«Presente e futuro» – di Dietrich Bonhoeffer

Sul limitare del 1942, in uno scritto destinato agli amici più cari (Bilancio sulla soglia del 1943 – Dieci anni dopo, in Resistenza e resa. Lettere e altri scritti dal carcere, Opere, vol. VIII, Queriniana, 2002,  pp. 21-40), Bonhoeffer traccia un bilancio di dieci anni di resistenza al regime di Hitler. Sono parole pesanti, maturate a contatto con l’esperienza della sofferenza, dell’ingiustizia e della morte. Ma sono anche parole piene di speranza che solo chi ha una fede grande può dare. Ne riproponiamo alcune.

Finora la possibilità di progettare la nostra vita, sia sul piano professionale che su quello personale, ci è sembrata far parte dei più inalienabili diritti umani. Ormai non è più così. La forza delle circostanze ci ha condotti a una situazione nella quale dobbiamo rinunciare «ad affannarci per il domani» (Mt 6,34).

Sono però due cose essenzialmente diverse, se lo facciamo partendo dal libero atteggiamento della fede come lo intende il discorso della montagna, oppure piegandoci ad un comportamento servile nei confronti delle esigenze del momento. Per la maggior parte degli uomini la rinuncia forzata alla progettazione del futuro significa cadere in balia delle esigenze del momento in modo irresponsabile, superficiale o rassegnato; altri invece continuano a sognare nostalgicamente un futuro felice e cercano così di dimenticare il presente.

Ambedue questi atteggiamenti sono per noi inaccettabili. A noi resta solo la via molto stretta, qualche volta ormai solo a stento rintracciabile, che consiste nell’accogliere ogni giorno come se fosse I’ultimo, e di vivere però nella fede e nella responsabilità come se ci fosse ancora un grande futuro davanti a noi.

Geremia, contraddicendo in modo paradossale le sue profezie di sventura, annuncia, poco prima della distruzione della città santa, che «ancora si compreranno case, campi e vigne in questo paese» (Ger 32,15): segno e pegno divino di un nuovo, grande futuro, di fronte alla totale mancanza di esso.

Pensare e agire pensando alla prossima generazione, ed essere contemporaneamente pronti ad andarcene ogni giorno, senza paura e senza preoccupazione: questo è I’atteggiamento che praticamente ci è imposto e che non è facile, ma tuttavia è necessario mantenere coraggiosamente.

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