiente in cui era più difficile garantire che il criminale non potesse reiterare il suo crimine”.

Ecco allora che “la nuova formulazione del n. 2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica vuole costituire una spinta a un deciso impegno, anche attraverso un rispettoso dialogo con le autorità politiche, affinché sia favorita una mentalità che riconosca la dignità di ogni vita umana e vengano create le condizioni che consentono di eliminare oggi l’istituto giuridico della pena di morte laddove è ancora in vigore”

SAN GIOVANNI PAOLO II

Ricordiamo inoltre i tanti appelli di Giovanni Paolo II contro la pena di morte in modo particolare non si può dimenticare l’appello che il santo fece durante l’Angelus del 12 dicembre 1999, quando – alla vigilia del Giubileo – chiese l’abolizione della pena di morte: “Rinnovo, pertanto il mio appello a tutti i responsabili, affinché si giunga ad un consenso internazionale per l’abolizione della pena di morte, dal momento che i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti”.

E proprio Giovanni Paolo II diede l’esempio due anni più tardi quando, promulgando la nuova Legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano, cancellò la pena di morte dal testo. Formalmente, era stata abolita già nel 1969 da Paolo VI, che l’abrogò per ogni reato – compreso quello di tentato omicidio del Papa –  ma mai cancellata dalla “costituzione” d’oltretevere. Per quarant’anni, fino dall’entrata in vigore dei Patti Lateranensi e quindi dello Stato della Città del Vaticano, la pena di morte era del tutto legale, anche se mai applicata.

Giovanni Paolo II più volte ha affrontato il tema della pena di morte. A partire dagli ultimi mesi del 1998, ha numerose volte auspicato che si giunga alla moratoria internazionale della esecuzioni, accogliendo la proposta della Comunità di Sant’Egidio (tanto cara a lui come oggi a Francesco) e di numerose Congregazioni religiose internazionali maschili e femminili.

Il 1°gennaio 2001, il papa polacco, nel messaggio della XXXIV Giornata Mondiale della Pace diceva: “Non si può invocare la pace e disprezzare la vita. Il nostro tempo conosce una tragica spirale di morte che comprende omicidi, suicidi, aborti, eutanasia, come pure le pratiche di mutilazione, le torture fisiche e psicologiche, le forme di coercizione ingiusta, l’imprigionamento arbitrario, il ricorso tutt’altro che necessario alla pena di morte, le deportazioni, la schiavitù, la prostituzione, la compra-vendita di donne e bambini”.

Il 3 febbraio 2000, nel messaggio al presidente americano Bill Clinton sul diritto alla vita ha toccato implicitamente alcuni temi delicati come l’aborto, l’eutanasia e la pena di morte, ribadendo la necessità di proteggere “il diritto di ogni esser umano alla vita, dal concepimento fino alla morte naturale”. Nel dicembre del 1999, Giovanni Paolo disse: “Si giunga ad un consenso internazionale per l’abolizione della pena di morte dal momento che lo Stato oggi dispone di altri mezzi per reprimere efficacemente il crimine, senza togliere definitivamente al reo la possibilità di redimersi”.

Il 27 gennaio 1999 durante la messa celebrata nello stadio coperto di St. Louis in Missouri, di fronte a 100.000 persone, per la maggior parte giovani, il Papa ha richiamato i Cattolici Americani a scegliere per la vita e scegliere per la vita: “La nuova evangelizzazione – ha chiosato il Pontefice – richiede ai discepoli di Cristo di essere incondizionatamente a favore della vita. La pena di morte è crudele e non necessaria e questo vale anche per colui che ha fatto molto del male”.

Il 23 gennaio 1999, celebrando la Messa nella dalla Basilica di Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico, ha auspicato l’affermazione di una cultura della vita umana ”dal concepimento fino alla morte naturale’, ed ha poi affermato: ”Mai più terrorismo e narcotraffico, mai più tortura e pena di morte” e una vita degna per tutti.

Il 25 dicembre 1998, giorno di Natale, durante il discorso seguito alla Benedizione “Urbi et Orbi” il Papa ha affermato: “Da questo giorno tragga rinnovato vigore nel mondo il consenso nei confronti di misure urgenti ed adeguate per fermare la produzione ed il commercio delle armi, per difendere la vita umana, per bandire la pena di morte”.

BENEDETTO XVI

Anche Benedetto XVI si è più volte espresso contro la pena di morte. Il 7 gennaio 2008 Benedetto XVI incontrando il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede per gli auguri di inizio anno, si è compiaciuto per la moratoria decisa dall’Onu per abolire la pena di morte e ha intravisto in questo una strada per “stimolare il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita”, bene indisponibile persino alla giustizia umana.

A conclusione della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa, del Sinodo dei Vescovi, svoltasi a Roma ad ottobre del 2009, ha poi approvato con soddisfazione “la richiesta per l’abolizione della pena di morte”.

Nell’Esortazione Apostolica “Africae Munus” dell’anno precedente, invece, si esprimeva così: “con i membri del Sinodo, attiro l’attenzione dei responsabili della società sulla necessità di fare tutto il possibile per giungere all’eliminazione della pena capitale”: “incoraggiare le iniziative politiche e legislative promosse da un numero crescente di Paesi per eliminare la pena di morte e per continuare i progressi sostanziali realizzati per conformare il diritto penale sia alla dignità umana dei carcerati che ad un efficace mantenimento dell’ordine pubblico”.

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