da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.
Il Seminario Biblico, che si è svolto a Genova il 14 e 15 gennaio 2011, è stato guidato da padre Jean Louis Ska s.j. ordinario di esegesi dell’Antico Testamento al Pontificio istituto biblico.
Il diavolo è nei dettagli (Proverbio inglese) – Quando il senso di un testo biblico si nasconde in un dettaglio
Il riemergere sulla scena mediorientale dei ribelli Houthi dello Yemen sta aggravando le condizioni di un popolo già colpito da nove anni di guerra. Un popolo dimenticato dal mondo, denuncia l’attivista Asia Al-Mashreqi, vincitrice del premio Nansen dell’Onu per il suo impegno a favore di sfollati, giovani e donne in un Paese dove l’80% della popolazione vive di aiuti umanitari. Tra le categorie più svantaggiate ci sono proprio le ragazze, in particolare nelle aree governate dagli Houthi. Eppure per Asia, che racconta la sua storia di emancipazione da una contesto povero e patriarcale, lo sviluppo potrebbe ripartire proprio da loro, a condizione che abbiano accesso a sicurezza, istruzione e modelli positivi. I consigli di Finis Terrae Il film Il fiore delle Mille e una notte di Pier Paolo Pasolini: http://www.mymovies.it/film/1974/ilfioredellemilleeunanotte/ Il graphic novel “La sposa yemenita” della reporter Laura Silvia Battaglia: http://www.beccogiallo.it/negozio/graphic-journalism/la-sposa-yemenita/ La raccolta di saggi “Lo Yemen raccontato dalle scrittrici e dagli scrittori”, curata da Isabella Camera d’Afflitto: http://www.orientalia-editrice.com/shop/Lo-Yemen-raccontato-dalle-scrittrici-e-dagli-scrittori-p192201530 Il film “Dieci giorni prima del matrimonio” diretto da Amr Gama: • 10 Days Before The Wedding Video Il cantante contemporaneo yemenita Ali al Ansi: • Yemen Ali Al-Ansy Love and Coffee Mus…
Carissimi fratelli e sorelle, il Signore vi dia pace!
Sono passati già molti mesi dall’inizio di questa terribile guerra. Non solo la sofferenza causata da questo conflitto e lo sgomento per quanto sta avvenendo sono ancora integri, ma sembrano anzi essere continuamente alimentati da odio, rancore e disprezzo che non fanno che aumentare la violenza e allontanare la possibilità di individuare soluzioni.
da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.
«All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Ioab, alla testa di un forte esercito, devastò il territorio degli Ammoniti…» (1Cr 20,1).
Come il tempo era misurato tra la stagione della semina e quella della vendemmia, così si scandiva il tempo facendo i propri conti con il sopravvenire della stagione delle guerre. Almeno nel contesto dei redattori dei libri delle Cronache, nel IV secolo a.C., la guerra non era né qualcosa da deplorare né qualcosa da esaltare. Sembra che produrre, vendere, comperare, oppure conquistare e saccheggiare ciò che altri hanno prodotto o comperato fosse considerato più o meno come la stessa cosa.
da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).
In Italia, alle recenti elezioni europei dello scorso giugno, ha partecipato il 49,7 per cento degli aventi diritto. È la prima volta che nella storia repubblicana si registra una simile affluenza in elezioni di questo genere. La crisi di partecipazione alla vita democratica del Paese non pare conoscere rallentamenti. In un bel volume intitolato Democrazia e amicizia sociale. Superare la crisi della partecipazione (Ave, 2024), il filosofo morale Giovanni Grandi cerca di declinare un nuovo paradigma di partecipazione attraverso la relazione fra democrazia e amicizia sociale. Professore ordinario presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Trieste, Grandi fa parte del Comitato scientifico delle Settimana sociali dei cattolici in Italia. Lo intervistiamo a partire dai contenuti del suo ultimo libro.
da Sguardoasion.com, spazio virtuale dedicato alla riflessione libera sui temi legati alla Bibbia ebraica (Tanakh) e all’Ebraismo in generale.
E farai due cherubini d’oro. […] I cherubini avranno le ali spiegate in alto, per coprire il coperchio [dell’Arca] con le loro ali. Saranno rivolti l’uno verso l’altro, e le facce dei cherubini saranno volte verso il coperchio. […] Là io ti incontrerò, e parlerò con te da sopra il coperchio, fra i due cherubini che sono sull’Arca della Testimonianza, [ti comunicherò] tutti gli ordini per i figli d’Israele.
Es 25, 18-22
Tra gli elementi più affascinanti e misteriosi del Tabernacolo edificato dagli Israeliti nel deserto troviamo senza dubbio i keruvìm (“cherubini”), posti sulla Kappòret (la copertura d’oro dell’Arca del Patto), nascosti nel luogo più sacro del Santuario.
da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.
A 85 anni dalla morte di Pavel Alexandrovic Florenskij, abbiamo chiesto al prof. Natalino Valentini, pioniere degli studi su Florenskij in Italia, appassionato e inesausto esploratore della teologia e spiritualità russo-ortodossa del Novecento, di raccontarci lo stato delle ricerche più recenti sulla vita e sull’opera del geniale pensatore russo, martire della Chiesa del XX secolo.
La sera del 12 luglio 2024, sul sagrato di Sant’Ambrogio in Varazze don Claudio Doglio ha proposto la riflessione di “Teo-gastro-nomia” insistendo sulla frase di Feuerbach: “L’UOMO E’ CIO’ CHE MANGIA”
da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.
