Democrazia e diritti. Alcuni spunti dai discorsi del viaggio apostolico di sua Santità Francesco a Cipro e in Grecia

La perla

Incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico a Nicosia (Cipro)

Una perla, infatti, diventa quello che è perché si forma nel tempo: richiede anni perché le varie stratificazioni la rendano compatta e lucente. Così la bellezza di questa terra deriva dalle culture che nei secoli si sono incontrate e mescolate. Anche oggi la luce di Cipro ha molte sfaccettature: tanti sono i popoli e le genti che, con diverse tinte, compongono la gamma cromatica di questa popolazione. Penso pure alla presenza di molti immigrati, percentualmente la più rilevante tra i Paesi dell’Unione Europea. Custodire la bellezza multicolore e poliedrica dell’insieme non è facile. Richiede, come nella formazione della perla, tempo e pazienza, domanda uno sguardo ampio che abbracci la varietà delle culture e si protenda al futuro con lungimiranza. È importante, in questo senso, tutelare e promuovere ogni componente della società, in modo speciale quelle statisticamente minoritarie. Penso anche a vari enti cattolici che beneficerebbero di un opportuno riconoscimento istituzionale, perché il contributo che recano alla società attraverso le loro attività, in particolare educative e caritative, sia ben definito dal punto di vista legale.

Una perla porta alla luce la sua bellezza in circostanze difficili. Nasce nell’oscurità, quando l’ostrica “soffre” dopo aver subito una visita inattesa che ne mina l’incolumità, come ad esempio un granello di sabbia che la irrita. Per proteggersi reagisce assimilando quanto l’ha ferita: avvolge ciò che per lei è pericoloso ed estraneo e lo trasforma in bellezza, in una perla.

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Chi scrive la storia

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

“La storia è scritta dai vincitori” è un luogo comune molto diffuso ma pericoloso, spesso citato a sostegno di tesi negazioniste o per rivalutare il fascismo, oppure, nel migliore dei casi, utilizzato per mettere in dubbio a priori qualunque genere di ricerca storica. Ma tendenzialmente, a parte il fastidio che proviamo per l’uso distorto che ne viene fatto, tendiamo a prenderlo per buono. A mio parere, invece, oltre ad essere fastidioso e pericoloso è anche frequentemente falso.

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Il percorso spirituale di un polacco verso l’Ortodossia. Intervista di Tudor Petcu a Mateusz Blicharz

Tudor Petcu ci propone un’intervista al prete ortodosso polacco Mateusz Blicharz (Матеуш Бличарц).

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BarbaSophia – Epicuro (342 – 270 a. C.)

da BarbaSophia, il canale YouTube in cui il prof. Matteo Saudino spiega e racconta concetti e storia della filosofia.

Epicuro (in greco antico: Ἐπίκουρος, Epíkouros, “alleato” o “compagno, soccorritore”, in latino: Epicurus; Samo, 10 febbraio 341 a.C. – Atene, 270 a.C.) è stato un filosofo greco antico. Discepolo dello scettico democriteo Nausifane e fondatore di una delle maggiori scuole filosofiche dell’età ellenistica e romana, l’epicureismo, che si diffuse dal IV secolo a.C. fino al II secolo d.C., quando, avversato dai Padri della Chiesa subì un rapido declino, per essere poi rivalutato secoli dopo dalle correnti naturalistiche dell’Umanesimo, del Rinascimento e dal razionalismo laico illuminista.

1. Epicuro: la teoria del tetrafarmaco e la ricerca della felicità

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In difesa di Danilo Dolci. Di Piero Calamandrei, 1956

Pubblicato in “Quaderni di “Nuova Repubblica””, 4, 1956, p. 15, anche in “Il Ponte”, XII, 4, aprile 1956, pp. 529-544 e in Processo all’art. 4,”Testimonianze”, 8, pp. 291-316. Testo stenografico dell’arringa pronunciata il 30 marzo 1956 dinanzi al Tribunale penale di Palermo.

