La morte del prossimo. Di Luigi Zoja

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Conferenza di Luigi Zoja, gia’ presidente della IAAP, l’associazione che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo, sul tema “la morte del prossimo”, sviluppato nell’omonimo saggio pubblicato da Einaudi nel 2009. Conferenza promossa dalla Facolta’ avventista di teologia di Firenze il 24 giugno 2011

Ama Dio e ama il prossimo, diceva il comandamento. Ma già per Nietzsche Dio era morto. E il prossimo? Nel mondo pre-tecnologico la vicinanza era fondamentale. Ora domina la lontananza, il rapporto mediato e mediatico. Il comandamento si svuota. Perché non abbiamo più nessuno da amare.

Luigi Zoja

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Negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, prendevo ogni settimana il treno Zurigo-Milano. I Gastarbeiter italiani che lo affollavano, e proseguivano verso Napoli o Lecce, avevano scatoloni e valigie fissati con lo spago. Per loro il prossimo era una presenza scontata. Prima del Gottardo estraevano un cartoccio. Facevano girare pane e salame per lo scompartimento, versando vino scuro. «Vuole favorire?» diceva il capofamiglia, timidamente perché avevo in mano un libro. Proprio come nell’Odissea (III, 69; IV, 60; V, 95), per prima cosa si offre da mangiare. Solo quando l’ospite è sazio gli si possono fare domande. Non diversamente, per Mosè, Aronne e gli anziani, sapere e sapore avevano ancora la radice comune: cosi, salirono al monte «videro Iddio, e mangiarono e bevvero» (Esodo 24.II). Niente di simile accadeva negli scompartimenti che si fermavano in Svizzera, e neppure in quelli che proseguivano solo fino a Milano, per non parlare della prima classe. In tutti quegli anni – ho compiuto il percorso circa mille volte -, a parte questi emigrati, gli unici a offrirmi qualcosa sono stati due indiani che, alla sosta di Arth-Goldau, mi obbligarono a un pasto di asiatiche patatine. Quei passeggeri arcaici sono scomparsi, come la locomotiva a vapore. Oggi chi sale sul treno non ha prossimo nel senso più letterale: sente ancora che gli uomini vivono di affetto, ma sa solo dimostrarlo a qualcuno lontano, gridando nel cellulare e disturbando chi è vicino.

Luigi Zoja

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