Come leggere la Bibbia (una prospettiva ortodossa)

da Natidallospirito.com, spiritualità cristiana ortodossa.

Tutta la Scrittura è ispirata da Dio.

2 Tim 3:16

“Se un re terreno, il nostro imperatore,” scriveva San Tikhon di Zadonsk (1724-83), “ti scrivesse una lettera, non la leggeresti con gioia? Certamente, con grande esultanza, cura e attenzione.” Ma qual’è, egli chiede, la nostra attitudine verso la lettera che ci è stata spedita niente meno che da Dio stesso? “Ti è stata spedita una lettera, non da qualche imperatore terreno, ma dal Re dei Cieli. Eppure quasi disprezzi un tale dono, un tesoro senza prezzo.” Aprire e leggere questa lettera, dice San Tikhon, vuol dire entrare in una conversazione personale faccia a faccia con il Dio vivente. “Tutte le volte che leggi il Vangelo, Cristo stesso ti sta parlando. E mentre leggi, tu sei in preghiera e in conversazione con lui.”

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«Sentinella, quanto resta della notte?» (Is 21,11). Di Giuseppe Dossetti

da Dossetti.eu, “Studiare Dossetti” notizie, info, bibliografia, approfondimenti su Giuseppe Dossetti.

Commemorazione di Giuseppe Lazzati nell’ottavo anniversario della morte, Milano, 18 maggio 1994.

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«Il lavoro come ordinatore». Giovanni Bianchi, Raffaello Ciccone. Eremo e Metropoli, gli eBook gratuiti editi dai Circoli Dossetti

da Circolidossetti.it, Circoli Dossetti, eremo e metropoli.

Cos’è il lavoro? Il lavoro si è collocato nelle tecniche e nella quotidianità al seguito del mito del progresso infinito trasformatosi nel mito della crescita infinita.

 

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La carne dei poveri nella “Dilexi te”

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Il vissuto di chi sta ai margini delle logiche di profitto e di produzione è provocazione per i credenti a lasciarsi misurare da coloro nei quali Cristo sceglie di farsi incontrare e toccare. Da questa carne di Cristo affamata, malata, carcerata, i teologi sono sollecitati a suscitare pratiche capaci di azioni trasformatrici e inclusive. Le riflessioni che seguono sono di Marzia Ceschia, docente di Teologia spirituale presso la Facoltà teologica del Triveneto.

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La forma più antica del Rito Romano?

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Nell’omelia del 25 ottobre 2025, in san Pietro, a Roma, il cardinale Burke ha affermato:
“La Messa Pontificale di oggi è celebrata secondo la forma più antica del Rito Romano, l’Usus Antiquior. La Chiesa celebra il 18º anniversario della promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, con il quale Papa Benedetto XVI ha reso possibile la celebrazione regolare della Messa secondo questa forma, in uso sin dai tempi di san Gregorio Magno.”

Un’affermazione del genere, a una lettura attenta, rivela alcune inesattezze storiche e implicazioni teologiche fuorvianti, che meritano di essere chiarite.

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Sicurezza e certezza. La mia vocazione non è mai stata tranquilla. Un testo di p. David Maria Turoldo

La mia vocazione non è mai stata tranquilla, e non lo è neppure oggi. Infatti io non sono mai sicuro di me stesso. La sicurezza è una categoria che non mi appartiene; e spesso nei miei scritti io ho distinto tra sicurezza e certezza.
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Politiche della fraternità e Costituzione

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Il capitolo V dell’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco è dedicato alle politiche della fratellanza come tecnica volta a realizzare un’amicizia sociale capace di maneggiare in modo costruttivo e creativo la conflittualità che circola all’interno del corpo delle società umane. Le democrazie uscite dalle due grandi rivoluzioni moderne sono sostanzialmente imperniate sul binomio libertà-uguaglianza quali diritti esclusivi delle nascenti classi borghesi commerciali e imprenditoriali. In vario modo, dunque, la fraternità sembra essere la grande esclusa dall’esperimento democratico occidentale.

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Vedere le “cose nuove” dalla periferia. Discorso di papa Leone XIV ai partecipanti all’incontro mondiale dei movimenti popolari (23 ottobre 2025)

Il dialogo di papa Leone con i Movimenti Popolari, sulla scia del vivo interesse già manifestato dal suo predecessore, papa Francesco, denota la considerazione che la Santa Sede nutre nei loro confronti, tanto da definire di «importanza profetica» la loro presenza nella società.

