I Subbotnik lottano per la loro Aliyah: chi sono e perché rischiano di scomparire

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Il termine ‘subbotnik’ nasce tra il XVIII e il XIX secolo per descrivere un gruppo di cattolici ortodossi della Russia meridionale che decide di adottare alcuni precetti ebraici, specialmente il sabato (in russo Subbot, da cui “Subbotniks”). Il termine venne usato per descrivere omogeneamente un gruppo di fatto piuttosto eterogeneo. Alcuni dei subbotniks si avvicinarono solamente al Sabato, mentre altri si convertirono di fatto all’ebraismo aderendo a tutti i precetti più ortodossi.

Questi adottarono il nome di “gerim”, che in ebraico sta per ‘convertiti’. Professando apertamente l’ebraismo nel contesto della Russia zarista, attirarono l’attenzione dello zar Alessandro I, che nel 1817 perseguì i Subbotnik ordinandone la deportazione in Siberia.

I sopravvissuti ristabilirono dei nuclei ebraici nell’area, resistendo alle persecuzioni della Russia sovietica. Negli Anni 20 ad esempio il rav Chaim Lieberman fu inviato per assistere i Subbotnik nella fondazione di una macelleria kosher e di un’infrastruttura a supporto della vita ebraica.  Lieberman fu poi ucciso nel 1937 per aver promosso l’ebraismo. In seguito anche la Germania nazista perseguì i Subbotnik per la loro ebraicità, così come la Russia di Stalin.

Molti Subbotnik emigrarono in Israele per sopravvivere alle persecuzioni, tanto che diverse figure della storia ebraica moderna vantano un passato ‘subbotniko’, come per esempio il fondatore dell’Hashomer, Alexander Zaid.  Dal 2003 tuttavia il loro diritto alla cittadinanza israeliana secondo la Legge del Ritorno è in sospeso.

Perché i Subbotnik non sono più riconosciuti come ebrei?

La migrazione dei Subbotniks verso Israele ha inizio già nei primi del ‘900 e si intensifica dopo la caduta del muro di Berlino. Una migrazione che viene prima bloccata dal Ministero degli Interni israeliano e in seguito anche dal Gran Rabbinato d’Israele. La questione di fondo è che le origini dei Subbotnik non siano sufficientemente chiare per stabilire lo status ebraico del gruppo.

Nella realtà dei fatti, i subbotnik sono un gruppo piuttosto diversificato. In un articolo apparso su Forward di Maxim Edwards viene sottolineato come la lingua russa mantenga una distinzione linguistica tra ‘evrei’, ebrei etnici, e ‘judei’, Secondo le interviste di Edwards in Armenia, molti subbotnik della zona tengono a sottolineare di essere judei, mantenendo alcune tradizioni proprie come il rifiuto dell’ebraico nella liturgia. “Siamo Subbotnik, non evrei”.

Le interviste di Michael Freund riportano invece una storia diversa. Freund, fondatore e direttore di Shavei Israel, un’organizzazione che assiste le ‘tribù perdute’ nel conseguimento della cittadinanza israeliana, racconta la storia dei Subbotnik in più articoli in suo testo per il Jerusalem Post, chiedendo al governo israeliano di accettare le richieste di asilo dei Subbotnik.

Ciò che rende in ogni caso complicata la vicenda dei Subbotnkis è l’interruzione improvvisa della loro migrazione. Grigorenko spiega: “I miei parenti bramano l’arrivo in Israele, aspettano una notizia ogni giorno, e sono sconvolti dall’atteggiamento del governo. Non capiscono perché nonostante siano ebrei da generazioni, che hanno lottato contro ogni persecuzione, non abbiano il permesso di emigrare”. Infine, in un articolo di Tchumin, un giornale halachico,  si trova una pubblicazione di Rabbi Pinchas Goldschmidt in cui difende l’ebraicità dei Subbotnik, concludendo che “voltare le spalle a questa comunità e lasciarla al proprio destino ne comporterebbe la scomparsa nel giro di pochi anni”.  

Micol Sonnino

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