Il professor Tudor Petcu sta lavorando ad un romanzo di cui pubblicheremo in anteprima alcuni frammenti e capitoli. Cominciamo dall’introduzione e dal capitolo I.
Introduzione: Il Cammino verso le Ombre
di Tudor Petcu
In questo romanzo, cerco di esplorare il confine invisibile dove la ragione scientifica si scontra con il dolore dell’anima. Il protagonista, Robert Donovan, non è solo un accademico; è un uomo che ha trasformato il suo dolore in un’arma ideologica contro il Divino. Ma cosa succede quando il mistero bussa alla porta sotto forma di un antico codice e di un’amicizia che non si è mai arresa? “Le Ombre di San Pietro” è un viaggio tra New York e Roma, tra il nichilismo e la speranza, dove ogni scoperta accademica è, in realtà, un passo verso la guarigione interiore.
Le Ombre di San Pietro
Capitolo I
Tutte le giornate del professor Robert Donovan sono, in generale, scandite dalla stessa routine di studio assiduo sull’umanità, la scienza e la religione. Uno studio iniziato fin dagli anni della giovinezza, vissuta non solo a New York, la sua città di residenza, ma anche a Roma, la città che un tempo aveva amato così tanto e dove avrebbe conosciuto il suo grande amore, Vanessa, una bellissima americana bionda di origini italiane.
Un amore da film, dal quale nacque il loro unico figlio, Andrew, un giovane dalle qualità eccezionali, destinato a morire in un incidente d’auto all’età di 21 anni. Evidentemente, Vanessa ritenne responsabile proprio suo marito per questa tragedia e da quel momento l’intero mondo di Robert crollò. Un mondo in cui il suo nome era scritto su tutti i manifesti, in cui era l’idolo di suo figlio e l’icona di sua moglie. Un mondo in cui la gioia e la gloria erano naturali, ma che Robert, annegato nell’oceano della propria arroganza, non sapeva apprezzare.
L’imponente Titanic su cui aveva navigato per tutta la vita affondò all’improvviso, portandolo a nuotare perpetuamente in una palude di solitudine, sconforto e disperazione. Nemmeno lui riusciva a perdonarsi per quanto accaduto al figlio; d’altronde, a un certo punto, ebbe il tentativo di farla finita con la vita, tentativo che, fortunatamente, fu fermato dal suo caro amico degli anni di studio, Francis Nagel, ora diventato Cardinale e uno dei segretari del Papa a Roma.
In effetti, la sua amicizia con il Cardinale Francis Nagel ha rappresentato il baluardo della sofferenza sopportata negli ultimi 10 anni, eppure nemmeno l’energia di una tale amicizia ebbe il potere necessario affinché il Professor Donovan si riavvicinasse a Dio, che un tempo venerava. Nelle loro numerose discussioni, Robert era solito dire al Cardinale Nagel: “Your God took my son away” (Il tuo Dio ha portato via mio figlio).
Trovandosi in una simile situazione, il Professor Robert Donovan arrivò a ricorrere alla ricerca accademica come a una sorta di narcotico per annientare i dolori, ma in una direzione fatalista e nichilista, militando virulamente contro ogni forma di divinità e sostenendo con pathos il vitalismo di Nietzsche e l’evoluzionismo di Charles Darwin. Una guerra con Dio che il Professor Robert Donovan iniziò in seguito alla più grande perdita della sua vita, a causa di una ferita dell’anima che niente e nessuno poteva cicatrizzare.
Paradossalmente, visto dall’esterno, nessuno avrebbe potuto intuire la sofferenza soffocante del Professor Donovan, poiché il suo portamento da uomo imponente, il volto ancora giovane segnato dalla serenità dei suoi occhi azzurri, nonostante l’età superiore ai 50 anni, e l’umorismo intelligente di cui dava prova, ingannavano chiunque. Quel che è certo è che l’unica persona che conosceva tutti i suoi segreti e in cui riponeva piena fiducia era il Cardinale Francis Nagel, il che costituiva un altro paradosso della vita di questo geniale ricercatore: nonostante la sua vocazione atea, concedeva un posto d’onore nella sua vita a uno dei più incorreggibili pilastri della Chiesa Cattolica.
In una calda mattina di giugno, il Professor Donovan, mentre si preparava per andare al famoso King’s College dove svolgeva la sua attività didattica, riceve una telefonata inaspettata proprio dal suo amico, il Cardinale Francis Nagel, che non vedeva da circa un anno a causa degli impegni amministrativi e sacerdotali di quest’ultimo in Vaticano. Una telefonata arrivata in un momento in cui il Professor Donovan si sentiva più solo che mai e in cui avrebbe avuto un immenso bisogno di sentire la voce di un caro amico:
— Caro Francis, non sai quanto mi faccia piacere sentirti, soprattutto perché non ci parliamo da quasi un anno. Ma per quale occasione mi chiami, quando sei arrivato a New York?
— Caro Robert, la mia gioia nel risentirti è altrettanto grande. Purtroppo, i miei impegni amministrativi crescono di giorno in giorno, il Santo Padre ha costantemente bisogno di me per i rapporti con la stampa e nemmeno la salute è stata la mia migliore amica ultimamente. Ma vorrei assolutamente vederci quando avrai un momento libero, perché anch’io ho bisogno di te, del tuo aiuto e della tua esperienza.
