EDITORIALE Anno 1° n. 1 Sabato 15 Gennaio 1949 – di Primo Mazzolari

da Ildialogo.org, Il dialogo – Periodico di cultura, politica, dialogo interreligioso dell’Irpinia.

Adesso è un quindicinale di impegno cristiano fondato da don Primo Mazzolari che vede la sua prima uscita il 15 gennaio del 1949. Don Primo Mazzolari, parroco di Bozzolo, un piccolo paese in provincia di Mantova fonda il quindicinale con l’intento di esprimere il momento della sfiducia nei confronti di una società migliore e diventa il simbolo dell’opposizione cristiana. La ragione del titolo e il programma appaiono nell’Editoriale del 15 gennaio 1949, mentre i cattolici sono al governo:

Adesso, non domani. All’infuori del caso che domani un altro possa far meglio ciò che io non so fare (la rivoluzione cristiana non fa saltare la corteccia dell’albero con la dinamite) rimandare a domani è neghittosità e vigliaccheria. Adesso è un atto di coraggio. Un uomo d’onore non lascia agli altri la pesante eredità dei suoi adesso traditi.

Pubblichiamo quel primo editoriale del 15 gennaio 1949 …

EDITORIALE

Anno 1° n. 1 Sabato 15 Gennaio 1949

di PRIMO MAZZOLARI

  1. Ci si fa colpa di non capire ciò che «adesso » occorre all’uomo, e di non sapervi provvedere.

Saremmo gente che passa in un ri­fiuto d’accettare «le cose che non sono, nel­l’attesa delle cose che sono ».

Non abbiamo ancor levato il capo, che gli stessi ci rimproverano di farci una parte troppo grossa sulle cose che non valgono. «I cristiani devono esser distaccati» .

Forse meritiamo l’uno e l’altro rimprovero, anche se tra i due c’è contrasto. Può tornare comodo trascurarlo, se l’«adesso» è un im­pegno: può tornar comodo farlo nostro, se un utile.

Il cristiano purtroppo può avere l’una e l’altra indegnità; ma se rifiuta il duro di adesso tradisce il Vangelo, se se ne appropria l’utile tradisce il Vangelo.

L’adesso è la Croce che va portata se uno vuol tener dietro a Cristo.

2. Altrettanto dico per chi intende fare la volontà di Dio, che non è un sole lontano, ma miriadi di goccie di ru­giada ove il Sole si specchia.

E se qualcuno ha fede nel Ministero Euca­ristico, gli dico, per fargli più aperto il cuore, che «adesso» è la briciola che porta tutto Cristo. Se non l’adoro, se non l’assumo, l’Eterno rimane fuori.

E’ il suo ostensorio questo attimo, ove Egli ama lasciarsi toccare dalle mie mani, portare dal mio cuore, costruire dalla mia opera.

Nella fedeltà al poco che è l’adesso, comunico con Dio e gli rendo testimonianza.

3. Il cristiano non ferma l’attimo per goderlo, lo accetta  per «completare», con la sua piccola presenza, l’On­nipresenza dell’Eterno. Dio mi fa posto in quello che è suo, perché non mi rinserri, né escluda alcuno.

Dev’essere un gradino: è un gradino. E vi appoggio il piede per salire, perché solo così procedono le ascensioni che Dio di­spone nel cuore dell’uomo.

Ogni «adesso» è un gradino. E solido come un gradino sca­vato nella roccia, che ci obbliga allo sforzo nel contempo che ci porta. Mentre certe astrattezze e certe vaporose perfezioni che stemperano il realismo evangelico, non portano, né salgono, ma mettono il povero in  tentazione di ascoltare coloro che dicono di saper cambiare le pietre in pane.

4.  Adesso è la pietra che scavo, scalpello e le­vigo con le mie ma­ni. Dio la prende da!­le mie mani e l’incastona nella sua opera, che sale secondo un suo misterioso disegno.

Egli ha un piano: ma si è ben guardato dal pianificare la nostra breve giornata. Egli ha rispetto del limite che ci ha dato: egli ha fiducia nel nostro sforzo.

Manovali di Dio! e una nostra pietra, comunque staglia­ta, gli basta. E’ fin troppo che egli faccia posto a una crea­tura che può usare il piccone contro la sua stessa opera o te­nere le mani in tasca mentre tutto l’universo è in travaglio.

