Un nuovo linguaggio per le migrazioni. XXVII Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes

da ReteSicomoro.it, conoscere per crescere.

Gli stereotipi che affollano le menti di un numero crescente di persone sul tema dei migranti, ci interrogano sul futuro di un paese che talvolta sembra aver smarrito la bussola, in preda ad un’isteria collettiva che, al di là di tutto, va compresa e non semplicemente stigmatizzata. Certamente non posso tacere la mia apprensione verso la diffusa tendenza, anche a livello istituzionale, a costruire luoghi comuni sui migranti e su coloro che lavorano per accoglierli e tutelarli.

Quante voci, minacce, provocazioni abbiamo ascoltato negli ultimi tempi a proposito di immigrati, rifugiati e organizzazioni non governative, dipinti come il nemico contro cui scaricare tutte le ansie e le paure contemporanee. Quante volte la solidarietà è stata messa in discussione e con lei tutti coloro che fino a ieri pensavano di operare per il bene comune.

Bene comune e solidarietà, che è opportuno ricordare, stanno alla base della buona politica e della Costituzione del nostro paese. Sarebbe difficile contare le parole d’odio che in Europa o in America stanno connotando il dibattito pubblico su questi temi. Un dibattito, peraltro, che viene alimentato quotidianamente attraverso una narrazione distorta.

E’ di un paio di giorni fa la notizia apparsa su un quotidiano nazionale che la Caritas incasserebbe qualcosa come 1,8 miliardi per l’accoglienza dei migranti e che, dalla vicenda Diciotti, avrebbe avuto grandi vantaggi economici. Ha fatto bene il quotidiano Avvenire a scrivere che si tratta non solo di falsità ma di numeri al lotto, buttati confusamente in un articolo il cui fine è solo quello di screditare il lavoro di migliaia di operatori e di volontari.

In questo modo si stanno gettando le basi per una società escludente, dove domina la paura alimentata e sostenuta dalle menzogne, le cosiddette fake news. Ormai circolano poche e lucide certezze che non si fanno scalfire nemmeno dallo sforzo di chi cerca di raccontare come stanno realmente le cose. Si tenta di presentare numeri, storie, volti ma senza riuscire a persuadere chi è ormai preda di una narrazione falsata del fenomeno migratorio.

D’altronde il nostro è il paese delle mezze verità, dove vale più l’inganno camuffato da “buon senso” che non la realtà delle cose. Dire che i migranti muoiono per causa dei trafficanti, senza aggiungere che indebolire il dispositivo di salvataggio significa aumentare le probabilità di morti in mare, è come dire una mezza verità. Raccontare che tutte le realtà di accoglienza lucrano è come dire un’altra mezza verità, consapevoli che solo una minima parte delle cooperative è stata indagata e condannata.

Lo ha ricordato anche papa Francesco nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2018: “Quanti fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici, anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia, che sono fonte di grande preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la tutela di ogni essere umano”.

Il Pontefice punta il dito su una “retorica”, “largamente diffusa” in molti Paesi di destinazione, “che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti, in quanto figli e figlie di Dio”. L’esigenza di ridurre la distanza fra il percepito e il reale sul tema delle migrazioni è un’urgenza ormai ineludibile, poiché è oggetto di una politicizzazione aspra che porta a contrapposizioni ideologiche più che a ragionare di possibili soluzioni.

E invece la percezione distorta di un fenomeno porta a pressioni politiche e all’individuazione di soluzioni inadeguate, proprio perché basate su premesse infondate. Si alimenta invece un tipico approccio a bassa programmazione, per emergenze, per cui l’intervento tampone del decisore pubblico e il faro dei media si attivano in presenza di eventi disastrosi, di aggressioni eclatanti, esplosioni di proteste che non permettono di riflettere sulla complessità dei fenomeni e distolgono dai nodi veri. Che rimangono insoluti e lontani dal bene comune.

Nella consapevolezza, dunque, che siamo chiamati ad affrontare una sfida che a tratti appare più grande di noi, è necessario e urgente mettere in campo tutte le forze e gli strumenti utili per contrastare questa deriva culturale.

Per questo motivo lo sforzo della Chiesa Italiana sul fronte educativo è molteplice e non si limita più alla pubblicazione di Rapporti, ma si è arricchito nel tempo anche di un portale sull’immigrazione (caritasinmigration), di una raccolta di storie il cui obiettivo è avvicinare il lettore alla realtà, di cortometraggi (il prossimo sarà quello sul caporalato), ma anche di festival culturali (come il Festival Sabir in ottobre a Palermo) e del Meeting sulle famiglie accoglienti “Liberi di accogliere”, che stiamo organizzando insieme alla Migrantes per il prossimo febbraio.

Insomma,sarà nostra preoccupazione promuovere tutto ciò che potrà contribuire ad un’opera di contenimento di questa deriva culturale e al contempo di stimolo per un approccio più informato e consapevole.

Leggi la sintesi del XXVII Rapporto Immigrazione »

don Francesco Soddu, Direttore Caritas Italiana

(tratto da http://www.caritasitaliana.it)

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