Commento alla liturgia ortodossa: Ventiseiesima Domenica dopo Pentecoste

da Santa-rus.com, La Santa Rus’. Grazia e bellezza nell’incontro con la Santa Rus’.

6 dicembre / 23 novembre 2020

Domenica 26a dopo Pentecoste. Digiuno di Natale. Tono 1°.
Dopofesta dell’Ingresso. Degli ierarchi Anfilochio, vescovo di Iconio (dopo 394) e Gregorio,
vescovo di Agrigento (VI-VII). Del grande principe retto-credente Alessandro della Neva,
nello schema Alessio (1263); dello ierarca Metrofane, nello schema Macario, vescovo di Voronezh
(1703). Dei martt. Sisinio, vesc. di Cizico (III) e Teodoro di Antiochia (IV); del ven. Columbano di
Luxeuil, igùmeno (615). Del ven. mart. Serafino (T’evar), monaco (1931); del conf. Giovanni Vasil’ev
(1935): dello ieromart. Eleazar Spiridonov, presbitero e mart. Alessandro Uksusov (1937).

Apostolo: Ef §229 ( = 5:9-19) + Ebr § 334 ( = 13:7-16).

Vangelo: Lc §66 ( = 12:16-21) + Mt § 103 ( = 24:42-47).

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16 E disse loro questa parabola: «La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente; 17 egli ragionava così, fra sé: “Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?” E disse: 18 “Questo farò: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, 19 e dirò all’anima mia: ‘Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; ripòsati, mangia, bevi, divèrtiti’”. 20 Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?” 21 Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio».

Luca 12, 16-21

Una parabola breve, quasi fulminante che si dispiega in appena quattro versetti e che al centro ha un uomo ricco che pianifica attentamente futuro e strategie per conservare le sue ricchezze. Bravo! Esclamerebbero oggi tutti, e probabilmente anche noi, impegnati come siamo a lavorare, a mettere da parte, a fare piani per il futuro. Il successo, il consumo ci farebbero lodare questo ricco possidente che addirittura demolisce i suoi granai per farne di più grandi e che ha solo l’obiettivo di una bella vita tranquilla.

Eppure Dio lo chiama “stolto” forse dovremmo tradurre addirittura “pazzo”. E forse un po’ ci rimaniamo male anche noi nel vedere giudicato così severamente questo imprenditore di successo dell’antichità ma probabilmente se le nostre finanze non sono floride pensiamo che in fondo ben gli sta a questo riccone presuntuoso. Ma il metro di Dio non è questo. Dio non guarda ai nostri granai, ai nostri portafogli o ai nostri conti in banca, Dio guarda solamente al nostro cuore.

“Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12, 34) dirà più avanti il Salvatore ed è proprio questo il centro della questione: qual è il nostro tesoro? Perché se concentriamo tutta la nostra vita sul successo, sulla ricchezza, sul benessere rischiamo di avere una grande delusione. Ricchezza e successo non sono cose malvagie ma sono solamente cose che passano e che comunque non esauriscono la vita di un uomo. La vita di un uomo è qualcosa di più di un semplice accumulare, è soprattutto ricevere e dare.

Stolto! Grida Dio all’uomo e non per il suo piano economico perfetto ma perché in questo piano egli si è dimenticato di Dio, e dei fratelli. L’uomo ricco ha pensato solo a sé, si è messo al centro del suo piano preciso di espansione ma… questa notte la sua anima gli sarà domandata! Egli è padrone di molto ma non della sua anima che è di Dio a cui torna povera di amore. Quell’uomo ha accumulato tesori ma non è arricchito davanti a Dio.

La ricchezza dell’anima, del cuore, è l’amore. Se amiamo, se incentriamo tutta la nostra vita sull’amore allora siamo ricchi davanti a Dio, siamo addirittura in Dio.

Un verso di Anna Achmatova dice: “siamo tutti per poco ospiti della vita” e in questo breve passaggio dovremmo stare attenti a non cedere alla logica dell’accumulare, perché questa appesantisce e soffoca il cuore. Proviamo piuttosto ad entrare nella dinamica dell’amore, del ricevere e del dare, movimento di libertà verso le altezze ancora una volta ben descritto dall’Achmatova:

Non sommergere il cuore con la gioia terrena,

Non consegnarti totalmente né alla moglie né alla casa,

Prendi il pane di tuo figlio,

E dallo a quello di un’altra.

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