The White Tiger / La tigre bianca. Una poesia di R. S. Thomas

Ronald Stuart Thomas, noto come R. S. Thomas (Cardiff, 29 marzo 1913 – 25 settembre 2000), è stato un poeta e scrittore gallese ed un ecclesiastico della Chiesa Anglicana.

R. S. Thomas nacque a Cardiff, figlio unico di Hubert Thomas e Margaret Davis. Grazie ad una borsa di studio nel 1932 iniziò i corsi di Letteratura Classica all’Università del Galles del Nord a Bangor. Studiò quindi Teologia e fu ordinato sacerdote della Chiesa del Galles. Dal 1936 al 1940 diventò curato di Chirk (Denbighshire), deve incontrò la futura moglie, Mildred Eldridge, un’artista inglese, che sposò nel 1940. Per 12 anni dal 1942 al 1954, Thomas fu rettore a Manafon (Montgomeryshire): qui cominciò a studiare la lingua gallese e pubblicò i suoi primi tre volumi di poesia: The Stones of the Field, An Acre of Land e The Minister. La notorietà la raggiunse con la pubblicazione del quarto volume: Song at the Year’s Turning. A partire dagli anni ’60 lavorò sempre più attivamente a fianco alla comunità di madre lingua gallese e pubblicò due volumi di prosa in lingua gallese: Neb (Nessuno) e Blwyddyn yn Llӯn (Un anno in Llӯn). Dal 1967 al 1978 fu vicario della Chiesa di St Hywyn’s ad Aberdaron, nella penisola di Llŷn.

Le opere di Thomas riflettono il suo interesse per il paesaggio e per la gente del Galles. La bellezza della campagna non è mai vista come un compenso al duro e monotono lavoro nei campi: questa sua visione della vita agreste diventa una sfida ai poeti contemporanei di lingua inglese, in particolare, l’opera di R.S. Thomas è stata vista in antagonismo con la poesia di Dylan Thomas, il più famoso tra i poeti a lui contemporanei. Amava anche sperimentare la pubblicazione di poesie unite ad opere di arte figurativa.

The White Tiger

It was beautiful as God
must be beautiful: glacial
eyes that had looked on
violence and come to terms

with it; a body too huge
and majestic for the cage in which
it had been put; up
and down in the shadow

of its own bulk it went
lifting, as it turned,
the crumpled flower of its face
to look into my own

face without seeing me. It
was the colour of the moonlight
on snow and as quiet
as moonlight, but breathing

as you can imagine that
God breaths within the confines
of our definition of him, agonizing
over immensities that will not return.

La tigre bianca

L’animale era bello come Dio
deve essere bello; glaciali
gli occhi che avevano osservato
la violenza ed erano venuti a patti

con essa; un corpo troppo enorme
e maestoso per la gabbia nella quale
era stato rinchiuso, su
e giù nell’ombra

della sua mole avanzava
sollevando, quando si voltava,
il fiore sgualcito della sua faccia
per guardare nella mia

faccia senza vedermi. Aveva
il colore del chiaro di luna
sulla neve ed era quieto
come il chiaro di luna, ma respirava

come potete immaginare che
Dio respiri entro i confini
delle definizioni che di lui diamo, bramando
immensità che non ritorneranno.

Gli occhi che avevano osservato la violenza ed erano venuti a patti con essa […] Un corpo troppo enorme e maestoso per la gabbia nella quale era stato rinchiuso […] Aveva il colore del chiaro di luna sulla neve ed era quieto come il chiaro di luna.

Con queste immagini Ronald Stuart Thomas, uno dei maggiori poeti gallesi nato nel 1913 e morto nel 2000, famosissimo in Inghilterra ma quasi totalmente sconosciuto in Italia, definisce Dio. Dio come una tigre bianca, un animale bello come Dio deve essere bello, un animale che respirava come potete immaginare che Dio respiri entro i confini delle definizioni che di lui diamo (ricordando quindi la gabbia di pochi versi prima, dove l’animale è troppo enorme e maestoso per la gabbia).

Un Dio complesso, inafferrabile e ancor più oscuro nel momento in cui viene definito tale da un ecclesiastico (Chiesa anglicana). Un Dio che è quella grande assenza nelle nostre vite, il vuoto silenzio interiore […] il buio tra le stelle.

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