Il presente studio si propone un’incursione analitica nelle strutture fondamentali del pensiero filosofico nipponico, seguendo l’articolazione tra la metafisica buddista di tipo Zen e le configurazioni etico-estetiche autoctone (Shinto).
Al di là di una semplice ricezione esotica, la filosofia giapponese si rivela come una decostruzione radicale del sostanzialismo occidentale. Attraverso concetti-chiave come Mu (il Vuoto primordiale), Wabi-Sabi (la metafisica dell’imperfezione) e Mono no Aware (il pathos della trasformazione), lo spazio nipponico propone un’ontologia della relazionalità pura, dove l’Essere non si definisce attraverso la permanenza, ma mediante una dinamica interconnessa e l’impermanenza (Mujo).
Parole chiave: Ontologia, Ermeneutica, Scuola di Kyoto, Mu (Vuoto), Wabi-Sabi, Impermanenza, Alterità.
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