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«12 luglio 1980». Una poesia di Primo Levi

Questi versi di Primo Levi sono un piccolo miracolo di verità e pudore.

Non c’è romanticismo artificiale, nessuna idealizzazione: solo due vite intrecciate nel tempo, con la fatica, la tenerezza e le cicatrici che ogni amore maturo porta con sé.

Levi parla alla donna che gli è accanto non come a un simbolo, ma come a una compagna reale — affaticata, impaziente, viva.

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«Chi non ama non predichi … ». Un testo di p. David Maria Turoldo

Chi non ama non predichi da nessun pulpito, da nessuna cattedra. Senza amore non c’è nessun magistero.
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Jean-Louis Ska: “La Bibbia non è il libro delle risposte”

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Oggi appare diffuso il desiderio di conoscere e approfondire la Bibbia, uno dei testi fondamentali all’origine della tradizione culturale occidentale. Ma la Bibbia per molti è anche un «Great Unknown Book», un grande libro sconosciuto. Le sue pagine, in realtà, non danno risposte, piuttosto contengono domande essenziali e stimolano percorsi di vita. Potenzialità e contraddizioni di queste dinamiche sono messe in evidenza dal biblista Jean Louis Ska (gesuita belga, emerito di Esegesi dell’Antico Testamento al Pontificio Istituto Biblico di Roma, attualmente direttore dell’Associazione ex alunni), nell’intervista rilasciata in occasione della sua presenza a Padova dove ha tenuto una lezione alle studentesse e agli studenti della Facoltà teologica del Triveneto (qui un resoconto).

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Un cattolicesimo postpapale?

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

C’è chi vorrebbe una parola più chiara di Leone XIV sulla Palestina, una più dura condanna della guerra, un interessamento maggiore verso Gaza; c’è chi lo vorrebbe a Kiev o a nella sua Chicago, dove la situazione si va via via facendo incandescente. C’è chi vorrebbe un intervento per affossare il sinodo, oppure per rilanciarlo. Insomma, su tanti temi, anche di stretta e tragica attualità, non pochi avrebbero il desiderio di un Leone XIV più incisivo. E pure io, lo confesso, a volte mi trovo in questa situazione…

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Quelli che vogliono essere più protestanti di Dio… Ooooh yes. Un testo di Fulvio Ferrario

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: “Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede”. Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le sue opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull’altare? Vedi: la fede agiva insieme alle opere di lui, e per le opere la fede divenne perfetta. E si compì la Scrittura che dice: Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia, ed egli fu chiamato amico di Dio.Vedete: l’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Così anche Raab, la prostituta, non fu forse giustificata per le opere, perché aveva dato ospitalità agli esploratori e li aveva fatti ripartire per un’altra strada? Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.

Gc 2, 14-26

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Voce e Parola. I podcast della Fondazione Carlo Maria Martini

da Fondazionecarlomariamartini.it, il sito della Fondazione che promove la conoscenza e lo studio della vita e delle opere del card. Carlo Maria Martini.

La sezione podcast offre la possibilità di ascoltare, attraverso la voce di Martini, di alcuni suoi collaboratori ed esperti, alcune delle azioni più originali dell’episcopato di Martini a Milano. Vengono presentati due diverse tipologie di percorsi: “Martini nella cultura del suo tempo” è un podcast che racconta, attraverso la voce del cardinale e di altri protagonisti, alcune delle iniziative più coraggiose e originali realizzate durante gli anni del suo servizio pastorale; le puntate di “In ascolto di Carlo Maria Martini” danno la possibilità di seguire – attraverso la voce stessa del cardinale – percorsi di riflessione su questioni sempre attuali del vivere sociale e itinerari di meditazione biblica.

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Fede e democrazia. La vicenda di don Lorenzo Milani

Nel giorno in cui ricorre il 58esimo anniversario dalla morte di don Lorenzo Milani, la 13esima puntata dei “Dialoghi dello Spirito” è dedicata proprio al prete di Barbiana e alla sua rivoluzione basata su due cardini: la fede in Dio e la Costituzione. Daniele Rocchetti ne parla con con Agostino Burberi, il primo “ragazzo” di Barbiana, Rosy Bindi, presidente del “Comitato nazionale per il Centenario della nascita di don Milani” e Raffaella Dispenza, Vicepresidente ACLI nazionali.

