La cattedra dei piccoli e dei poveri. 2. Una prima definizione di cattedra dei piccoli e dei poveri. Testi di p. Pio Parisi

Chi sono i piccoli e i poveri?

Va subito detto che la definizione più profonda, quella che vogliamo fare nostra parlando di cattedra dei piccoli e dei poveri, si trova nella Bibbia. Per un credente piccoli e poveri sono categorie che fanno parte del disegno di Dio, del mistero rivelato. Si comprende chi siano i piccoli e i poveri per una luce che viene dall’alto, che non è di questo mondo, anche se dà un risalto fortissimo a tanti aspetti dell’esistenza umana, individuale e sociale. Non potendo tuttavia iniziare la definizione di cattedra dei piccoli e dei poveri solo con un rinvio all’esperienza di Mistero, su cui ci fermeremo nel 3° e 4° punto, dico subito che per piccoli e per poveri intendo quelli che nella società contano di meno, che non hanno voce in capitolo e che non si trovano in cattedra.

Ci aiuta ad accostarci al significato biblico dei piccoli e dei poveri considerare in cosa consista la piccolezza e la povertà. E qui, passando dal sociale a ciò che è più personale, possiamo riflettere sull’esperienza dei nostri limiti, della nostra fragilità, della precarietà di tutto quello che siamo e che abbiamo, della certezza della morte che, se fosse quella fine che sembra essere, sarebbe assurda e inaccettabile.

E allora chi sono i piccoli e i poveri?

Tutti certamente siamo piccoli e poveri per la fragilità della nostra condizione umana creaturale. Qualcuno si illude di essere grande e ricco ma viene il momento in cui si accorge di essersi ingannato e scopre i suoi limiti. Ci sono sempre tanti che sperimentano maggiormente, in tanti modi diversi, la loro piccolezza e povertà, sulla loro pelle o nella loro psiche.

E sono tantissimi quelli che sono piccoli e poveri perchè qualcuno è grande e ricco. Gli immensi squilibri sociali ed economici fanno si che sulla faccia della terra la gran maggioranza degli uomini e delle donne sia costituita da piccoli e poveri. Tutti questi sono i titolari della cattedra dei piccoli e dei poveri.

È bene ora dire che cosa non è la cattedra dei piccoli e dei poveri . Non è uno scanno, cioè una cattedra più o meno alta, come quella in cui in genere stanno i maestri, i professori e i predicatori. Mettere dei piccoli e dei poveri dove non sono abituati a stare potrebbe essere un’operazione strana e una mancanza di riguardo verso di loro.

La cattedra dei piccoli e dei poveri non è nemmeno una materia nuova da aggiungere a quelle già esistenti nei programmi di tutte le scuole di ogni ordine e grado, dalle elementari all’università. Quel che si può apprendere alla cattedra dei piccoli e dei poveri non si può racchiudere in nessun programma.

Con l’espressione la cattedra dei piccoli e dei poveri intendo proporre un cambiamento prima di tutto interiore, del nostro modo di pensare, di sentire, di giudicare, di vivere e di agire. Un cambiamento radicale, una svolta di 180 gradi, una conversione. Si tratta di considerare positivo ciò che ci appariva negativo e viceversa.

Quando sto male fisicamente penso che questo sia un fatto negativo e mi preoccupo prima di tutto di star bene. Non dico affatto che dobbiamo trascurare la salute e non cercare di star bene, ma che prima di tutto bisogna scoprire il valore del malessere; come esso ci aiuti a capire come siamo fatti, i nostri limiti, i condizionamenti della nostra mente, del nostro cuore e delle nostre possibilità di agire. Ancora più importante è il fatto che stando male possiamo imparare a capire tutti quelli che si trovano nella stessa condizione e soffrire con loro. Stando male ci accorgiamo del bisogno che abbiamo degli altri e può darsi anche che cominciamo a scoprire il bisogno di un Altro che sia come noi, per compatirci, e al tempo stesso al di sopra di noi per salvarci, in grado di darci qualcosa di assolutamente necessario che da soli, intendo fra creature, fra uomini e donne, non riusciamo a darci. Quando stiamo male scopriamo in noi la cattedra dei piccoli e dei poveri in quanto ci accorgiamo che dal malessere può nascere una sapienza, una grande sapienza.