— Certamente Francis, con grande piacere, solo che oggi sono molto impegnato con i miei studenti. Tu quando potresti? Per quanto tempo rimarrai negli Stati Uniti?
— Rimarrò circa un mese qui negli Stati Uniti, voglio solo passare da Chicago per far visita ai miei cugini, ma avrò bisogno di te al mio ritorno a Roma.
Sentendo queste parole, il professor Donovan rimane pietrificato dallo stupore, chiedendosi perché mai ci fosse bisogno della sua presenza a Roma e come potesse partire all’improvviso:
— Francis, ti rendi conto di quello che dici? Ho un carico didattico a tempo pieno al King’s College e, tra le altre cose, sto lavorando al mio nuovo trattato di antropologia, il che significa che ho bisogno di tempo e spazio. Immagino sia uno scherzo, no?
— No Robert, non è affatto uno scherzo. Purtroppo non ho tempo di spiegarti ora perché tra pochi minuti devo avere un incontro con un professore di Boston che desidera intervistarmi. Credi che possiamo vederci alla Cattedrale di Saint Patrick, dove ho servito come sacerdote e dove in gioventù tenevamo le nostre interminabili discussioni?
Quando ha sentito questo invito a entrare di nuovo in una cattedrale, la terra è tremata sotto i piedi del Professor Donovan e tutto è andato in frantumi all’improvviso. La sua reazione virulenta e repulsiva non si è fatta attendere:
— Robert, hai idea di cosa mi stai chiedendo di fare? Ti rispetto per quello che sei, rispetto la nostra amicizia di una vita, ma sai quanto io odi la Chiesa. Vuoi davvero vedermi squartato dal dolore come Mefistofele davanti all’incenso? New York è la più grande metropoli degli Stati Uniti, credo che possiamo trovare altri mille posti dove incontrarci!!!!
Tuttavia, la saggezza, la calma e la benevola comprensione rappresentavano l’atteggiamento di base del Cardinale Francis Nagel, strumenti che anche questa volta lo hanno aiutato a mitigare i fumi di zolfo del Professor Donovan:
— Caro Robert, so benissimo come vedi il nostro mondo e i nostri luoghi di culto. Non pretendo che tu entri necessariamente nella cattedrale, ma non dovresti dimenticare che quella cattedrale rappresentava, nei tuoi anni giovanili, il rifugio a cui ricorrevi, specialmente quando scappavi di casa perché non sopportavi più i disaccordi tra i tuoi genitori. Hai dimenticato i tempi in cui chiedevi consiglio a Padre Stephen ogni volta che attraversavi una crisi? Hai dimenticato gli anni in cui passavi quotidianamente alla cattedrale della “nostra gioventù” e aspettavi Padre Stephen, che ti insegnava nozioni di teologia biblica affinché potessi beneficiare di quella borsa di studio al Pontificio Collegio Gregoriano di Roma? Hai dimenticato tutto questo? Hai dimenticato la nostra buona amica Samantha, che ti guardava come un Dio e alla quale hai voltato le spalle quando lei aveva più bisogno di te? Fino a quando hai intenzione di continuare questa guerra con un Dio criminale fabbricato dalla tua mente orgogliosa, Robert? So cosa stai passando e ti capisco molto bene, sai che in tutti questi anni ti ho sostenuto e ti sono stato vicino, ma quanto ancora continuerai con un simile atteggiamento? Ripeto, devo chiudere, sono di corsa, dimmi solo se domani possiamo vederci davanti alla cattedrale di San Patrizio. Ora io ho bisogno, come amico, del tuo aiuto; tu scegli se venire o no.
Tali parole provenienti dal Cardinale Francis hanno fatto sì che alcune lacrime rigassero le guance del Professor Donovan, il che è sorprendente per qualcuno che ha scelto di rinunciare ai segni e ai valori dell’umanità sentimentale, optando per il blocco di ghiaccio dell’odio e dell’indifferenza. Questa telefonata è stata il primo momento dopo tanti anni in cui al Professor Donovan sono state riattivate le emozioni dell’anima e i sensi etici del rimpianto, che erano stati coperti dal velo dell’aggressività morale e ideativa.
Tuttavia, tale conversazione telefonica ha rappresentato il momento in care il Professor Donovan ha scelto di uscire, anche solo per pochi secondi, dal blocco del suo nulla e, alla luce delle prime lacrime versate dopo tanto tempo, assume il coraggio di chiedere perdono:
— Perdonami Francis, hai ragione, ti capisco. Lo riconosco, non posso perdonare Dio per quello che mi ha fatto, Lo odio e Lo considero il più grande nemico della mia vita, ma davanti alle tue parole mi inginocchio perché mi costringi a vedermi in uno specchio che mi dispiace, ma che esprime perfettamente la verità da te enunciata. Sì, verrò domani alla Cattedrale per te, va bene se arrivo intorno alle 13:00?
La risposta del Cardinale Nagel è estremamente breve, sia a causa del dispiacere interiore provocato dalle oscure parole di Robert, sia perché esprime un piccolo sollievo e persino la speranza che Robert possa un giorno tornare sulla strada che lo conduca alla Sorgente:
— Sì Robert, va bene. Ti aspetto domani verso le 13:00 alla Cattedrale per discutere i dettagli e spero di poter contare sul tuo aiuto. Ora devo chiudere, ci vediamo domani. Ti auguro una buona giornata e che Dio illumini la tua mente!
— Ci vediamo domani Francis, buona giornata anche a te!