I cristiani e l’impegno sociale e politico oggi: essere “popolari” non populisti

Dice un bellissimo testo dei primi secoli del cristianesimo, la cosiddetta Lettera a Diogneto:

«[I cristiani] vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera».

Che il cristiano non possa rinunciare al suo diritto-dovere di partecipare alla promozione del bene comune e debba avere a cuore il destino della società in cui vive, credo sia pacifico ed chiaro. L’inaccettabile alternativa è rinchiudersi in un antievangelico individualismo o ritirarsi in uno spiritualismo sterile. Come possa fare ciò il parrocchiano che non ha un particolare “pallino” per sociale e politica nel complicato mondo contemporaneo è molto meno evidente. Con uno slogan: partecipare consapevolmente e avere a cuore i destini del mondo si deve … ma si può?

Provo a mettere in fila qualche spunto che possa aiutare ed orientare in questo difficile compito:

* Una doppia appartenenza: al popolo italiano e al popolo di Dio

Il cristiano è cittadino di una nazione (nel nostro caso dell’Italia) e in quanto tale partecipa alla vita pubblica. Ma appartiene anche ad un’altra comunità, la Chiesa, il popolo di Dio … essere cristiani non è un dato culturale e nazionale, come la lingua, le tradizioni o il tipo di alimentazione, ma è l’appartenenza ad un popolo di fratelli fatto da tanti popoli provenienti da ogni terra.

* L’individualismo è il contrario di popolo e di Chiesa (che significa assemblea, comunità)

Siamo dentro un sistema socio-economico che ci vuole sempre più divisi e individualisti, in conflitto ed egoisti perché più si è soli e preda di ogni paura più si consuma … da sempre i buchi che le persone hanno dentro si cerca invano di riempirli da fuori con soldi, potere, status symbol vari … Diventa indispensabile per chi vuol essere discepolo di Cristo saper vedere con occhio critico le modalità individualiste e consumiste di vivere la vita quotidiana e sociale, l’informazione, gli affetti, perfino la fede e resistere ad esse; individuare e proporre stili innovativi o già collaudati da secoli più solidali e condivisi che aiutino a riscoprire la comunità e l’impegnarsi insieme per il bene di tutti.

* Generatività contro consumismo

In questi ultimi decenni ci hanno insegnato a valutare le scelte politiche, sociali ed economiche unicamente in base al tornaconto e all’interesse personale, ci hanno detto che è normale e alla fin fine giusto che sia così … se hai i soldi hai potere di consumo su qualunque cosa perché tutto, dai beni ai servizi, dai favori clientelari alle cariche istituzionali, dalle esperienze alle relazioni, si può comprare, afferrare, scartare, consumare e poi buttare via. Il cristiano coerente allo stile di Cristo e al Vangelo non ha come criterio il prendere dal mondo ma il dare, il generare vita, relazione, felicità, lavoro, comunità.

* Non aver paura della fatica della complessità e dei tempi lunghi

In una società dove la comunicazione rincorre gli schemi semplicistici noi-loro, amico-nemico, bianco-nero e parla alla “pancia” della gente, alle sue pulsioni egoistiche e all’emotività a breve termine con slogan e polemiche vuoti ma con tanti effetti speciali, il cristiano deve avere il coraggio di affrontare la fatica dei tanti colori della complessità dove non tutto il giusto è da una parte e non tutto lo sbagliato è dall’altra, il lavoro duro dell’immergere la testa nei contenuti per arrivare al cuore delle questioni e dei problemi, il passo graduale di chi sa che per cambiare davvero le cose ci vuole tempo.

* Non si vota solo con le elezioni e con i referendum ma con lo stile della vita quotidiana

Democrazia significa “governo del popolo”. E come governa il popolo? Certamente con gli strumenti istituzionali della partecipazione: il voto per indicare da chi farsi rappresentare o per esprimere una decisione su una legge o una riforma, lo sciopero per comunicare un proprio bisogno o una propria richiesta non riconosciuti o non accolti. Occorre allora che il cittadino, cristiano e non, sappia individuare e criticare le zone grigie delle istituzioni e della società che non rispondono a questi criteri di governo del popolo … per esempio le molte dinamiche economiche che determinano le politiche nazionali e sovranazionali e le tante inerzie dovute a burocrazia e corruzione che impediscono di governare con efficienza e trasparenza. Ma oltre a voto e sciopero ognuno di noi esprime la propria idea di mondo attraverso ogni scelta, dalla spesa al supermercato al modo di smaltire i rifiuti di casa, dal modo di trascorrere il tempo libero all’educazione dei figli … Il “governo del popolo” si esprime con la vita quotidiana del popolo.

* Essere “popolari” non populisti

Oggi molti dicono di essere dalla parte della gente e di parlare come la gente … in realtà assecondano, amplificano e deformano come in una caricatura le pulsioni egoiste e individualiste della massa (la cosiddetta “pancia”), disgregando la società e rendendo le persone più sole e preda di paure e finte compensazioni consumiste. L’unico antidoto a questo populismo è l’essere “popolari”, cioè autenticamente con il popolo e dalla parte del popolo, attivi nel promuovere ciò che costruisce e integra la società e le comunità, nel tessere relazioni tra i diversi culturalmente e religiosamente dentro l’Italia plurale e nel difendere i diritti dei poveri e degli ultimi della società.

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