5. Non voglio sapere dove e come Dio mette le pietre che gli pre­paro in questi attimi ch’Egli mi concede e che sono la sola proprietà di cui dispongo.

Il passato è una moneta già spesa, su cui conviene invo­care la misericordia di Dio: il domani può anche non spun­tare.

L’uomo dispone solo di que­sto «adesso» che può anche essere l’ultimo.

Se è l’ultimo, mi deve servi­re per decollo: se ha un se­guito, devo ricordarmi che si tengono l’un l’altro e che uno può redimere l’altro, poiché ad ogni «adesso » si è sempre da capo, se noi lo vogliamo.

6.  Non soltanto Dio, ma ogni creatura mi dà appuntamento nell’a­desso: il mio prossi­mo mi dà appuntamento.

Dio può attendere: l’uomo no. Può darsi che egli abbia soltanto questo momento di suo, da cui dipende la sua sal­vezza o il suo perdimento.

Se manco all’incontro, man­co alla giustizia, manco al­l’amore.

«Io avevo fame e tu non mi hai dato da mangiare».

«I bambini domandano pa­ne, e non c’è chi glielo spezzi ».

Se uno ha fame e sete ed è ignudo e senza casa, ed io gli dico: – Va in pace: domani provvederò! – bestemmio il Padre che «ad ogni vivente dà il suo sostentamento in tempo opportuno».

Vi sono soluzioni che non si possono rimandare in attesa della soluzione perfetta, che non danneggi nessuno, soprat­tutto chi sta bene.

Chi ha fame non può atten­dere. Il pane che va dato è «il pane di oggi»,

«Ciò che si deve fare, va fatto subito».

Tra i cristiani, sia al gover­no che negli altri campi, In po­litica o in religione, sono trop­pi i prudenti.

Rischiamo di morire di pru­denza in un mondo che non vuole e non può attendere.

Il tempo è una grande medi­cina, ma nel tempo si muore, nel tempo si fanno le rivolte e le guerre; nel tempo si rischia di smarrire perfino l’immagine di Dio qualora i cristiani dimentichino di ravvivarla nel fuoco della loro carità.

La carità dev’essere paziente per ciò che ci riguarda, impa­ziente per ciò che riguarda il prossimo. Io posso tollerare la mia fame, la mia tribolazione, i miei mali: non posso tollera­re che vi siano creature che muoiono di fame, che non abbiano lavoro, che vengano op­presse e deportate, messe al muro o liquidate.

La pazienza è una medicina che ognuno deve comprarsi da sè, poiché essa è indispensabile anche quando pare che tutto vada liscio: ma gli uomini di governo e neanche quelli di re­ligione non devono metter su bottega di pazienza per togliersi l’impegno di fare ciò che de­vono fare.

Se credono nella Provviden­za, come ci devono credere, se non vogliono essere inghiottiti dalla disperazione o dall’avvi­limento, se ne guardino dal pre­dicarla. La Provvidenza li ha fatti suoi ministri perché prov­vedano nei limiti del possibile ai bisogni dei poveri.

Ora, la corona non si scopre: ad essa ci si appella segretamen­te dopo aver fatto tutto quello che uno può e deve fare.

Dopo, ci si mette in ginoc­chio anche sopra una piazza, a rischio di venire lapidati.

7. Adesso non domani. All’ infuori del caso che domani un altro possa far meglio ciò che io non so fare (la rivolu­zione cristiana non fa saltare la corteccia dell’albero con la dinamite) rimandare a domani è neghittosità e vigliaccheria.

Adesso è un atto di coraggio. Un uomo d’onore non lascia agli altri la pesante eredità dei suoi «adesso» traditi.

8. Il Vangelo è un’atte­sa, ove ogni attimo è un’epifania o un nascondimento.

«Fra poco non mi vedrete più: fra un poco mi vedrete ancora ».

E’ il pane di oggi, la luce di oggi, la pena di oggi, la goccia d’acqua data in suo nome, la lacrima asciugata…! l’ adesso che viene sempre.

«Ecco viene l’ora: questa ora».

Adesso, che anche le porpo­re cardinalizie incominciano a splendere come lo straccio po­sto sulle spalle di Cristo nel­l’atrio del Pretorio, «è l’ora».

Non l’ora bruciata del nostro godimento o della nostra vanità; ma l’ora offerta e con­sumata nell’agonia della nostra carità, quando «anche i mor­ti udranno la voce del Figlio di Dio ».

Primo Mazzolari

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