La Federazione luterana mondiale (Flm) e la Chiesa ortodossa hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sull’aggiunta della clausola del “Filioque” al Credo niceno-costantinopolitano, una questione teologica che ha diviso le tradizioni della Chiesa orientale e occidentale per quasi mille anni.
La parola “filioque” (“e il Figlio”) per descrivere la processione dello Spirito Santo, è stata aggiunta dalla Chiesa latina al Credo secoli dopo la sua composizione per contrastare l’arianesimo, ma la Chiesa orientale ha sempre protestato contro questa inserzione.
«Paradossalmente, dobbiamo ringraziare la Gestapo se Bonhoeffer ha scritto Vita comune. Infatti la polizia segreta, alla fine di settembre del 1937, aveva chiuso, insieme ad altri istituti della chiesa confessante, anche il «seminario per predicatori» e la fraternità di Finkenwalde, diretti da Dietrich Bonhoeffer, nel cui ambito un gruppo di pastori alle prime armi aveva cercato di praticare una «vita comune». In questo modo aveva indotto Bonhoeffer a mettere per iscritto le sue idee circa la vita di una comunità cristiana» (prefazione dei curatori al vol. 5 dell’Edizione critica delle Opere di Dietrich Bonhoeffer). Il pastore Bonhoeffer scrisse Vita comune nell’estate del 1938 e lo pubblicò l’anno dopo. Ne proponiamo alcuni brani.
da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).
La recente Settimana Sociale dei cattolici in Italia svoltasi a Trieste dal 3 al 7 luglio ha rilanciato l’importanza dell’opera dei credenti in politica, volta in particolare a difendere, sostenere e ampliare la nostra democrazia attraverso la partecipazione. Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI, nel suo recente volume Dare un’anima alla politica (San Paolo, 2024) ha riflettuto sul legame fra cattolici e politica. Il testo, a partire dal paradigma della fraternità e da alcune testimonianze di credenti impegnati in politica, invita a considerare la centralità della persona, la ricerca della pace e l’attenzione ai poveri e alle fragilità come linee guida per un rinnovato interesse alla cosa pubblica. Lo intervistiamo a partire dai contenuti del suo volume.
Oggi in tante parti del cristianesimo, e specialmente nel cristianesimo cattolico, è sentita la tendenza di avvicinarsi alla chiesa d’origine. Il seguente testo vuole indagare dove ci troviamo oggi e se riusciamo a ritornare alla chiesa d’origine e se questo ha senso nel nostro tempo.
In prima linea, in mezzo a tante emergenze, c’è il missionario Christian Carlassare, vescovo di Rumbek, che da quasi vent’anni condivide il travagliato cammino di questa terra. Compresa la violenza: nel 2021 un attentato lo ferì gravemente alle gambe. Ma il comboniano 46enne non si è lasciato scoraggiare: qui ci racconta la sua opera e quella della Chiesa sudsudanese per assistere la gente, promuovere l’istruzione dei giovani – in particolare le ragazze – e portare avanti un cammino di riconciliazione, unica via per un futuro di pace. Tra i servizi della puntata la storia della nazionale di basket sudsudanese, che volerà alle Olimpiadi di Parigi. I consigli di Finis Terrae: Il documentario For the Sake of Peace di Christophe Castagne e Thomas Sametin • For The Sake of Peace new clip offici… Il libro “Sud Sudan. Il lungo e sofferto cammino verso pace, giustizia e dignità”, di padre Daniele Moschetti https://www.ibs.it/sud-sudan-lungo-so… Le graphic novel “Farfalla kukupu, I colori dell’unione” e “Una notte di parole” realizzate dagli studenti dello IED di Milano con il supporto di Amref Health Africa https://www.ied.it/news/9-futuri-illu… L’opera di Jaiksana, attivista per i diritti umani e rapper sudsudanese https://www.jaiksana.com
da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.
Una signora senza fissa dimora ferma un vescovo e gli chiede di «incontrare il papa». Costui la ascolta con gentilezza, rispondendo però di non avere il potere di avvicinarla al pontefice.
Era ben informata, la donna: sapeva che fra qualche ora il santo padre sarebbe arrivato a Trieste. C’erano, però, le Forze dell’ordine: unico intralcio, a suo avviso, alla stretta di mano con Francesco.
In realtà, non lo incontra, se non a distanza di qualche chilometro in mezzo alle circa 9.000 persone che il 7 luglio hanno presenziato alla concelebrazione eucaristica in piazza Unità d’Italia.
Pubblichiamo le tre riflessioni bibliche e/o patristiche della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia – Trieste, 3-7 luglio 2024.
Sabino Chialà, Priore della Comunità di Bose: Nessuno è senza autorità (lectio su Mc 13, 33-37)
Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”.
Se guardi al futuro, e lo fai come Chiesa, devi avere coraggio. Un coraggio che non è prima di tutto forza di negazione. Il coraggio di negare non sempre è coraggio. Spesso è paura mascherata da coraggio. Guardare avanti con coraggio e senza paura vuol dire entrare nel gioco di luci dei segni dei tempi. Ospitare nel reale le cose nuove e mediante esse rileggere la tradizione in modo più ricco, più completo, più profondo. I tempi mandano segni a te, in quanto comunità di uomini e donne rigenerati dalla morte e dalla vita, dal dolore e dalla gioia. E i segni parlano nuovi linguaggi, che tu sei in grado di imparare, ma solo se avrai coraggio, se non ti lascerai paralizzare dalla paura.
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