I confini del Paradiso

dal profilo facebook di fratel Ignazio de Francesco, monaco della Piccola famiglia dell’Annunziata.

Le identità religiose e culturali non nascono nel vuoto, questo è chiaro. Come le vite individuali, anch’esse si radicano in un territorio. E’ naturale. Poi però dalle radici spuntano paletti, ed è a questo punto che esplodono i problemi.

L’antica religione d’Israele si è costruita intorno all’idea di terra promessa, e ha fatto del confine una categoria teologica, quindi politica. Cosa attualissima.

Sul versante cristiano, dai dati in mio possesso non ricavo nulla che lasci supporre che Gesù avesse in mente il controllo di un certo territorio, né a Gerusalemme né altrove. Al governatore Pilato aveva chiarito in modo reciso le sue intenzioni: “Il mio regno non è di questo mondo”. Malgrado ciò i suoi seguaci sono stati grandi produttori di confini, fondando nei secoli “stati cristiani”, “imperi cristiani”, “regimi di cristianità”. Cosa attualissima.

In perfetta continuità con le premesse teologiche e politiche trovate sul terreno, i musulmani hanno diviso ordinatamente il mondo in due parti: Dar al-islam e Dar al-harb, letteralmente la Casa dell’islam e la Casa della guerra. Di qui la pace, di là il caos. Cosa attualissima.

Le ideologie nazionaliste laiche non sono state ovviamente da meno nella corsa alla fabbricazione di confini. Bastava una lingua per metter su un posto di blocco. Ma un confine tira l’altro, in un processo di frammentazione del territorio (e delle coscienze) potenzialmente illimitato. Così ad esempio si può brandire l’identità italica, ma quanti sono confini tracciati tra nord e sud! E magari fossero solo due i fronti separati.

Un’amico di Vicenza, ad esempio, mi dice che i Cimbri di Asiago (da mille anni in zona) sono diversi dagli altri veneti, un po’ strani. I confini che promettono sicurezza si trasformano in celle di sicurezza: le prigioni dell’identità.

Da un punto di vista strettamente laico penso sia lecito considerare il Paradiso come un parto della psiche, la proiezione in un mondo immaginario di tutte le cose belle che uno non riesce a ottenere in quello reale. Benché io lo pensi “storico”, accetto di aggiungere alla lunga lista dei desideri anche il mio: il Paradiso è un luogo sconfinato, non nel senso più banale di vasto e illimitato, ma nel senso dell’assenza di confini interni. Dentro il Paradiso, quali che siano le sue dimensioni globali, ognuno si muoverà in tutta libertà. Finalmente a casa! Nessuno sarà straniero, nessuno immigrato, nessuno ospite a patto che. Le mille diecimila identità vivranno le une accanto alle altre, le une tra le altre, godendo dell’altrui diversità, arricchendosi dell’altrui diversità, senza paura di smarrire la propria. Il cognome del Paradiso sarà Assenza-di-Paura.

Ignazio De Francesco

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