Il 2 febbraio 1956 Danilo Dolci, attivista della nonviolenza soprannominato Gandhi della Sicilia, veniva arrestato mentre guidava un gruppo di braccianti a lavorare nella Trazzera vecchia, una strada nei pressi di Partinico abbandonata all’incuria. Al commissario di polizia che era intervenuto per interrompere quello «sciopero alla rovescia», come venne chiamato, Dolci rispose che «il lavoro non è solo un diritto, ma per l’articolo 4 della Costituzione un dovere: che sarebbe stato un assassinio non garantire alle persone il lavoro, secondo lo spirito della Costituzione». L’accusa era di occupazione di suolo pubblico e resistenza a pubblico ufficiale: Dolci e i suoi vennero arrestati e processati. Piero Calamandrei si assunse la difesa di Danilo Dolci in un processo che destò l’interesse della nazione: l’opinione pubblica si mobilitò contro la polizia e il governo Tambroni, deputati e senatori intervennero con interrogazioni parlamentari, intellettuali italiani e stranieri (Silone, Parri, Pratolini, Carlo Bo, Sereni, Moravia, Fellini, Cagli, Mauriac, Sartre) si schierarono a fianco di Dolci. Ciò che avvenne intorno allo sciopero alla rovescia di Partinico, nelle piazze, sui giornali, nei tribunali, fu lo scontro sui modi opposti di considerare la legalità in Italia: la Costituzione, come regola vivente dei cittadini, contro la pratica dell’autoritarismo gerarchico, eredità fascista. Il “caso Dolci” si concluse con la condanna di Danilo e dei suoi “complici”, ma a distanza di 60 anni si può affermare che le autorità trascinarono alla sbarra non tanto il gruppo dei manifestanti, quanto la Costituzione stessa.

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Quale icona è utile presentare a una persona nel suo percorso di iniziazione cristiana

Kopirovskiy Alexandr è nato il 24 agosto del 1951. Nel 1972 si è laureato presso la Facoltà di Economia generale presso l’Istituto di economia nazionale Plekhanov di Mosca. Nel 1982 si è laureato presso la Facoltà della storia, Dipartimento di storia e teoria delle arti dell’’Università statale Lomonosov di Mosca. Nel 1974 – 1978 ha insegnato archeologia ecclesiastica all’Accademia teologica di Leningrado, contemporaneamente lavorando al museo centrale della cultura e arte russa antica di Andreï Roublev. Dalla fine degli anni 80 è catechista presso la comunità di padre Georgy Kochetkov. Dal 1992 insegna all’istituto Cristiano Ortodosso di San Filarete, dove si è laureato in teologia nel 1995. Nel 2002 ha ricevuto la laurea specialistica in Teologia con la tesi: “Corso di archeologia ecclesiastica presso l’istituto Cristiano Ortodosso di San Filarete (il concetto, il contenuto, la metodologia di insegnamento)”. È stato premiato con distintivo d’onore di santa Tatiana come «Mentore dei giovani». Attualmente insegna archeologia ecclesiastica ed estetica cristiana alla facoltà di teologica e religiosa estetica presso la facoltà di studi religiosi dell’istituto Cristiano Ortodosso di San Filarete. È autore di oltre 80 pubblicazioni teologiche, scientifiche e no, tra cui il manuale «Il tempio cristiano», ha partecipato a molti convegni e trasmissioni alla tv e al radio.

Quando una persona decide di vivere sul serio spiritualmente, quasi sempre viene attratta dall’arte iconografica classica. Perché in questo mondo, oggi ancor più che nel passato, si sente la mancanza di un’immagine, di un’icona. Però, paradossalmente, oggi ci sono troppe icone, sono troppo a portata di mano, vengono dipinte da chiunque voglia. La maggior parte queste icone sono brutte proprio perché sono diventate una produzione di massa, ma in compenso le cose antiche sono state riscoperte ed hanno ottenuto un rilievo e importanza particolare. Mi dispiace che nella chiesa si presti così poca attenzione a queste dinamiche. Sono molte le persone che apprezzano le icone e la loro profondità spirituale, ma lo fanno al di fuori della chiesa. Prima era quasi maleducato dire che le icone contenevano valori estetici, perché si pensava che fosse contrario alla loro provenienza ecclesiale e al loro valore spirituale. Adesso non è più così. Ultimamente penso sempre di più a come far sì che nelle nostre chiese si comincino a vedere le icone e non solo ad accendere le candele davanti ad esse.

Alexandr Kopirovskiy

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Messaggio per i tuoi 18 anni. La lettera dell’Arcivescovo di Milano Delpini ai diciottenni su partecipazione e responsabilità

da Chiesadimilano.it, il Portale della Diocesi Ambrosiana.

Che cosa vuol dire per un giovane oggi compiere diciott’anni a diventare maggiorenne? È il tema di una lettera che l’arcivescovo di Milano Mario Delpini ha scritto ai nati nel 1999 e nel 2000. Una generazione spesso criticata o peggio messa ai margini della società, considerata solo composta da potenziali clienti, viene messa al centro dell’attenzione dal Pastore di Milano. Perché sui 18enni si scommette per l’oggi e per la costruzione di un futuro diverso. Soprattutto un invito forte a non chiudersi nell’isolamento egoistico, piuttosto a diventare protagonisti nella società e nella Chiesa. A partire dalla partecipazione politica e all’esercizio del voto.

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Paganesimo e laicità

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano. Continua a leggere