Gianni, un carissimo amico, mi ha detto; ti ho sentito più volte parlare di cattedra dei piccoli e dei poveri, mi vuoi spiegare che cosa vuoi dire con questa espressione? Gli ho risposto più o meno in questo modo.
Qualche volta mi dici che ti senti vecchio, che le forze accennano a diminuire, che c’è qualche vuoto nella memoria e altri guai del genere; esperienze che condivido. Queste cose le senti come negative, ed è evidente che lo sono, ma hanno anche un valore positivo di cui ci rendiamo conto se ci riflettiamo un po’ sopra. Certe diminuzioni ci fanno crescere: diventiamo più comprensivi e più pazienti con gli altri e con i loro limiti, giudichiamo di meno, sentiamo di più il bisogno di essere aiutati dagli altri. Ma penso che la crescita più importante stia nel fatto che sentiamo il bisogno di un Altro che non abbia i nostri limiti e soprattutto che ci voglia bene cosi come siamo. L’esperienza della debolezza, del nostro essere fragili e bisognosi di aiuto, ci fa crescere, è per noi sorgente di sapienza. Per questo parlo di cattedra dei piccoli e dei poveri.
C’è poi un’altra esperienza che hai fatto tante volte. Qualcuno è colpito da una disgrazia: la perdita di una persona cara, una malattia grave, un guaio economico, uno stato di depressione. E tu, di slancio o dopo averci pensato su, decidi di avvicinarti a questa persona e cerchi di dargli una mano. Non passa molto tempo che ti dici: è più quello che ho ricevuto che quello che ho dato: anche questa è cattedra dei piccoli e dei poveri.
In una comunicazione telefonica Francesca mi ha parlato dei rischi che incombono su di lei e sulla sua famiglia e di come lei cerchi di prevenire e far fronte. Ma ora si sente molto stanca. Altri dovrebbero tirare la carretta insieme a lei ma non lo fanno e si limitano a criticare quel che fa lei e ad aspettare inconsciamente che arrivino i guai. Le ho detto di avere pazienza e tenere duro, accettando di faticare anche per gli altri.
Ripensando a questa telefonata mi è parso che Francesca si trovasse veramente in una condizione di gran difficoltà, che avesse un’esperienza di piccola e di povera e che tale esperienza, sopportata fiduciosamente, l’avrebbe fatta crescere molto nella vera sapienza. Sente la sua impotenza e la limitatezza degli altri che pesa su di lei. È un’esperienza di tante negatività che si intrecciano e in qualche modo convergono su di lei. Ma è un’esperienza che può portare a una grande sapienza: ci si rende conto di come siamo fatti, di come è fatta la vita sociale, di come va il mondo, di quante storture si aggrovigliano. E cadono cosi le ultime illusioni di sufficienza umana. È la cattedra dei piccoli e dei poveri: piccola Francesca che si sente stanca, piccoli quelli che stanno a guardare, piccola la famiglia che va incontro ai guai, piccola la società.
Cristian è tornato da scuola con un due in italiano orale, un po’ abbattuto, cosa che accade in lui molto di rado. Mi è sembrato anche un po’ cresciuto. Quando racconta con entusiasmo, grazie a Dio sempre più contenuto, i suoi sogni per l’avvenire e le sue imprese del presente, mi sembra tanto inconsistente, in balia degli altri e della moda. Oggi, finalmente, qualche segnale di maturazione grazie ad una esperienza di piccolezza valutata 2/10. Del resto io ho sempre molto da imparare da lui, dalla sua semplicità, dalla sua sincerità e dalla sua disponibilità. È la cattedra dei piccoli e dei poveri che si articola e funziona in più direzioni.
Di questi fatti ne potrei raccontare tanti: sono nella quotidianità della mia vita di uomo, di cristiano e di prete. Chiunque penso potrebbe raccontare tante di queste esperienze che mettono in luce come in ciò che è ritenuto negativo ci siano grandi valori positivi.
Ma questi fatti non sembrano interessanti perché non hanno nulla di straordinario, non potrebbero dare o trovare posto nelle cronache dei giornali. Forse qualcuno si è meravigliato che io abbia iniziato un libro su un tema originale con dei piccoli fatti tanto comuni.
Eppure sono fatti pieni di significato e, se ci pensiamo su, capaci di sconvolgere il nostro modo di valutare le cose e quindi la nostra vita: in essi il negativo diventa positivo e, in qualche misura, il positivo diventa negativo.
La straordinarietà di questi fatti si raddoppia. I fatti sono straordinari ed è straordinario che in genere non ci si accorga che essi sono straordinari, perché non si riconosce la cattedra dei piccoli e dei poveri.
Cosi un’immensa-realtà rimane inesplorata e le più grandi risorse non vengono valotizzate e sfruttate.