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Non di solo pane vive l’uomo
Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 6, 51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Nella festa del Corpus Domini celebriamo il dono dell’Eucaristia, cuore della vita cristiana. Le letture di oggi ci aiutano a scoprirne tre grandi frutti: essa ci nutre con la Parola, costruisce la comunione e ci dona la vita eterna.
Nella prima lettura Mosè ricorda al popolo il cammino nel deserto e il dono della manna. Ma il vero insegnamento non riguarda il pane materiale: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di quanto esce dalla bocca del Signore». L’uomo ha fame di Dio, della sua Parola, del senso della vita. Per questo ogni Eucaristia inizia con la mensa della Parola. Cristo si dona anzitutto attraverso le Scritture proclamate e poi nel Pane eucaristico. La Parola illumina il cammino, apre il cuore alla fede, ci insegna a riconoscere la presenza di Dio nella nostra storia. L’Eucaristia realizza ciò che la Parola annuncia. Le due mense formano un unico banchetto preparato dal Signore. Tutti siamo chiamati a lasciarci raggiungere dalla sua Parola e a crescere nel desiderio di una comunione sempre più profonda con Lui e con la Chiesa.
La seconda lettura ci ricorda che il pane e il calice eucaristici sono comunione con Cristo. Nell’Eucaristia non ricordiamo semplicemente Gesù: il Signore risorto ci unisce realmente a sé e ci rende partecipi della sua vita. Da questa unione nasce anche la comunione tra noi. San Paolo dice: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, ben ché molti, un solo corpo». Non si tratta anzitutto di uno sforzo umano o di una nostra capacità di andare d’accordo. La comunione ecclesiale è prima di tutto un dono, frutto della grazia di Cristo che opera nel sacramento. È Lui che ci raduna, ci riconcilia e ci rende fratelli. Ogni Messa costruisce la Chiesa perché ci unisce sempre più al Signore e, in Lui, gli uni agli altri.
Infine il Vangelo ci presenta Gesù come il Pane vivo disceso dal cielo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna». Per Giovanni la vita eterna non è soltanto una promessa per il futuro. Comincia già oggi. È la vita vera, piena, che nasce dall’amicizia con Cristo e dal vivere come suoi discepoli. Chi si nutre di Lui riceve una forza nuova per amare, servire, perdonare e sperare. Ma il dono non si ferma qui. Gesù promette anche: «Io lo risusciterò nell’ultimo giorno». L’Eucaristia è il pane del cammino terreno e insieme il pegno della risurrezione futura.
Ecco allora il grande messaggio del Corpus Domini: Cristo continua a camminare con noi facendosi Parola che illumina, Pane che nutre, Presenza che unisce. Da Lui nasce la comunione della Chiesa e da Lui sgorga la vita eterna. Seguendo il Signore che si fa cibo per il suo popolo, impariamo a vivere già oggi della vita di Dio, in attesa del giorno in cui saremo pienamente uniti a Lui nel suo Regno.
Vi domando, fratelli e sorelle, che cosa vi sembra più importante: la Parola di Dio, o il Corpo di Cristo? Se volete rispondere bene, dovete senza dubbio dire che la Parola di Dio non è da meno del Corpo di Cristo. E allora, se poniamo tanta cura quando ci viene consegnato il Corpo di Cristo perché nulla di esso cada per terra dalle nostre mani, non dovremmo porre altrettanta attenzione perché la Parola di Dio, che ci è offerta, non sfugga dal nostro cuore, cosa che avverrebbe se stiamo pensando ad altro? Colui che avrà ascoltato con negligenza la Parola di Dio non sarà meno colpevole di colui che, per la propria negligenza, avrà fatto cadere a terra il Corpo di Cristo.
San Cesario di Arles