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Est Europa-Chiese: si consuma l’era Wojtyla

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Era il segnale di una rinnovata fiducia in sé stessi: l’Europa cristiana deve respirare «a due polmoni», secondo le celebri parole del papa polacco, Giovanni Paolo II. Entrambi i polmoni: quello romano-latino e quello slavo-bizantino. Un gesto significativo nella storia dello spirito, che ha riformulato la tesi recepita dei tre pilastri dell’Europa: l’antichità, il cristianesimo e la cultura germanica.

La caduta del comunismo nel 1989-1990, un trionfo nella visione di Giovanni Paolo II, segnò anche l’«ora zero» per le Chiese locali dell’Europa centrale e orientale. In molti luoghi, iniziò una ricostruzione sacrificale: spirituale, personale e materiale.

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Il Fascismo. Un testo di p. David Maria Turoldo

Un giorno mi trovavo alla loggia dei mercanti accanto alla piazza del Duomo, ad un raduno di giovani del ‘Littorio’. Vi parlavano Vigorelli, Magliano ed altri. C’era anche un famoso cieco di guerra, di cui non ricordo il nome, che spronava a correre alle armi. Intervenni anch’io, come obiettore. Il mio intervento era sulla necessità di riscoprire la propria coscienza. Ricordo la risposta di Vigorelli che disse: “Come al solito è ancora un prete a sorprenderci, con la sua predicaccia da confessionale”. Era la prima uscita “sulla piazza”. Così ho cominciato il mio sacerdozio di guerra (…).

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La Parola è la mia casa: [14/09/2025] Esaltazione S. Croce XXIV dom TO anno C

da Parrocchiechiurocastionetto.it, il sito della Comunità pastorale di Chiuro e Castionetto.

Dio non innalza simboli identitari di condanna e di disprezzo ma la croce di morte e risurrezione per amare e salvare

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 3,13-17)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

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Sulla tavola dei populisti

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

«Siamo quello che mangiamo» è un’affermazione del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach. L’affermazione non solo sottolinea come la nostra alimentazione influenzi profondamente la salute fisica e mentale, ma potrebbe essere estesa a idee e principi etici che ispirano mente, cuore e prassi di tutti noi.

Detto questo, la domanda è: cosa «mangiano» i leader politici e istituzionali che stanno determinando questa fase delicata e pericolosa della nostra storia? Scelgo di non fare nomi, non solo perché sarebbero diversi, ma anche perché il menù è condiviso, in quantità e modi diversi, a destra come a sinistra. Lungi da me l’affermare che i menù sono identici, ma solo il ricordare che i duri e puri esistono solo nella fantapolitica e ognuno ha colpe personali per cui non può scagliare pietre contro l’altro.

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La mistica integrale dell’insegnante e dell’insegnamento

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Tra riforme e controriforme, circolari e disposizioni il mondo della scuola è in continua ebollizione. Ciò è dovuto probabilmente all’incessante e repentino cambiamento dell’odierna società la quale invita a costanti riposizionamenti. Tuttavia di rado l’attenzione generale si concentra sull’ossatura fondamentale dell’istituzione scolastica rappresentata dal corpo docenti.

Quest’ultimi, ora ritenuti appartenenti al ceto impiegatizio, ora configurati al pari di professionisti delle più innovative pratiche didattiche, soffrono e subiscono l’incedere di una comunità nazionale che si ricorda di loro soltanto per gli episodi di cronaca o per i tagli alla spesa dedicata all’istruzione. Così, logorati dal precariato e da un sistema che con difficoltà riconosce il loro profilo fatto di professionalità e passione, in quanto categoria gli insegnanti italiani sporadicamente maturano percorsi tesi a generare nel nostro Paese una vasta e significativa rilevanza sociale, culturale e politica.

Si tratta di una questione che oltre a coinvolgere migliaia di lavoratori riguarda la crescita delle nuove generazioni e, pertanto, il volto e la consistenza dell’Italia nel presente e nel futuro. Un contributo per animare il dibattito su questo tema proviene dall’opera collettiva Lettera a una professoressa del 1967 voluta da quel don Lorenzo Milani che ancora oggi per molti docenti appare come un modello a cui ispirarsi.

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