Il Talmud? È come il web…

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Parlare del Talmùd non è facile. C’è molto da dire, eppure, prima di aprire bocca, cala una membrana, come un sipario, tra la lingua e quelle molte cose ben nitide e ben disposte nell’incavo del pensiero. Il problema è da dove iniziare. Perché le cose, per quanto nitide, non sono disposte in linea retta, a catena, dove un concetto tira l’altro. L’idea che ci si fa del Talmùd non è diversa da come il Talmùd appare sulla pagina: le parole – i concetti, le cose – si dipanano sul foglio a grumi geometrici, intersecati gli uni agli altri come tasselli di puzzle, con l’eleganza centripeta di un labirinto. È un caos domato dall’arte tipografica ma nondimeno un caos. Dove si inizia a leggere? Dove si inizia a capire? Dove si inizia a parlare?

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La lezione dell’A Diogneto a servizio della Chiesa che verrà

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Le moderne società sono caratterizzate dalla pluralità di approcci culturali, politici, etnici, morali e religiosi. In un contesto impossibile da circoscrivere tramite definizioni unitarie, la proposta di vita del cristianesimo è chiamata ad assumere una forma umile, semplice e in grado di generare senso. Per approfondire tale approccio sembra opportuno riprendere la lezione dello scritto anonimo del II sec. d. C. intitolato A Diogneto.

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Perché bere a Purim? “Ad lo yada”: perché bere fino a non saper distinguere l’eroe dal malvagio? Forse, per ricordarci che nella vita noi siamo un po’ l’uno e un po’ l’altro

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Per la festa di Purim ci viene comandato di bere. Non di bere giusto un bicchiere, ma proprio di ubriacarci. Ubriacarci come? In che senso? Qual è l’origine di tutto ciò? Una bella stranezza, per una religione il cui libro sacro insegna: “Il vino è schernitore, la bevanda alcolica è turbolenta, chiunque se ne lascia sopraffare non è saggio”. (Proverbi 20:1).

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The White Tiger / La tigre bianca. Una poesia di R. S. Thomas

Ronald Stuart Thomas, noto come R. S. Thomas (Cardiff, 29 marzo 1913 – 25 settembre 2000), è stato un poeta e scrittore gallese ed un ecclesiastico della Chiesa Anglicana.

R. S. Thomas nacque a Cardiff, figlio unico di Hubert Thomas e Margaret Davis. Grazie ad una borsa di studio nel 1932 iniziò i corsi di Letteratura Classica all’Università del Galles del Nord a Bangor. Studiò quindi Teologia e fu ordinato sacerdote della Chiesa del Galles. Dal 1936 al 1940 diventò curato di Chirk (Denbighshire), deve incontrò la futura moglie, Mildred Eldridge, un’artista inglese, che sposò nel 1940. Per 12 anni dal 1942 al 1954, Thomas fu rettore a Manafon (Montgomeryshire): qui cominciò a studiare la lingua gallese e pubblicò i suoi primi tre volumi di poesia: The Stones of the Field, An Acre of Land e The Minister. La notorietà la raggiunse con la pubblicazione del quarto volume: Song at the Year’s Turning. A partire dagli anni ’60 lavorò sempre più attivamente a fianco alla comunità di madre lingua gallese e pubblicò due volumi di prosa in lingua gallese: Neb (Nessuno) e Blwyddyn yn Llӯn (Un anno in Llӯn). Dal 1967 al 1978 fu vicario della Chiesa di St Hywyn’s ad Aberdaron, nella penisola di Llŷn.

Le opere di Thomas riflettono il suo interesse per il paesaggio e per la gente del Galles. La bellezza della campagna non è mai vista come un compenso al duro e monotono lavoro nei campi: questa sua visione della vita agreste diventa una sfida ai poeti contemporanei di lingua inglese, in particolare, l’opera di R.S. Thomas è stata vista in antagonismo con la poesia di Dylan Thomas, il più famoso tra i poeti a lui contemporanei. Amava anche sperimentare la pubblicazione di poesie unite ad opere di arte figurativa.

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Il voto, la messa e la fabbrica

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

L’operaio del nord Italia iscritto alla Cgil che vota Lega e va a messa la domenica: è l’immagine che Nando Pagnoncelli ha usato per spiegare una componente del recente voto di maggio, in un’intervista a Famiglia Cristiana.

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I prossimi trent’anni…o giù di lì

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Chi pensasse che l’Italia e l’Europa abbiano diversi problemi cui applicarsi avrebbe certo buone e note ragioni da far valere.

Il progetto europeo è in una fase di stallo politico e istituzionale ormai conclamato, per ragioni antiche e per cause recenti.

Quelle antiche afferiscono alla incompiutezza di un consolidamento istituzionale necessario ma sempre rinviato: l’incapacità – per essere stringati – di dotarsi di un modello di governance compatibile con l’ambizione di una moneta unica.

Le cause recenti sono invece l’insorgenza di pulsioni identitarie e sovraniste in diversi Paesi, compresa la solida Germania, che utilizzano come innesco polemico il fenomeno immigratorio e danno la stura a istanze rivendicazioniste di ogni sorta.

Tra le ragioni antiche e le cause recenti vi è indubbiamente un nesso. Brexit ne è stata a suo modo una eloquente esemplificazione.

Venendo al nostro Paese il discorso è diverso, ma non troppo.

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La complessità della vita

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Per tutto c’è il suo tempo,
c’è il suo momento per ogni
cosa sotto il cielo:
un tempo per nascere
e un tempo per morire;
un tempo per piantare
e un tempo per sradicare ciò che è piantato;
un tempo per uccidere
e un tempo per guarire;
un tempo per demolire
e un tempo per costruire;
un tempo per piangere e un tempo per ridere;
un tempo per far cordoglio
e un tempo per ballare;
un tempo per gettar via pietre e un tempo
per raccoglierle; un tempo per abbracciare
e un tempo per astenersi dagli abbracci;
un tempo per cercare e un tempo
per perdere; un tempo per conservare
e un tempo per buttar via;
un tempo per strappare e un tempo
per cucire; un tempo per tacere
e un tempo per parlare; un tempo per amare
e un tempo per odiare, un tempo
per la guerra e un tempo per la pace.

Qoelet, 3,1-8

Vita, morte, pianto e riso, gioia e cordoglio: ogni esistenza umana è attraversata da stagioni differenti, opposte, in eterna e irrisolta tensione. Nel cammino della vita sperimentiamo perdite e nuove nascite, vuoto e pienezza.

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