I diamanti della Torah II: Amidà. Il cuore della preghiera ebraica giornaliera

Dopo il successo della prima edizione, torna on line la web series I Diamanti della Torah. Nella seconda stagione il Rabbino Shalom Hazan con Fabio Perugia scaverà nell’anima dei precetti ebraici. Gli inchini e i passi da fare e il relativo senso profondo.
Per approfondire clicca http://it.chabad.org/3494907

 

da Chabadroma.org, il sito dei centri romani del movimento ebraico Chabad-Lubavitch.

Le tre preghiere

Secondo la legge ebraica abbiamo il dovere di pregare tre volte al giorno, la mattina, il pomeriggio e la sera. Tali preghiere sono denominate shachrìt, preghiera del mattino, minchà, preghiera del pomeriggio, e arvìt o ma’arìv, preghiera della sera.

I nostri saggi spiegano che l’usanza di pregare tre volte al giorno fu originariamente istituita dai nostri Patriarchi: Abramo, Isacco, e Giacobbe. Abramo introdusse la preghiera del mattino, Isacco del pomeriggio e Giacobbe ne aggiunse una la sera.

Nello Zohar e negli insegnamenti Chassidici Chabad, viene spiegato che ognuno dei tre Patriarchi rappresentò una qualità particolare nel servizio di D-o.

Abramo servì D-o con amore, Isacco con timore, Giacobbe con misericordia. Pur avendo uno le qualità dell’altro, ognuno di essi ne aveva una particolare posta più in evidenza. Abramo si distinse nella qualità della gentilezza o bontà, chessed, ed amore, ahavà. Isacco eccelse specialmente nella qualità della giustizia stretta, din e reverenza yirat Hashem, mentre Giacobbe le creditò entrambe, facendo risultare la combinazione in una nuova qualità, l’equilibrata e durevole virtù della verità emet e misericordia, rachamìm.

Noi, figli di Abramo, Isacco e Giacobbe, abbiamo ereditato tutte le tre qualità dei nostri Patriarchi, e queste ci abilitano nel servire D-o con amore, timore, misericordia.

La qualità della misericordia ci pervade quando realizziamo che la nostra anima è parte della Divinità e proviamo per essa pietà, così spesso distratta da D-o, a causa degli aspetti materiali della vita quotidiana.

Quando ricevemmo la Torà nel monte Sinai, il nostro stile di vita fu determinato da D-o. Torà vuol dire insegnamento, guida, istituzione poiché essa comprende ogni dettaglio della nostra vita quotidiana.

La Torà contiene 613 precetti tra essi vi è il comandamento “servire D-o con tutto il tuo cuore e tutta la tua anima”.

Come serviamo D-o con il cuore?

Pregandolo, così facendo, non solo adempiamo al comandamento di pregare D-o, ma anche ad altri comandamenti, come amare D-o, temerlo, che sono comandamenti separati.

Durante il primo millennio, e così, dal tempo di Moshe Rabbenu, non ci fu un ordine stabilito di preghiere.

Ciascuno aveva il dovere di pregare D-o quotidianamente, ma lo stile, le ricorrenze giornaliere dipendevano dall’individuo.

C’era comunque, un ordine preciso nel Beth Hamikdash in connessione con i sacrifici quotidiani, mattina e pomeriggio, mentre i sacrifici della sera si estendevano fino a notte nei giorni speciali, come Shabbatot, Rosh Chodesh festività vi erano anche sacrifici addizionali chiamate Musàf.

Dunque, non era forse raro per alcuni ebrei pregare tre volte al giorno, mattina, sera e notte, a loro proprio modo, il Re David per esempio, dichiarò che egli pregava tre volte al giorno, e così dicasi di Daniele (in Babilonia), il quale guardava in direzione di Gerusalemme.

È evidente che anche durante il periodo del primo Bet Hamikdash esistevano luoghi pubblici di preghiera chiamati Bet Hamikdash, che i Caldeani (babilonesi) distrussero insieme a Gerusalemme, ed il Bet Hamikdash.

Dopo che il Bet Hamikdash fu distrutto e gli ebrei condotti in cattività a Babilonia essi continuarono a riunirsi e pregare in congregazione. I luoghi di preghiera divennero come piccoli santuari – Bet Mikdash Me’at – ma durante gli anni dell’esilio, i bambini nati ed educati a Babilonia non avevano una conoscenza adeguata della lingua sacra (ebraico) e parlavano una lingua mista. Così, quando gli ebrei, passati i trent’anni d’esilio, tornarono alla terra madre, Ezra lo Scriba insieme ai profeti e i saggi, (120 membri in tutto) stabilirono il testo della preghiera giornaliera, Shemone Esre, l’Amidà – le diciotto benedizioni) e resero istituzione permanente e dovere nella vita ebraica recitare questa preghiera tre volte al giorno. Da allora ciò divenne parte della legge ebraica: pregare in tale ordine stabilito, tre volte al giorno, corrispondente ai sacrifici quotidiani del Bet Hamikdash con le preghiere di Musaf di Shabbat Rosh Chodesh e festività ed una speciale preghiera di chiusura di Yom Kippur.

Tali sono le parti principali delle preghiere quotidiane formulate dai nostri saggi: lo Shemà e l’Amidà, tutt’oggi parti essenziali del nostro servizio mattutino e serale, mentre l’Amidà è la parte principale del servizio di Minchà. I salmi quotidiani cantati dai Leviti nel Beth Hamikdash, entrarono a far parte della preghiera del mattino così come altri salmi di David, e altri ancora prima e dopo lo Shemà.

Dal tempo in cui la Mishnà fu redatta da Rabbi Judah il principe (anno 3910 circa – 500 anni dopo Ezra) e specialmente dall’epoca in cui fu completato il Talmùd (circa 300 anni più tardi o 1500 anni fa) l’ordine basilare delle nostre preghiere rimase formulato così come lo conosciamo ora.

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