Quel che ho detto del male fisico vale anche del male spirituale. Le amarezze che sentiamo dentro di noi possono farci capire innumerevoli cose degli altri e della società in cui viviamo, cose che non arriveremo mai a capire se dovessimo contare solo sui libri. E quante e quanto diverse sono le amarezze che ci fanno crescere: amore non corrisposto, incomprensioni, ingratitudine, dimenticanza, solitudine, confusione.

Fra le esperienze negative una di quelle più gravi è l’impotenza a fare quello che pure ci sembrerebbe bene per noi e più ancora per gli altri. E fra i diversi tipi d’impotenza uno dei più gravi è l’incapacità di pensare, di ordinare le idee, di dominare almeno con la mente la situazione. Ma proprio queste esperienze di impotenza sono spesso quelle in cui si acquista maggiore saggezza, perché ci si libera da quelle illusioni di potenza che sono la sorgente delle più grandi stoltezze e purtroppo delle più dure violenze.

Tutto questo è Ia cattedra dei piccoli e dei poveri che si trova prima di tutto in ognuno di noi, in quei momenti che ci sembrano di perdita e che sono invece di arricchimento.

La cattedra dei piccoli e dei poveri poi è quel cambiamento radicale nel nostro modo di guardare attorno a noi per cui scopriamo che quelli che non stanno in cattedra e che a nessuno verrebbe in mente di metterceli hanno tante cose da insegnarci. Questa è la meraviglia: sembrano insignificanti e invece sono pieni di senso, sembra che non contino nulla e invece sono una grande risorsa, sembra che siano solo da aiutare e invece sono quelli di cui abbiamo maggior bisogno e più possono aiutarci.

Il cambiamento radicale, la svolta di 180 gradi che è la cattedra dei piccoli e dei poveri, impegna il nostro modo di pensare, di sentire, di valutare, di vivere e di agire nei confronti di ciò che appare più negativo nella nostra vita e in quella degli altri, ma impegna ancora di più nei confronti di ciò che appare più positivo.

Se sto bene non ho che da ringraziare il Signore. Quando c’è la salute c’è tutto. Quando vedo che le cose attorno a me vanno bene posso stare tranquillo. Queste e tante altre affermazioni, considerate di buon senso, vengono scosse dalla cattedra dei piccoli e dei poveri.

Nel benessere si rallenta la ricerca e ci si ripiega su se stessi: se uno sta bene che altro deve cercare? Se sto bene è una bella cosa: posso pensare e fare bene. Se stanno bene gli altri attorno a me è una buona cosa. Cerchiamo quindi di stare tutti bene. Ma c’è una prima difficoltà: lo star bene proprio e degli altri non dura a lungo. C’è poi una difficoltà maggiore: quando si sta bene no ci si accorge di tutto quello che manca e così il vuoto in noi e attorno a noi cresce, finché tutto crolla. Quando sto bene è facile che la mia attenzione non sia sufficientemente rivolta a chi sta male. E quando siamo in molti a star bene si forma automaticamente un circolo chiuso che si difende da chi sta male, anche solo cercando di non pensare a loro. Queste e tante altre sono le negatività che accompagnano lo star bene, la cosa che ci sembra più positiva.

Il benessere ci porta a guardare con simpatia e con ammirazione quelli che stanno bene, ed è difficile che non ci sia un po’ d’invidia per quelli che stanno meglio. Così si va formando in noi la cattedra dei grandi e dei ricchi che è esattamente il contrario della cattedra dei piccoli e dei poveri. Penso che sia necessario fare una scelta fra queste due cattedre. E’ chiaro che a tutti piacerebbe di star bene per aiutare quelli che stanno male e in tal modo sentirsi doppiamente bene. Ma è una via che esiste solo nei sogni, nelle astrazioni degli intellettuali e nelle illusioni dei giovani.

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