La cattedra dei piccoli e dei poveri. 3. La Parola. Testi di p. Pio Parisi

Ho già detto che la cattedra dei piccoli e dei poveri, come cerchiamo di comprenderla e di viverla, non è un’invenzione umana, un elaborato della nostra cultura ,ma un elemento importante del mistero rivelatoci da Dio nel primo e nel nuovo Testamento.

Per questo occorre ora porsi in ascolto della Parola di Dio non per dare ad essa un posto, sia pure di tutto rispetto, fra le nostre parole ma per riconoscerla al principio di tutto (cf Gen 1; Giov 1; 1Giov 1). Occorre accettare che le nostre parole partano dalla sua Parola.

Allora mi si può obiettare: perché hai già scritto e ci hai fatto leggere diverse pagine sulla cattedra dei piccoli e dei poveri ed ora ci dici di metterle da parte per cominciare dalla Parola? Non so rispondere: forse era una preparazione opportuna se non necessaria, forse è stato uno sbaglio, forse un bisogno, derivante da mancanza di fede, che non intendo affatto nascondere, che mi ha fatto rinviare il momento più impegnativo: l’ascolto di Dio.

Comunque ora, senza preoccuparci di quel che già abbiamo detto, poniamoci in ascolto di quel che Dio ci dice e di quello a cui ci chiama.

Qualunque sia il nostro rapporto con la Parola, di grande familiarità o di quasi totale estraneità, cerchiamo un ascolto nuovo che è sempre un inizio perché la Parola è «in principio».

L’antologia che segue è attraversata dal «filo rosso» del paradosso. Innanzitutto contempliamo l’Artefice dell’azione, Dio, definito come «Padre, Signore del cielo e della terra», il quale è il soggetto di verbi decisamente singolari. Egli infatti «nasconde» cose importanti ai «sapienti» (Lc 10,21) e addirittura li «confonde» (1Cor 1,27). Persegue dunque una sua logica, una sua Sapienza, il Figlio («Cristo Gesù opera di Dio è diventato per noi sapienza»).

L’inno ai Filippesi squarcia il cuore del Figlio, rivelandoci i suoi sentimenti, quelli per cui ha accettato di essere annientato nell’obbedienza «fino alla morte e alla morte di croce». Non bastano le parole normali per descrivere la reazione che suscita in noi questa manifestazione del cuore di Dio, occorrono quelle di Maria che realmente «fa grande» Dio, gli restituisce la grandezza e la maestà che sono sue e che ella vede, profeticamente, già realizzate («Ha spiegato la potenza del suo braccio…»).

Questa profezia in atto non è altro che il contenuto del libro sigillato con sette sigilli che, nuovo paradosso, l’Agnello «ritto come immollato» si avvia a sciogliere. Proprio perché fu immolato «è degno di ricevere sapienza» e a noi non resta, come ai vegliardi, che pronunciare il nostro «Amen» e prostrarci in adorazione.

In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Si, Padre, perché cosi a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare»

Lc 10,21-22

Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore.

1Cor 1,27-31

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Fil 2,5-11

L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Lc 1,46-55

E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e di scioglierne i sigilli?». Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo. Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo. Uno dei vegliardi mi disse: «Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli».
Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simboli dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. E l’Agnello giunse e prese il libro dalla destra di colui che era seduto sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghière dei santi. Cantavano un canto nuovo:
«Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione
e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti
e regneranno sopra la terra».
Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:
«L’Agnello che fu immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».
Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E i vegliardi si prostrarono in adorazione.

Ap 5

Lascia un commento