La Parola è la mia casa: [24/05/2026] dom Pentecoste TP anno A

da Parrocchiechiurocastionetto.it, il sito della Comunità pastorale di Chiuro e Castionetto.

Lo Spirito fa parlare alla Chiesa i linguaggi dell’umano

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrerò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

La Pentecoste non è soltanto il compimento della Pasqua: è la nascita di una Chiesa capace di parlare tutte le lingue degli uomini. Gli Atti degli Apostoli ci raccontano che ciascuno sentiva gli apostoli parlare «nella propria lingua». Non è un dettaglio folkloristico. È il segno che lo Spirito Santo non crea una comunità chiusa, separata dal mondo, ma una Chiesa che entra nella storia concreta degli uomini, nelle loro culture, nelle loro fatiche, nelle loro speranze. Ma il vero miracolo della Pentecoste non è soltanto il parlare lingue diverse: è che ciascuno sente annunciare «le grandi opere di Dio» nella propria lingua, nella propria storia, nella propria vita. Lo Spirito non cancella le differenze, ma crea comunione; non uniforma, ma unisce.

Fin dall’inizio, lo Spirito incarica, accompagna e aiuta la Chiesa a parlare il linguaggio universale dell’umano. Per questo la Pentecoste ha molto da dire anche al cammino della Dottrina sociale della Chiesa e al legame con la prossima enciclica sociale di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

C’è un filo rosso, teso dal soffio dello Spirito, che collega il cenacolo di Gerusalemme al nostro presente: Dio continua a parlare all’uomo dentro le sfide concrete della storia. Nel Vangelo, Gesù risorto soffia sui discepoli e dice: «Ricevete lo Spirito Santo». È il soffio della nuova creazione. Lo Spirito non conduce la Chiesa fuori dal mondo, ma dentro le ferite del mondo.

Per questo la Chiesa, lungo i secoli, non è rimasta chiusa nelle sacrestie: ha cercato di ascoltare il grido dell’uomo, soprattutto dei poveri e dei lavoratori. Quando, alla fine dell’Ottocento, la rivoluzione industriale rischiava di ridurre l’uomo a un ingranaggio della macchina, lo Spirito ha suscitato la voce profetica della Rerum Novarum di Papa Leone XIII. Da lì è iniziato un lungo cammino: dalla Quadragesimo Anno alla Populorum Progressio, dalla Laborem Exercens alla Centesimus Annus, fino alla Caritas in Veritate e alla Laudato si’. In ogni epoca, lo Spirito ha aiutato la Chiesa a tradurre il Vangelo nelle grandi questioni sociali: il lavoro, la pace, la dignità della persona, l’economia, le migrazioni, la custodia del creato.

Oggi la sfida si sposta dalle macchine a vapore agli algoritmi, dalle fabbriche al mondo digitale. E Magnifica humanitas sembra volerci ricordare che nessuna tecnologia potrà mai sostituire il mistero e la dignità dell’essere umano. Il rischio del nostro tempo è ridurre la persona a dato, consumo, prestazione, profilo. Ma lo Spirito Santo continua a dire alla Chiesa: parla la lingua dell’uomo vero, custodisci ciò che è umano, difendi chi rischia di essere scartato.

La Pentecoste, allora, è l’anti-Babele. Se Babele è la confusione che divide e isola, lo Spirito ricostruisce comunione. E quanto è attuale questo dono oggi: viviamo iperconnessi, ma spesso soli; sommersi da comunicazioni, ma poveri di relazioni autentiche. Per questo il dono dello Spirito non è qualcosa di astratto. È forza di carità, capacità di ascolto, coraggio della giustizia, passione per il bene comune. Accogliere lo Spirito significa non avere paura del futuro, ma abitarlo evangelicamente. Significa diventare, nelle famiglie, nel lavoro e nella società, “traduttori” del Vangelo: uomini e donne capaci di parlare il linguaggio della pace, della solidarietà e della dignità umana.

Chiediamo allora, in questa Pentecoste, che lo Spirito rinnovi la Chiesa e rinnovi anche noi. Perché solo un’umanità abitata dal soffio di Dio può diventare davvero una Magnifica humanitas.

Vento del Suo Spirito che ti portasti via nella Pentecoste i pregiudizi, gli interessi e la paura degli Apostoli e spalancasti le porte del cenacolo perché la comunità dei seguaci di Gesù fosse sempre aperta al mondo, libera nella sua parola coerente nella sua testimonianza e invincibile nella sua speranza … Vieni!

mons. Pedro Casaldáliga

Lascia un commento